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Reinfezione Covid, dopo quanto avviene e perché in poco tempo?

La reinfezione del Covid può avvenire anche dopo alcune settimane. Come mai? Scopriamo cosa dice la scienza in questo articolo

L’emergenza sanitaria globale causata dalla pandemia di Covid ha portato alla luce molteplici sfaccettature del virus SARS-CoV-2, incluso il fenomeno della reinfezione. Mentre il mondo continua a navigare in questa sfida senza precedenti, emergono nuove domande e preoccupazioni, in particolare sulla possibilità di reinfezione. Questo articolo esplora i recenti sviluppi e le conoscenze scientifiche relative alla reinfezione da Covid, offrendo un’analisi approfondita e accessibile a tutti coloro che cercano risposte.

Dopo quanto tempo c’è la reinfezione da Covid nel 2024?

Il Covid continua ad avere misteri da svelare, come nel caso della reinfezione. Se a inizio pandemia ci sembrava che la reinfezione avvenisse dopo diverso tempo, nel 2023 sono stati segnalati casi in cui la insorgeva anche dopo poche settimane.

Il concetto di reinfezione si riferisce al fenomeno per cui un individuo, dopo essere guarito da una prima infezione da Covid, contrae nuovamente il virus. Inizialmente, si riteneva che l’immunità post-infezione offrisse una protezione duratura anche contro i nuovi contagi, ma con il passare del tempo e l’emergere di nuovi dati, è diventato chiaro che la reinfezione può verificarsi, talvolta anche a pochi mesi di distanza dal primo episodio.

Questo discorso però deve tenere in considerazione che la durata dell’immunità post-infezione è variabile e dipende da diversi fattori, tra cui l’età del soggetto, le condizioni di salute (se ad esempio è considerato un paziente fragile) e la gravità della prima infezione. Dunque a oggi non esiste un dato specifico ci dica dopo quanto tempo insorge la reinfezione da Covid.

“Una volta che hai avuto il Covid – spiega il Centers for Disease Control and Prevention – il tuo sistema immunitario risponde in diversi modi. Questa risposta immunitaria può proteggerti dalla reinfezione per diversi mesi, ma questa protezione diminuisce nel tempo. Le persone con un sistema immunitario indebolito che contraggono un’infezione possono avere una risposta immunitaria limitata o assente”.

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Il ruolo delle varianti nelle reinfezioni da Covid

Un fattore chiave che contribuisce alla complessità delle reinfezioni da COVID-19 è la diffusione delle nuove varianti del virus: a oggi quelle poste sotto la lente d’ingrandimento degli esperti sono Kraken, Pirola, Eris e la recente JN.1. Il SARS-CoV-2, come tutti i virus, muta nel tempo, portando allo sviluppo di nuove varianti che possono avere caratteristiche diverse, inclusa la capacità di eludere la risposta immunitaria.

Queste varianti, che al momento però non hanno dimostrato di causare una maggiore severità della malattia, hanno mostrato la capacità di reinfezione in individui precedentemente infettati da una versione precedente del virus. Ad esempio, uno studio racconta che una donna di 31 anni completamente vaccinata, risultò positiva prima alla variante Omicron e, dopo 20 giorni, alla variante Delta.

“Questo caso evidenzia il potenziale della variante Omicron di eludere la precedente immunità acquisita sia da un’infezione naturale con altre varianti che da vaccini – ha affermato la dottoressa Gemma Recio, una delle autrici della ricerca – Tuttavia, sia la precedente infezione con altre varianti che la vaccinazione sembrano proteggere parzialmente dalla malattia grave e dal ricovero ospedaliero nei soggetti affetti da Omicron”.

Secondo l’Office for National Statistics, dal 20 dicembre 2021 al 3 settembre 2022 il rischio di reinfezione con la variante Omicron era cinque volte superiore rispetto a quando era dominante la variante Delta: ciò fa supporre che la capacità del Covid di reinfettare dipende anche dalle caratteristiche della variante.

In questo caso il primo pensiero va alla variante JN.1, la quale recentemente è stata classificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come variante di interesse poiché, nonostante il rischio basso, ha il potenziale per aumentare i contagi durante Natale. Che in questo quadro andranno considerate anche le reinfezioni? Domanda al momento senza risposta. I ricercatori stanno monitorando attentamente queste varianti per comprendere meglio il loro impatto sulla dinamica della pandemia e sulla possibilità di reinfezione.

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Il ruolo dei vaccini contro la reinfezione da Covid

I vaccini oggi disponibili proteggono dallo sviluppo della malattia grave del Covid, meno invece riguardo ai contagi. Sappiamo già da tempo infatti che i vaccini non sono stati creati per proteggere sistematicamente dalla possibilità di contagio, ma per permettere di rallentare la malattia. Nel corso del tempo però è stato anche dimostrato che l’immunità collettiva poteva anche rallentare la diffusione del virus.

L’emersione delle nuove varianti però ha leggermente scombinato questo principio, proprio perché le mutazioni sulla proteina Spike potrebbero risultare determinanti per scavalcare il muro della nostra immunità. Ma non è l’unico fattore che rende complicata la ricerca delle cause di reinfezione: la nuova campagna vaccinale 2023, con vaccini aggiornati, sta andando particolarmente a rilento, e questo potrebbe determinare un calo dell’immunità generale.

In conclusione, la reinfezione da COVID-19 è un fenomeno complesso influenzato da molti fattori, tra cui l’immunità individuale e l’emergere di varianti del virus. Mentre la scienza continua a progredire nella comprensione di questo virus e nella ricerca di soluzioni efficaci, è fondamentale che le persone continuino a seguire le linee guida sanitarie pubbliche, si vaccinino quando possibile e rimangano informate sulle ultime scoperte. Solo attraverso un approccio collettivo e informato possiamo sperare di superare le sfide presentate da questa pandemia in continua evoluzione.

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Ultima modifica: 23/01/2024

Angelo Andrea Vegliante

Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.