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Alfredo Cospito: chi è, cosa ha fatto, come sta e perché è al 41 bis?

Alfredo Cospito è accusato di due attentati ed è il primo anarchico in Italia a finire al 41 bis. Scopriamo la sua storia e la sua biografia

In Italia tiene banco il caso Alfredo Cospito, tanto che a inizio marzo 2023 il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha chiesto al governo italiano di assicurare al detenuto il rispetto dei diritti civili e politici, richiamando gli articoli 7 e 10 del Patto internazionale relativo, appunto, ai diritti civili e politici.

Tale comunicazione è arrivata a seguito dell’appello inviato il 25 febbraio 2023 dall’avvocato dell’anarchico, Flavio Rossi Albertini, sottolineando le precarie condizioni di salute dell’assistito, che si trova in sciopero della fame dal 19 ottobre 2022. Scopriamo quanto ne sappiamo.

Chi è Alfredo Cospito?

Alfredo Cospito è nato a Pescara il 14 luglio 1967, è residente nel quartiere San Salvario di Torino ed è un anarchico individualista, come lui stesso si definisce. Noto redattore del foglio anarchico rivoluzionario Kno3 (non più in circolazione), Cospito è un nome di spicco del mondo anarchico torinese. Insieme alla compagna Anna Beniamino (attualmente detenuta nel carcere di Rebibbia a Roma) ha dato vita a un gruppo che riprende il nome della pubblicazione.

Gli investigatori lo considerano uno dei leader della Fai-Fri, la Federazione Anarchica Informale, composta da cellule diverse che nei vari paesi agiscono in maniera autonoma e si definisce informale poiché non sostiene di avere una struttura associativa. I giudici però l’hanno equiparata a un’organizzazione criminale organizzata.

Ma che cosa ha fatto Alfredo Cospito per finire in carcere, e come mai la sua detenzione è al centro delle cronache italiane? Per rispondere a questa domanda, bisogna tornare indietro di qualche anno per raccontare due vicende di cronaca.

Il primo episodio cruciale risale al 7 maggio 2012, quando l’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi viene gambizzato, secondo quanto riporta Wired, con un colpo di pistola al polpaccio. Come racconta Il Sole 24 Ore, Cospito viene accusato di tale gesto, rivendicato dal Nucleo Olga della FAI in una lettera inviata al Corriere della Sera. Insomma, Alfredo Cospito fu arrestato insieme all’amico e complice Nicola Gai, quest’ultimo comunque tornato in libertà nel 2020 dopo uno sconto di pena in appello. A Cospito invece furono dati 10 anni e 8 mesi di reclusione.

Durante il periodo carcerario però viene alla luce un altro episodio attribuito a Cospito. È la notte tra il 2 e il 3 giugno 2006: due ordigni artigianali a bassa intensità esplodono all’interno di 2 cassonetti di fronte alla Scuola carabinieri di Fossano (Cuneo), senza provocare né morti né feriti.

In base a quanto ricostruito da La7, il primo ordigno sarebbe servito per attirare l’attenzione delle forze dell’ordine, il secondo per esplodere subito dopo. Per questo gesto, nel 2015 Cospito fu accusato e condannato dalla Corte d’Appello di Torino a 20 anni di reclusione (mentre Beniamino a 16) con l’accusa di strage comune (articolo 422 del codice penale), che consiste in una sorveglianza stretta ma con alcuni diritti comunque garantiti, come la possibilità di pubblicare i propri scritti.

In questo stesso processo, i giudici riconobbero la Fai-Fri come associazione terroristica sulla base su, come riporta il Post, quello che l’avvocato Albertini definisce come “un documento che sarebbe stato una sorta di verbale di una riunione in cui otto persone facevano un consuntivo delle attività svolte dalla Federazione anarchica informale”.

Dopo 6 anni di detenzione però, il 5 maggio 2022 Cospito viene sottoposto al regime di 41-bis. Secondo l’allora ministra delle Giustizia Marta Cartabia la misura è stata resa necessaria per via dei “numerosi messaggi che, durante lo stato di detenzione, ha inviato a destinatari all’esterno del sistema carcerario; si tratta di documenti destinati ai propri compagni anarchici, invitati esplicitamente a continuare la lotta contro il dominio, particolarmente con mezzi violenti ritenuti più efficaci”. Così Cospito fu trasferito dal carcere di Terni a quello di Sassari.

Successivamente però la Corte di Cassazione, sotto richiesta del procuratore generale (l’accusa), ha riconsiderato l’accusa di strage comune, valutando il fatto come strage contro la sicurezza dello Stato (articolo 285 del codice penale), reato per il quale è previsto l’ergastolo ostativo, una forma di ergastolo impugnata anche se non ci sono state vittime. In pratica, la sorveglianza diventa ancora più stretta e molti benefici vengono revocati, come la possibilità di avere contatti costanti con l’esterno.

Accolta la richiesta, la Cassazione ha demandato alla Corte d’assise d’appello di Torino di rideterminare la pena, che però nel dicembre 2022 inviato gli atti alla Corte Costituzionale, per valutare la compatibilità tra ergastolo ostativo e strage senza vittime.

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Che cos’è il 41 bis, l’ergastolo ostativo e il carcere duro?

Attorno alla vicenda di Alfredo Cospito sono state ripetute sempre 3 concetti: 41 bis, ergastolo ostativo e carcere duro. Facciamo chiarezza.

Il regime 41-bis e il carcere duro sono la stessa cosa, in quanto la seconda locuzione è un sinonimo usato per spiegare brevemente cos’è il 41 bis. Si tratta di una particolare condizione di detenzione carceraria disciplinata dalla Legge sull’ordinamento penitenziario 345/1975, e introdotta dalla Legge Gozzini nel 1986.

Inizialmente il 41 bis veniva attivato solo per casi di emergenza all’interno delle carceri italiane (come rivolte da parte dei detenuti), ma a seguito della strage di Capaci del 1992, la disciplina fu ampliata anche a chi faceva parte di organizzazioni criminali mafiose.

Oggi quindi il 41 bis viene previsto in due casi: rivolte interne al carcere o altre situazioni di emergenza; se la persona detenuta abbia commesso reati e crimini in favore di associazioni stampo mafioso o terroristiche. La pena dura 4 anni, ma può essere prorogata di altri 2. Si definisce “carcere duro” in quanto tale regime punta a trasformare il detenuto in un collaboratore di giustizia, privandolo di quei contatti che potrebbero mettere a rischio la sicurezza pubblica dentro e fuori le mura carcerarie.

Nel dettaglio, il 41 bis vieta alla persona detenuta la maggior parte dei contatti con l’esterno, con l’obiettivo di fermare comunicazioni con l’esterno o passaggi di informazioni con altri detenuti all’interno del penitenziario. Alfredo Cospito quindi è rinchiuso in una sezione separata da tutto il resto del carcere, con una sorveglianza attiva h24 e con ridotti contatti anche con le guardie carcerarie.

Il carcere duro prevede comunque la garanzia di alcuni diritti, come ricevere le cure mediche necessarie alla sopravvivenza e, nei casi più gravi, il trasporto in ospedale. Alcune visite sono previste, ma limitate a una volta al mese, per un’ora, con legami stretti e in luoghi dove non ci sia contatto fisico o la possibilità di passare oggetti. Sono previste anche 2 ore d’aria al giorno, ma nella maggior parte dei casi la persona detenuta deve restare isolata. Infine la partecipazione alle udienze deve essere esclusivamente videotelematica. Sul 41 bis sono state mosse numerose critiche, la più nota è la durata della sua applicazione e la forma stessa.

Diverso è invece l’ergastolo ostativo, inserito nello stesso ordinamento penitenziario ma disciplinato dall’articolo 4-bis, introdotto nel 1991, e non prevede benefici di legge. In pratica, impedisce alle persone condannate di accedere alla libertà condizionata o ad alcuni benefici penitenziari. I reati che rientrano nella fattispecie sono l’associazione di stampo mafioso, il terrorismo e l’associazione finalizzata al traffico di droga.

Anche l’ergastolo ostativo è al centro di numerosi dibattiti. Spesso viene richiamato l’articolo 27 della Costituzione Italiana, in base al quale “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. La critica invece guarda al 4 bis come un regime che non rieduca e non reinserisce la persona detenuta all’interno della società, e la stessa avrebbe poche possibilità di migliorare le proprie condizioni.

Nel 2021 la Corte Costituzionale dichiarò l’ergastolo ostativo contrario ai principi costituzionali, e demandò al Parlamento alla sua modificazione. Attualmente il Governo Meloni ha introdotto un decreto legge che mantiene il 4 bis, modificando solo le modalità di accesso ai benefici penitenziari: collaborazione di giustizia, interruzione di contatti con la criminalità organizzata e condotta carceraria corretta (che però non si applica a chi si trova nel carcere duro).

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Come sta oggi Alfredo Cospito?

Come detto precedentemente, Alfredo Cospito è in sciopero della fame dal 19 ottobre 2020, e le sue condizioni stanno sempre più peggiorando. A fronte di questa situazione, il detenuto è stato anche spostato dal carcere di Sassari a quello di Opera a Milano per garantirgli una struttura idonea agli interventi sanitari necessari.

Come ricorda Adnkronos, la dottoressa Angelica Milia ha sottolineato le condizioni di salute precarie di Cospito: “Tutti i valori sono in calo e c’è rischio di edema cerebrale. Siamo in una situazione in discesa, una situazione rischiosa per la sua vita. Ieri [30 gennaio 2023, ndr] mentre faceva una doccia è caduto a terra e ha sbattuto la faccia, si è rotto il naso ed è stato portato al pronto soccorso”.

Il 21 marzo 2023 l’avvocato Albertini ha invece dichiarato che il suo assistito stava per morire a causa di una crisi cardiaca. Come spiegato da Milano Today, il detenuto sarebbe stato ripreso grazie alla somministrazione del potassio: “Poco prima del mio arrivo Alfredo ha avvertito dolore al petto e tremore a una mano. Ha allertato la guardia e dopo dieci minuti è arrivato il medico urlando dicendo che stava morendo”.

“Dal monitoraggio del cuore hanno visto che c’era un problema – ha poi aggiunto il legale -. Gli hanno immediatamente somministrato del potassio in vena. Ha avuto una crisi cardiaca. Lui ha visto tracciato del cuore con un grosso sbalzo, poi la situazione si è stabilizzata”. Al momento, sempore secondo il legale, “rischia paralisi per tutta la vita” e “danni neurologici irreversibili potrebbero essere già intervenuti”, oltre ad avere problemi a camminare.

Per questo motivo, la difesa ha chiesto che Cospito potesse scontare la sua pena ai domiciliari, precisamente a casa della sorella, in attesa di un quadro clinico ristabilito. Ma lunedì 27 marzo 2023 il tribunale di sorveglianza di Milano ha respinto la richiesta, motivando tale scelta sulla volontarietà dello sciopero della fame come atto di protesta, in base a una sua “deliberata e consapevole scelta“.

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Ultima modifica: 29/03/2023

Angelo Andrea Vegliante

Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.