Foto by Envato
Il 28 febbraio si celebra in tutto il mondo la Giornata delle malattie rare, un appuntamento nato nel 2008 su iniziativa di EURORDIS per accendere l’attenzione su patologie che, singolarmente, colpiscono poche persone ma che, complessivamente, coinvolgono milioni di vite. La scelta della data non è casuale: negli anni bisestili la ricorrenza cade il 29 febbraio, il giorno più raro del calendario. Negli altri anni, come il 2026, si celebra il 28 febbraio.
Dietro questa definizione si nasconde una realtà molto più ampia di quanto si immagini. Nel mondo si stimano oltre 300 milioni di persone con una malattia rara, mentre in Europa sono circa 30 milioni e in Italia tra 2 e 3,5 milioni. Numeri che trasformano la rarità individuale in un fenomeno collettivo.
Una malattia è considerata rara quando colpisce meno di 5 persone ogni 10.000 abitanti. Esistono oltre 7.000 patologie diverse, molte delle quali di origine genetica e spesso diagnosticate durante l’infanzia.
Questo significa che ogni singola malattia riguarda pochi individui, ma il numero totale di persone coinvolte è elevato. In Italia, ad esempio, una quota significativa dei pazienti è rappresentata da bambini.
Il dato più significativo, però, non riguarda solo la diffusione, ma l’impatto quotidiano. Le malattie rare sono spesso croniche, progressive e complesse, e richiedono percorsi diagnostici lunghi, assistenza continua e un’organizzazione della vita familiare che ruota intorno alla gestione della patologia.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda l’accesso equo e tempestivo alle cure. Attualmente esiste un trattamento specifico solo per una parte delle malattie rare e, anche quando disponibile, l’accesso può variare in base alla disponibilità dei centri specializzati e ai percorsi assistenziali.
Il concetto di cura, inoltre, non riguarda esclusivamente i farmaci. Include la riabilitazione, il supporto multidisciplinare, gli ausili e la presa in carico complessiva della persona.
Questo significa che la qualità della vita dipende non solo dalla ricerca scientifica, ma anche dalla capacità del sistema sanitario di garantire continuità assistenziale.
Uno degli aspetti più critici delle malattie rare è il tempo necessario per ottenere una diagnosi corretta.
Molti pazienti affrontano anni di visite, esami e consulti prima di ricevere un nome per la propria condizione. Questo percorso, spesso definito “odissea diagnostica”, comporta ritardi nelle cure e difficoltà nell’accesso ai servizi.
La diagnosi rappresenta un passaggio fondamentale, perché consente di comprendere la condizione, accedere a percorsi assistenziali adeguati e pianificare il futuro con maggiore consapevolezza.
Una malattia rara coinvolge sempre più di una persona. Coinvolge famiglie, caregiver, scuole, luoghi di lavoro e sistemi sanitari.
La gestione quotidiana richiede adattamenti continui e una rete di supporto adeguata. Le famiglie diventano spesso il primo punto di riferimento, affrontando non solo le esigenze sanitarie, ma anche quelle organizzative e sociali.
Per questo motivo, la consapevolezza pubblica rappresenta un elemento fondamentale per migliorare la qualità della vita delle persone coinvolte.
Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha compiuto progressi significativi, soprattutto grazie alle tecnologie genetiche e alla medicina personalizzata.
Molte malattie rare, un tempo senza diagnosi, oggi possono essere identificate. In alcuni casi, sono disponibili trattamenti che permettono di migliorare la qualità della vita e rallentare la progressione della patologia.
Tuttavia, la maggioranza delle malattie rare non ha ancora una cura definitiva. Questo rende la ricerca uno degli strumenti più importanti per offrire nuove prospettive.
Le malattie rare rappresentano una sfida complessa per qualsiasi sistema sanitario, perché richiedono competenze specifiche e percorsi personalizzati.
Ma rappresentano anche un indicatore della capacità di una società di prendersi cura delle condizioni più complesse.
Investire nelle malattie rare significa migliorare la medicina nel suo insieme, perché le innovazioni sviluppate in questo ambito contribuiscono spesso a migliorare la diagnosi e il trattamento di molte altre patologie.
La Giornata mondiale delle malattie rare non è solo un momento simbolico. È un’occasione per riconoscere una realtà che esiste ogni giorno.
È il riconoscimento delle persone che convivono con condizioni poco conosciute.
È il riconoscimento delle famiglie che affrontano percorsi complessi.
Ed è il riconoscimento del fatto che la rarità non è un’eccezione lontana, ma una parte concreta della nostra società.
Il contributo più importante che può offrire l’informazione non è solo descrivere la malattia, ma contribuire a costruire consapevolezza.
Perché ogni diagnosi rappresenta una storia.
Ogni storia rappresenta una vita.
E ogni vita rappresenta una presenza reale nella nostra società.
La Giornata mondiale delle malattie rare non serve solo a ricordare che queste condizioni esistono.
Serve a ricordare che esistono le persone.
E che la loro presenza non è rara.
Ultima modifica: 28/02/2026