Una dentista in Africa – Marta Nocent

Intraprendente e determinata, Marta Nocent campionessa di scherma in carrozzina e odontoiatra affermata racconta ad Ability Channel la sua esperienza in Africa come medico volontario…

La paura del dentista

“Ho letto da qualche parte che la paura del dentista è la seconda fobia al mondo dopo quella dei ragni. Le paure spesso sono paure recondite da esperienze passate che sono state traumatiche oppure trasmesse: ho notato che spesso i bambini con genitori fobici hasnno paura anche se io non li ho mai visti ne fatto niente a loro. Per cui ho capito che si riescono a trasmettere le paure di padre in figlio!”

Professione dentista

“Sono diventata un’odontoiatra – racconta Marta Nocent –  perché nell’ambito medico mi interessava da quando ero piccola. Il mio sogno era quello di fare il veterinario poi crescendo l’interesse si è spostato e poi ho un caratteraccio per cui avrei fatto fatica ad intraprendere una delle professioni sanitarie e quindi mi restavano in ballo medicina ed odontoiatria. Ho scelto odontoiatria perché ho avuto la fortuna di frequentare lo studio di un dentista durante l’estate tra il quarto e il quinto anno delle superiori”.

“Lo studio in cui ci troviamo adesso – prosegue Marta Nocent – anche per me è uno studio nuovo, è uno studio più grande, più organizzato con competenze e caratteristiche diverse e quindi anche per me è una sfida nuova”. ”

Il programma in questo momento è quello di continuare ad aggiornarmi, di mettermi in gioco a livello professionale, in modo da poter migliorare me stessa e migliorare le prestazioni che posso fornire poi al paziente”. ”

“Sai che in realtà il fatto che io sia in carrozzina ai pazienti è assolutamente indifferente? Loro vengono perché hanno un problema ed io cerco di risolverlo e la carrozzina è una sedia come un’altra. Vedo molti meno sguardi stupiti in studio che non in giro per strada”.

Marta Nocent in Africa

“Sono andata in Africa quest’estate, ho sfruttato il mio lavoro che mi ha permesso di potermi rendere utile per una popolazione che aveva delle difficoltà nonostante la carrozzina. Mi è stato molto più facile – continua Marta Nocent – perché il mio lavoro lo so fare bene perché altre cose invece avrei fatto fatica a farle. Sono andata in Burundi in una missione umanitaria gestita da alcune suore, la superiora è una suora italiana e ci sono delle suore messicane e delle suore locali del Burundi”.

“In questa missione c’è un piccolo ospedale, c’è un medico tuttofare che si occupa di qualsiasi cosa, dalle ecografie delle donne in gravidanza alla chirurgia quando ci sono degli incidenti e arrivano persone con dei traumi non importanti altrimenti vengono indirizzati all’ospedale centrale. Poi c’è un laboratorio di analisi e c’è quello che loro chiamano la “dentisteria”, un nome che mi ha fatto tanto ridere perché credo che esista solo in Africa”.

“Ci svegliavamo presto, andavamo a fare colazione insieme alle suore e poi andavamo alla dentisteria. Sono andata con una mia collega, eravamo due dentisti che lavoravamo li, c’erano due poltrone per cui era effettivamente un ambulatorio abbastanza fornito e direi anche paragonabile ad un ambulatorio italiano, con qualche limite ma ho trovato una situazione abbastanza organizzata”.

Razzismo e malattie – l’esperienza di Marta Nocent

“Prima di vedere i pazienti facevamo un’anamnesi, chiedevamo loro se avessero qualche patologia virale – sottolinea Marta Nocent .  Malattie ce ne sono, l’aids è abbastanza diffuso, l’epatite anche; in realtà però dovresti comportarti come ti comporti con qualunque paziente qui in Italia, quello che ti insegnano è tu usa tutte le precauzioni possibili e tratta ogni paziente come se fosse sieropositivo”.

“Mi sentivo discriminata, c’è una sorta di razzismo al contrario in quella terra che è molto bella ma anche tanti problemi; la situazione politica è un pochino complessa, c’è una repubblica presidenziale sulla carta ma in realtà c’è una dittatura e il dittatore, nonostante la situazione sia abbastanza pacifica in questa terra martoriata in passato da guerre intestine, non è favorevole alla presenza dei bianchi nel suo paese”.

“Vedi i bambini che vengono dal dentista, ti guardano e piangono. Non perché sei un dentista e quindi hanno paura, piangono perché sei bianco. Poi per fortuna questa cosa che all’inizio è stato di una difficoltà estrema, perché i pazienti si facevano curare e non salutavano e non ringraziavano e io ed Elisa, l’altra dentista che è venuta in Burundi con me, questa cosa qui l’abbiamo presa mica tanto bene, erano le nostre ferie, c’eravamo pagate tutto quanto, lo facevamo come volontariato e non essere nemmeno ringraziate è stato difficile da affrontare”.

“Poi però li non avendo mezzi di comunicazione globali come possiamo avere noi il passaparola funziona veramente tantissimo e quindi nel giro di un paio di giorni si sono passati parola e hanno fatto uscire il messaggio che eravamo gentili, competenti e forse brave! Quindi dal terzo giorno in poi non abbiamo più avuto persone poco educate che non ci salutavano anzi abbiamo avuto dei ringraziamenti molto importanti…”

Il fidanzato di Marta

“Si ho un ragazzo – confessa Marta Nocent – un ragazzo fantastico che è venuto con me in Africa. Lui con il campo odontoiatrico non c’entra niente, si è messo in gioco, si è dato da fare in tutto e per tutto, ha deciso di accompagnarmi in questa avventura che è stata una scelta prevalentemente mia. Si è completamente reinventato, lui è un tecnico ma li si è trasformato in giardiniere perché si è messo a potare le piante e a sistemare il giardino della missione, in falegname quando si trattava di dare una mano per costruire il recinto per le mucche, in idraulico perché c’è stato un problema con l’acqua, c’è stato un problema con un generatore di corrente, si è reinventato in tanti modi”.

“Inizialmente ha detto io vengo così se ti serve ti do una mano in qualcosa e io mi sono molto arrabbiata per questa frase qui perché credo che un’esperienza del genere debba essere qualcosa che fai per te perché di inconvenienti, di cose che possono andare storte, di imprevisti ce ne sono stati ed erano prevedibili, non stai andando in una vacanza organizzata per cui tutto deve andare liscio. Quando mi ha detto vengo per darti una mano mi sono arrabbiata e gli ho detto vado da sola, stai a casa!”

Marta Nocent e lo sport

Lo sport è un’altra delle cose che fa parte della mia vita, è un’altra grande passione, io tiro di scherma e anche lo sport mi ha dato delle soddisfazioni molto grandi. Con la squadra di sciabola, io tiro di sciabola, abbiamo fatto medaglia agli ultimi europei e insomma…prendere una medaglia con la maglia dell’Italia è tanta roba, ti fa sentire quasi importante”.

“Ho deciso di non tentarla la qualificazione all’olimpiade perché sarebbe stato troppo impegnativo a livello di tempo e la mia priorità adesso è il lavoro per cui ho deciso di dedicarmi alla scherma in ambito nazionale. Invece dal punto di vista un pò più romantico e più personale l’obiettivo è comunque di andare a vivere con Riccardo, adesso conviviamo nel weekend per cui è una situazione un pochettino troppo semplice e a me le cose semplici non piacciono particolarmente per cui – conclude Marta Nocent – dovremo metterci in gioco in modo diverso…”

 

Ultima modifica: 17/02/2020

Redazione - Ability Channel

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