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Revenge Porn: che cos’è e cosa dice la legge in Italia

Il revenge porn è la diffusione di contenuti multimediali sessualmente espliciti. Scopri come la normativa italiana disciplina la materia

Il Revenge porn consiste nella diffusione di contenuti multimediali sessualmente espliciti senza il consenso della persona ritratta. Stiamo parlando di uno dei crimini in ascesa, forse uno dei più comuni legati all’utilizzo di nuove tecnologie.

La traduzione italiana è “porno vendetta”: una persona, per vendicarsi della persona amata (come raccontano i casi di cronaca più noti), diffonde materiale pornografico al fine di violentarla psicologicamente.

Reveng porn: negli ultimi anni sono aumentati i casi

L’escalation dei casi di revenge porn è preoccupante. La Polizia Postale ha constatato un aumento dei casi di revenge porn pari al 78% nel 2021 rispetto al 2020. E il 2022 non prevede miglioramenti in questi termini.

Allo stesso tempo, inoltre, sono aumentati i casi di sextortion, ovvero la minaccia di pubblicare video nel caso in cui non si verificassero determinate condizioni. La pandemia da Covid ha fatto da volano a questo fenomeno: con il distanziamento, lo scambio di questi filmati è aumentato in maniera considerevole.

Discorso diverso per i video che invece sono girati senza il consenso della persona: il reato che si configura in questo caso è duplice. Chi nasconde smartphone o webcam per girare video hard all’insaputa del coniuge, commette un reato a prescindere dal fatto che lo diffonda o meno (che è a tutti gli effetti un secondo reato).

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By lzf da Envato Elements

Reato di revenge porn: cosa dice la legge

Il reato di revenge porn è previsto all’art. 612-ter del Codice penale italiano, che ne parla in questi modi: “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”. La norma è stata introdotta dall’art. 10 comma 1 della L. 19 luglio 2019 n. 69 – c.d. Codice Rosso, che è stato inserito per tutelare le vittime di violenza domestica e di genere. Non esisteva, nella nostro ordinamento giuridico, una legge che tutelasse la persona sotto questo punto di vista.

La normativa è chiara: reclusione da 1 a 6 anni e multa da 5mila a 15mila euro per chiunque “invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate”.

Non è colpevole solo il primo diffusore, naturalmente. C’è una pena per la prima persona che diffonde il contenuto, ma ce n’è un altra per chi “avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento”.

Non è una scusa quindi “averlo ricevuto da un amico”, a meno che la catena di diffusione venga interrotta. Se invece la condivisione continua, si prefigura allo stesso modo un reato. La diffusione quindi è sempre reato, anche se il diffusore non conosce la vittima o non ha alcuni rapporti di parentela.

Il revenge porn è un tema delicato che incide sul diritto fondamentale alla riservatezza, sulla sfera privata, sull’onore e la reputazione. Sono video che vanno a ledere una libertà inalienabile, quella di poter vivere serenamente e privatamente la propria sessualità.

Così il Garante della Privacy ha deciso di introdurre un nuovo art. 144 bis del Codice Privacy. La norma stabilisce che “chiunque, compresi i minori ultraquattordicenni, abbia fondato motivo di ritenere che immagini o video a contenuto sessualmente esplicito che lo riguardano, destinati a rimanere privati, possano essere oggetto di invio, consegna, cessione, pubblicazione o diffusione senza il suo consenso in violazione dell’articolo 612-ter del Codice penale, può rivolgersi, mediante segnalazione o reclamo, al Garante”.

Non è tutto. Il Garante della Privacy ha comunicato di aver inserito nella sua normativa di trattamento dei dati personali i 5 provvedimenti nati per contrastare il fenomeno del revenge porn. Chiunque pensi che la sua riservatezza sia compromessa e che esista un reale rischio di ritenere che registrazioni audio, video, foto a contenuto sessualmente esplicito possano essere pubblicati, deve segnalarlo al Garante.

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By Socialroby da Envato Elements

Casi famosi di revenge porn

Quando il revenge porn raggiunge i mass media, le conseguenze emotive per la vittima possono diventare insopportabili. Per Tiziana Cantone, data in pasto ai social media, ha rappresentato un motivo per suicidarsi. La sua morte è stata un fulmine a ciel sereno e ha portato alla luce un mondo sommerso composto da basse tutele.

Il revenge porn dilaga soprattutto fra giovani e giovanissimi. Nel 2017 una sessantina di ragazze del Liceo di Modena e Reggio Emilia scoprirono che alcuni selfie privati erano finiti sul web. Secondo le vittime, fu uno dei fidanzati delle vittime a commettere l’illecito.

Anche la nota showgirl Belen Rodriguez è stata vittima di revenge porn: l’ex fidanzato l’aveva ricattata chiedendole 500mila euro e minacciando di diffondere in rete un filmato hard che la vedeva protagonista – cosa che poi accadde.

Nel 2017, anche Diletta Leotta finì nell’occhio del ciclone per foto e video di carattere sessuale finiti sul web. Qualcuno le aveva hackerato il profilo e aveva sottratto foto e video dal suo cloud privato. La conduttrice di Dazn fece una denuncia alla polizia postale contro ignoti.

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Ultima modifica: 25/11/2022

Angelo Dino Surano

Giornalista, addetto stampa e web copywriter con una passione particolare per le storie di successo. Esperto in scrittura vincente e comunicazione digitale, è innamorato della parola e delle sue innumerevoli sfaccettature dal 1983. La vita gli ha messo davanti sfide titaniche e lui ha risposto con le sue armi più potenti: resilienza e spirito di abnegazione. Secondo la sua forma mentis, il contenuto migliore è quello che deve ancora scrivere.