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Influenza del cammello (MERS): quali sono i sintomi e cosa sappiamo

L'influenza del cammello, nota come MERS, è un virus che sta colpendo alcuni giocatori dei Mondiali in Qatar 2022. Dobbiamo preoccuparci?

Mancano pochi giorni alla finale dei Mondiali di Calcio in Qatar 2022, eppure i protagonisti non sono né Messi né Mbappe, ma l’influenza del cammello, che sta colpendo diversi giocatori della Francia e potrebbe mettere a rischio il loro impiego in vista della sfida con l’Argentina.

Al momento a essere colpiti da questo virus, facente parte della famiglia dei coronavirus, sono Rabiot, Upamecano e Coman, ma si teme anche per gli altri componenti della squadra. “Stiamo cercando di stare attenti perché non si diffonda questo virus, che sta colpendo molti calciatori qui al Mondiale – ha dichiarato il ct francese Deschamps -. Ti ammali quando ti stanchi troppo, il tuo corpo si indebolisce e sei più vulnerabile”.

Vista la pandemia da Covid che sta condizionando le nostre vite da più di due anni, ogni notizia relativa a un coronavirus genera apprensione. Ma quanto ne sappiamo su questa influenza del cammello ed è necessario preoccuparsi?

Che cos’è l’influenza del cammello e come riconoscerla?

L’influenza del cammello, nota come MERS (Middle East Respiratory Syndrome) o sindrome respiratoria mediorientale, è una malattia infettiva acuta che colpisce le vie respiratorie. La causa della malattia è il virus MERS-CoV, che fu individuato la prima volta in Arabia Saudita nel 2012: non ci troviamo di fronte a una nuova malattia, gli esperti conoscono molto bene la natura di questo coronavirus.

Lontano parente della SARS, la MERS-CoV è maggiormente diffusa in Medio Oriente, Africa e Asia Meridionale. La maggior parte dei contagi avviene dal dromedario all’uomo, minori invece i casi registrati tra uomo-uomo: tra il 2021 e il 2022 i contagi registrati sono solamente 2.601, mentre i decessi 935 associati ad un rapporto caso-fatalità (CFR) del 36%. A preoccupare quindi è il tasso di letalità, tra il 34-36%, ma le basse probabilità di contagio uomo-uomo rendono il contesto meno angosciante.

Dunque non possiamo parlare di un rischio serio per l’uomo, anche perché l’Organizzazione Mondiale della Sanità monitora costantemente la situazione e le precauzioni da adottare in queste circostanze sono quelle apprese con il Covid-19. Bisogna comunque aggiungere che, ad oggi, ancora non sono chiare le modalità per le quali le persone si infettano con il coronavirus MERS-CoV.

Per adesso l’ipotesi prevalente riguarda dromedari e cammelli, potenziali veicoli dell’infezione verso l’uomo, mentre il serbatoio sarebbe il pipistrello. Oltre ad aver trovato infetti in cammelli, dromedari e uomo in aree come Arabia Saudita, Oman, Egitto e Qatar, gli esperti avrebbero indicato anche nel consumo di carne e latte pastorizzato di questi animali un rischio d’infezione. Come detto invece, la trasmissioni uomo-uomo è meno probabile, e ancora non è confermato se il contagio avviene principalmente per via area o per contatto con pazienti oppure oggetti contaminati.

Trattandosi di un virus appartenente alla famiglia dei coronavirus, i sintomi sono molto simili a quelli visti con il Covid. La malattia respiratoria grave può essere individuata con segni quali tosse, dispnea e febbre. In generale, possiamo trovare anche mal di testa, dolori muscolari, tosse secca, disturbi gastrointestinali e brividi. Come per il nuovo Coronavirus, anche l’influenza del cammello può essere un rischio per le persone fragili, come anziani, immunodepressi e chi ha il diabete, il cancro e le pneumopatie.

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L’Italia deve preoccuparsi dell’influenza del cammello?

Il Covid-19 ci ha insegnato che problemi sanitari in altri paesi potrebbero riguardare anche la nostra salute, ecco perché l’apprensione di una possibile diffusione in Italia dell’influenza del cammello sta iniziando ad agitare la popolazione. Al momento però gli esperti si dicono abbastanza tranquilli sulla situazione.

Il primo motivo è abbastanza semplice: si tratta di un virus ormai noto e conosciuto, per il quale esistono dei trattamenti e delle misure preventive atte ad aiutarci a contrastarlo. Oltretutto, il contagio uomo-uomo è molto basso, perciò difficilmente possiamo parlare di un rischio pandemia.

A ribadire questo concetto è Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, il quale all’Adnkronos ha spiegato che siamo di fronte a “un virus che conosciamo da 10 anni e non è mai riuscito realmente ad uscire dal Medio Oriente nonostante ci siamo stati dei cluster in chi si recava in pellegrinaggio a La Mecca. È un virus che ha contagiosità molto bassa, quindi il rischio di chi rientra in Europa è difficile”.

Piuttosto, secondo l’esperto, l’attenzione dovrebbe rivolgersi ad altro: “Dobbiamo concentrarci sul problema che stiamo vivendo oggi: l’incrocio influenza-Covid ed eviterei di pensare a questo virus ‘lontano’. Va bene un monitoraggio verso chi rientra da quelle aree ma non c’è nessun allarme. Mi pare poi che ci siano pochi italiani in Qatar, non abbiamo partecipato al Mondiale e quindi dobbiamo stare piuttosto tranquilli”.

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Ultima modifica: 16/12/2022

Angelo Andrea Vegliante

Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.