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Wheelchair Billiards, intervista: “Vogliamo sia sport paralimpico”

Abbiamo incontrato Luca Bucchi, uno dei fondatori del Wheelchair Billiards, che ci ha raccontato le tappe fondamentali di questo sport

Il Wheelchair Billiards nasce da una semplice quanto esigenza: renderla una disciplina paralimpica. È quanto abbiamo appreso tempo fa incontrando a Roma Luca Bucchi, uno dei fondatori del movimento.

“Insieme a Roberto Dell’Aquila – ci racconta Luca -, ci chiedemmo per quale motivo il biliardo in carrozzina non fosse una specialità. Quindi decidemmo di tentare di far diventare paralimpico questo sport”.

Perché far diventare il Wheelchair Billiards uno sport paralimpico?

Fin da subito, Luca Bucchi ci spiega alcune delle potenzialità che la disciplina otterrebbe da un certificato paralimpico o federale: “Significa permettere a tantissima altra gente di approcciare al biliardo come pratica sportiva”. Ma non solo, in quanto gioverebbe anche sul piano economico, con risorse che potrebbero essere investite in progetti paralleli. Basti pensare, ad esempio, “alle scuole di biliardo”, come suggerisce Bucchi. 

Quali sono le specifiche tecniche del Wheelchair Billiards?

Ci teniamo a sottolinearlo: le regole del Wheelchair Billiards sono identiche al gioco del biliardo per normodotati. Tuttavia, sussistono delle differenze. Per esempio, “i disabili giocano almeno a 60 centimetri più in basso rispetto ai normodotati. Questo vuol dire avere una visione delle traiettorie molto diversa e complessa”.

In aggiunta, non dimentichiamo che l’ampiezza del tavolo può risultare proibitiva per l’atleta disabile. Immaginatevi, ad esempio, il momento in cui la pallina bianca si ferma al centro del tavolo. In suo aiuto, comunque, c’è il rastrello, che però “pregiudica la precisione che si può avere”. 

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Sì, stiamo parlando di sport

Il retaggio culturale comune parla non inquadra il biliardo come di uno sport a tutti gli effetti. Luca Bucchi, invece, ci aiuta a comprendere perché bisognerebbe trattarlo come tale, in particolar modo nel campo della disabilità. Sul piano fisico, per esempio, c’è una grande pressione da parte di chi siede su carrozzina, visto che deve girare per ore attorno al tavolo.

Il tutto, ovviamente, accompagnato all’aspetto mentale: strategie, previsione di tiro e via discorrendo. E poi, c’è un livello d’inclusione molto forte. Bucchi, infatti, ci confida che l’obiettivo del Wheelchair Billiards è realizzare partite miste tra normodotati e disabili.

La speciale inventiva di Luca Bucchi per il Wheelchair Billiards

Durante la chiacchierata, rimaniamo colpiti dalla stecca da gioco di Bucchi, che presenta un’impugnatura particolare. “È una mia invenzione”, ci rivela. A causa della tetraplegia, la pinza della sua mano infatti non funziona correttamente. Dunque, per fare in modo che possa tranquillamente giocare, lui stesso ha creato “questa forchetta” che permette alla sua mano di tenere saldamente la stecca. Tutto ciò in nome dello sport.

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Ultima modifica: 26/10/2020

Angelo Andrea Vegliante

Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.