Scienza

Sindrome ADHD, cos’è il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività

La Sindrome ADHD è un disturbo neurobiologico ad esordio infantile caratterizzato da livelli di inattenzione, impulsività e iperattività.

La Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività o Sindrome ADHD è un disturbo neurobiologico ad esordio infantile caratterizzato da evidenti livelli di inattenzione, impulsività e iperattività. Spesso persistono anche nella fase adolescenziale e in età adulta. Si ritiene che interessi circa il 6-7% dei giovani al di sotto dei 18 anni di età. È diagnosticata circa tre volte più spesso nei maschi rispetto che nelle femmine. In Italia si stima che colpisca circa l’1% degli studenti fra i 6 e i 18 anni.

Le cause della sindrome ADHD

La Sindrome ADHD è un disturbo eterogeneo e complesso che nel 70-80% dei casi si presenta associato ad altri disturbi del comportamento o di condotta. Sebbene una specifica causa dell’ADHD non sia ancora nota, la maggior parte dei ricercatori è d’accordo sul fatto che alla base della condizione possa esistere una causa di origine genetica.

L’ADHD infatti non è un disturbo dell’attenzione in sé ma sarebbe causato da alterazioni a carico di alcune zone specifiche del cervello che regolano l’attenzione (corteccia pre-frontale, parte del cervelletto e alcuni gangli della base, ammassi di cellule nervose situate in profondità nel cervello) e che risultano di dimensioni ridotte nei soggetti con ADHD. La corteccia pre-frontale destra, ad esempio, è coinvolta nella programmazione del comportamento, nella resistenza alle distrazioni e nello sviluppo della consapevolezza di sé e del tempo.

Studi sui gemelli, inoltre, hanno dimostrato che l’ADHD presenta un alto fattore ereditario. Esistono anche fattori non genetici collegati al disturbo:

  • nascita prematura;
  • l’uso di alcol e tabacco da parte della madre (la nicotina causa ipossia nel feto);
  • l’esposizione ad elevate quantità di piombo nei primi anni di vita;
  • infezioni contratte dalla madre nel periodo pre-peri e post natale;
  • lesioni cerebrali.

Sintomi dell’ADHD nei bambini: come riconoscerlo?

In circa la metà dei bambini ai quali è stata diagnosticata la Sindrome ADHD i sintomi persistono anche in età adulta. La sintomatologia in età adolescenziale e adulta spesso differisce da quella dei bambini grazie ai processi di socializzazione che, nel corso degli anni, l’individuo ha sviluppato.

I sintomi che caratterizzano il bambino con ADHD non sono altro che la conseguenza dell’incapacità dell’individuo di controllare le proprie risposte nei confronti dell’ambiente. Questi bambini, infatti, non sono in grado di filtrare le molteplici informazioni che giungono in ogni attimo della giornata, e quindi di focalizzare la propria attenzione su un singolo compito specifico.

Così le difficoltà di varia natura (sociali, scolastiche e familiari) che il bambino accumulerà nella propria esperienza di vita (e che per certi aspetti sono del tutto inevitabili) favoriranno lo sviluppo di comportamenti agitati, oppositivi, provocatori e talvolta aggressivi. Uno studio del 2009 ha inoltre rilevato che i bambini con Sindrome ADHD sono molto agitati perché questo li aiuta a focalizzare la propria attenzione su un determinato compito. In linea generale, riconosciamo le seguenti caratteristiche:

  • La disattenzione (o facile distraibilità) si manifesta in genere come scarsa cura per i dettagli, facilità a dimenticare le cose, difficoltà a portare a termine un’attività e a concentrarsi su una cosa, dimenticare di svolgere anche attività importanti;
  • Sintomi dell’impulsività: difficoltà a stare fermi anche da seduti, essere sempre in azione, incapacità di procrastinare nel tempo la risposta ad uno stimolo interno o esterno, incapacità di valutare le conseguenze delle proprie azioni (spesso si lasciano coinvolgere in attività pericolose senza avvertire realmente la presenza del pericolo);
  • L’iperattività: incapacità a stare fermi, essere molto impazienti, avere difficoltà ad attendere qualcosa che si vuole o il proprio turno di gioco, parlare senza sosta.

All’ADHD possono accompagnarsi altri disturbi che possono complicare notevolmente la diagnosi ed il trattamento. I disturbi più frequentemente associati con l’ADHD sono:

  • Disturbo oppositivo-provocatorio e disturbo della condotta (caratterizzati da comportamenti antisociali);
  • Disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia, discalculia, disortografia, disgrafia, ecc.);
  • Sindrome della gambe senza riposo (spesso dovuta alla carenza di ferro–anemia);
  • Disturbi del sonno;
  • Con minore frequenza: disturbo borderline di personalità, disturbi dell’umore (soprattutto bipolare e disturbo depressivo maggiore), disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo.

ADHD negli adulti

I sintomi della sindrome dell’ADHD possono proseguire fino all’età adulta, e le caratteristiche tipiche che possiamo riscontrare sono:

  • disattenzione cronica e incapacità di mantenere a lungo attiva l’attenzione;
  • agitazione e impulsività;
  • scarse capacità sociali;
  • labilità emotiva e frustrazione;
  • disorganizzazione e incapacità di essere soddisfatti della propria quotidianità.

ADHD: test e diagnosi

Tra i 3 ed i 6 anni non è semplice effettuare diagnosi di ADHD. Molti bambini, infatti, sono iperattivi, hanno un gioco prevalentemente motorio e sono litigiosi senza però sviluppare mai questo tipo di disturbo. Più di frequente, invece, la prima diagnosi avviene durante la scuola elementare (6-11 anni), quando cominciano ad emergere quelli che sono dei veri e propri sintomi distintivi del disturbo.

Ad occuparsi della diagnosi di ADHD è in genere un medico specializzato in neuropsichiatria infantile. Secondo il DSM IV, per effettuare diagnosi di ADHD è necessario:

  1. che i sintomi chiave della sindrome siano presenti per almeno 6 mesi, abbiano fatto la loro comparsa prima dei 7 anni e si manifestino in più di un contesto di vita del bambino (scuola, famiglia e società);
  2. valutare sempre il livello cognitivo del bambino e la sua capacità di comunicare.

La diagnosi di ADHD è essenzialmente clinica. Si basa sull’osservazione e sulla raccolta di informazioni fornite da fonti multiple e diversificate quali genitori, insegnanti, educatori. Il disturbo va sempre differenziato dalla vivacità fisiologica e dalle condizioni legate esclusivamente a contesti sociali svantaggiati, a esperienze traumatiche e a modelli familiari impulsivi.

Quali sono le cure della sindrome di ADHD

Il trattamento dell’ADHD si basa essenzialmente sulla combinazione di diversi fattori, quali:

  • terapie comportamentali;
  • cambiamenti dello stile di vita;
  • interventi clinico-psicologici;
  • farmaci.

Questo approccio multi-modale risulta efficace poiché, pur avendo l’ADHD una natura organica, non può essere trattato unicamente con un intervento di tipo farmacologico. Anche perché andrebbe ad agire esclusivamente sui ‘sintomi principali’ del disturbo, con la possibilità di andare a trascurare le problematiche relative alla scarsa autostima ed alle scarse competenze sociali e relazionali.

La terapia farmacologica associata a quella comportamentale ha dimostrato di essere il binomio migliore per il trattamento dell’ADHD in termini di costi-benefici. È bene evidenziare, però, che il ricorso ai farmaci non è raccomandato per bambini in età prescolare, poiché non si riconoscono gli effetti a lungo termine di questa terapia.

Il coinvolgimento dei genitori nel percorso di cura del bambino/adolescente ADHD è fondamentale per favorire la comparsa di comportamenti positivi. Di notevole importanza risulta anche la partecipazione degli insegnanti, la quale mira a favorire l’autoregolazione, l’autocontrollo e l’autoconsapevolezza dei propri comportamenti nel bambino/adolescente ADHD all’interno dell’ambiente scolastico.

Ultima modifica: 07/05/2021

Redazione - Ability Channel

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