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Maladaptive daydreaming: cos’è il disturbo da fantasia compulsiva

Una persona con maladaptive daydreaming crea una vita immaginaria pararrela a quella reale, che abbandona completamente. Ecco cosa sappiamo

Il maladaptive daydreaming (MDD), noto anche come disturbo da fantasia compulsiva, è appunto un disturbo psicologico su cui l’interesse è cresciuto solo recentemente – anche perché si tratta di una condizione difficile da riconoscere e diagnosticare. Basti pensare che sia l’opinione pubblica che la comunità scientifica ne hanno sentito parlare molto poco, ed entrambe guardano al tema con più domande che certezze.

Le persone che presentano il MDD sono caratterizzate da un fantasticare compulsivo ed eccessivo, un tratto da non confondere con il semplice “sognare a occhi aperti”, in quanto siamo di fronte a una conduzione altamente invalidante: il paziente tende a crearsi addirittura una vita parallela che gli impedisce il prosieguo della propria esistenza nella realtà. Spesso è accompagnata da altri disturbi molto simili, come ansia e depressione.

Chi sono i pazienti con maladaptive daydreaming?

Per identificare al meglio le caratteristiche principali di un individuo con maladaptive daydreaming, riferiamoci a quanto diffuso dall’omonima associazione italiana. In base ad alcuni articoli presenti sul sito di Maladaptive Daydreaming Italia, capiamo che i pazienti con tale condizione creano nella propria mente una vita parallela in tutto e per tutto, soprattutto nei sentimenti e nelle emozioni che vivono con maggiore intensità rispetto alla realtà.

Come dicevamo poc’anzi, “sognare a occhi aperti” è un’azione comune a tutte le persone, e ci porta a immaginare o pianificare una o più situazioni, o altresì a sognare a occhi aperti per il semplice gusto di farlo. Invece, nel caso del disturbo da fantasia compulsiva abbiamo una fortissima limitazione nelle attività della propria vita quotidiana, come lavarsi, mangiare o lavorare: insomma, interferisce pesantemente con la propria esistenza.

Il termine maladaptive daydreaming è stato coniato dal dottor Eli Somer dell’Università di Haifa in Israele, il quale ne ha dato anche una definizione: “Estesa attività della fantasia che sostituisce l’interazione umana e/o interferisce con il normale funzionamento accademico, professionale, interpersonale”. In Italia una delle massime esperte è Valeria Franco, presidente dell’associazione sopracitata.

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Quali sono i sintomi del maladaptive daydreaming?

Maladaptive Daydreaming Italia ha realizzato un elenco di sintomi riconducibili a tale disturbo, che comprende:

  • Prolungati periodi della giornata dedicati a fantasticare;
  • Fantasie elaborate e dettagliate;
  • Estrema difficoltà a smettere di fantasticare o incontrollabile desiderio di riprendere a fantasticare dopo un’interruzione, paragonabili ad una dipendenza da alcol o droga;
  • Difficoltà ad addormentarsi e a svegliarsi a causa del flusso di fantasie;
  • Film, musica, videogiochi, libri o simili che innescano nuove fantasie;
  • Mimica facciale e corporea che segue il sogno ad occhi aperti: il sognatore può trovarsi a ridere o piangere o parlare come i personaggi della sua fantasia;
  • Difficoltà nella vita quotidiana a causa delle fantasie.

Alcuni segni del disturbo possono essere evidenziati anche quando la fantasia si esaurisce. Di fatto, nel momento in cui una persona smette per un momento di fantasticare, possono subentrare alcuni sintomi come:

  • mal di testa o vertigini;
  • malessere fisico e psicologico;
  • ansia;
  • vuoto interiore;
  • vergogna;
  • senso di colpa.

Perché la diagnosi di maladaptive daydreaming è difficile?

Come per altri disturbi riguardanti la psiche (basti pensare alla Sindrome di Hikikomori), anche nel caso dell’MDD parliamo di una condizione che potrebbe essere confusa con altre malattie. In linea generale, le caratteristiche dei pazienti possono essere riconducibili ad ansia e depressione, ma anche a casi di schizofrenia.

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Come si manifesta il maladaptive daydreaming?

La persona con maladaptive daydreaming può dirigere più vite immaginarie parallele, fantasticando costantemente una seconda vita fittizia che si è creata nella propria mente tanto da abbandonare la realtà. Ma non si tratta solo di ipotizzare nella mente una situazione, ma di percorre questa “strada alternativa” con profonda attenzione, emozione e trasporto, tratti distintivi che caratterizzano l’individuo con disturbo da fantasia compulsiva.

Più nel dettaglio, potrebbe capitare che il paziente a viva amicizie, relazioni familiari e amori con persone immaginarie per i quali provare sentimenti reali, puri e profondi. In questo modo, l’immaginario diventa ancora più importante e fondamentale per l’individuo, che lo sostituisce in tutto e per tutto con il piano della realtà stessa.

In certe occasioni la fantasia può essere innescata da alcuni strumenti, come la musica, i videogiochi, i libri e i film, dei veri e propri “triggers” (innesco) che portano l’individuo a calarsi mente, corpo e anima nella propria immaginazione. Una condizioni, quindi, che porta la persona a estraniarsi completamente dalla realtà, abbandonando di fatto la propria vita terrena.

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Ultima modifica: 25/07/2022

Angelo Andrea Vegliante

Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.