I flussi migratori fanno parte della realtà contemporanea. Ma dentro questo fenomeno esiste una condizione ancora poco visibile: quella delle persone migranti con disabilità, esposte a una doppia fragilità che spesso si traduce in discriminazione intersezionale.
Le cause sono diverse e spesso si sovrappongono:
Un fenomeno che mostra quanto la disabilità non possa essere separata dal contesto sociale, culturale ed economico in cui una persona vive.
E’ una forma di discriminazione che nasce dall’incrocio di più fattori di svantaggio. Non riguarda una sola caratteristica della persona, ma più dimensioni che si sovrappongono, amplificando le difficoltà e le disuguaglianze.
Il termine è stato introdotto dalla giurista statunitense Kimberlé Crenshaw alla fine degli anni ’80, per descrivere come razza, genere e altre condizioni sociali possano interagire tra loro creando forme di discriminazione più complesse.
Così quando disabilità e migrazione si intrecciano, le difficoltà non si sommano soltanto ma si amplificano comportando ostacoli maggiori nell’accesso a:
Noi abbiamo già affrontato il tema dei diritti e delle barriere sociali in diversi approfondimenti, come quello sul diritto di voto delle persone con disabilità.
Oppure nell’articolo dedicato alle difficoltà concrete di accesso ai servizi scolastici:
terapisti in classe: stop ai blocchi delle scuole
Uno dei principali limiti è la mancanza di dati ufficiali.
Il report FISH “Migranti con disabilità. Conoscere i dati per costruire le politiche” evidenzia come in Italia manchi ancora una lettura strutturata del fenomeno.
Senza dati chiari diventa difficile costruire politiche efficaci e servizi adeguati.
Sul territorio per i migranti con disabilità emergono criticità evidenti:
Orientarsi nel sistema di welfare può diventare estremamente complesso:
Un problema che riguarda anche il modo in cui la società guarda alla persona con disabilità nel suo complesso. Un tema che abbiamo affrontato nell’articolo Affettività, autonomia e diritti: quando la disabilità riguarda tutta la società e in quello dedicato al diritto all’affettività Diritto all’affettività e disabilità: perché l’amore è una questione di dignità
Negli ultimi anni alcune realtà hanno iniziato a lavorare sul fenomeno.
Fondazione ISMU, LEDHA e Caritas Ambrosiana hanno promosso iniziative di studio, raccolta dati e sensibilizzazione per comprendere meglio la condizione delle persone migranti con disabilità. Tra queste anche progetti narrativi e podcast pensati per rendere visibili storie che troppo spesso restano ai margini del dibattito pubblico.
Il punto centrale non è soltanto riconoscere il problema, ma affrontarlo in modo integrato:
Perché la disabilità, come raccontiamo spesso, non riguarda soltanto la salute o l’assistenza, ma il pieno riconoscimento della persona.
I migranti con disabilità sono una realtà poco visibile. Non solo per la mancanza di dati, ma perché manca ancora uno sguardo capace di leggere insieme fragilità diverse senza trasformarle in invisibilità sociale. Raccontare queste storie significa iniziare a costruire consapevolezza. E forse anche risposte migliori.
Ultima modifica: 12/05/2026