Disabili in bicicletta: i vantaggi del Trike Recumbent

I vantaggi derivanti dalla posizione seduta assunta in sella ad un trike recumbent, un veicolo a propulsione umana, vanno ben oltre il comfort straordinario che anche il ciclista meno esperto può percepire già dal primo istante. Lo studio della letteratura scientifica e la raccolta delle ricerche svolte nell’ambito della propulsione umana su due e tre ruote, ci possono fornire una visione chiara ed un quadro completo a riguardo.

Salute e comfort

Il sedile è sicuramente l’elemento più importante delle biciclette e dei trike reclinati, perché a questa parte è affidato il compito di sostenere la maggior parte del nostro peso. La posizione confortevole e rilassata garantita dal sedile permette di pedalare molte ore evitando l’inutile dispendio energetico causato dalle tensioni muscolari di braccia, spalle e schiena. Pedalare su una bicicletta per disabili a due o tre ruote, è un esercizio che coinvolge esclusivamente le gambe, mentre le braccia e i polsi, così come il collo e le spalle sono completamente rilassati perché non sostengono il peso del corpo.

Gli specialisti di biomeccanica conoscono per esperienza diretta il lungo elenco delle patologie che possono colpire i cicloamatori di ogni età:

  • cervicalgia
  • dorsalgia
  • lombalgia
  • compressione del nervo ulnare e mediano (sindrome del tunnel carpale)
  • tendiniti
  • cisti
  • bolle
  • borsite ischiatica
  • prostatiti
  • sindrome del muscolo grande dentato
  • sindrome del muscolo grande pettorale.

La posizione ergonomica garantita dal sedile reclinato permette di continuare a pedalare quando non è più possibile stare in sella ad una bicicletta tradizionale.

Inoltre, grazie alla stabilità su tre ruote, i trike recumbent sono perfetti per la pratica sportiva anche in presenza di disabilità che colpiscono il controllo, l’equilibrio o il coordinamento, handicap muscolo-scheletrici, patologie neurologiche e del sistema neuromuscolare, amputazioni di arto inferiore o superiore, deformità degli arti, emiplegie, emiparesi e tetraplegie.

Posizione e carichi vertebrali

La nostra spina dorsale è composta da una serie di vertebre e dischi intervertebrali, che ci permettono la flessione del tronco in tutte le direzioni. La nutrizione dei dischi non avviene attraverso i capillari sanguigni ma grazie ad una azione di pompa generata dall’alternanza di carico e scarico.

Contrariamente a quanto generalmente si crede, alcune semplici posizioni, col solo carico naturale, possono comportare notevoli pressioni sui dischi intervertebrali. Per esempio, la pressione generata sulle vertebre lombari quando pedaliamo in sella ad una bicicletta da corsa, può raggiungere il valore incredibile di 450 kg; questa pressione accelera la cessione di liquido da parte dei dischi intervertebrali. L’attività fisica intensa e le posture assunte per lungo tempo sovraccaricano e mantengono compressi i dischi intervertebrali. In conseguenza, il ricambio nutrizionale ne risulta compromesso, si ha la deidratazione e l’assottigliamento dei dischi. Il mantenimento delle normali curve fisiologiche, in qualsiasi posizione e attività è la migliore garanzia per una corretta distribuzione e assorbimento delle pressioni sulla colonna vertebrale: la pressione generata sulle vertebre lombari quando pedaliamo in sella ad una recumbent è di soli 45 kg e la posizione di scarico consente un afflusso di liquido ai dischi intervertebrali.

Il rendimento del trike recumbent

Le ricerche scientifiche sul rendimento delle biciclette reclinate sono state condotte negli ultimi anni da diverse equipe che si sono dedicate allo studio della pedalata su cicloergometro reclinato, messo a confronto con il cicloergometro verticale. Da queste indagini sono emersi risultati favorevoli al modello reclinato sotto diversi aspetti. E’ stato dimostrato che la cinematica degli arti inferiori durante la pedalata non differisce sostanzialmente nei due tipi di cicloergometro:

  • i valori di frequenza cardiaca, pressione sistolica, percezione dello sforzo e consumo di ossigeno (VO2) sono più elevati con il cicloergometro verticale rispetto al reclinato;
  • il cicloergometro reclinato appare migliore per dispendio energetico rispetto al modello verticale nel recupero di pazienti con problemi cardiopolmonari e cerebrovascolari;
  • il cicloergometro reclinato sembrerebbe più utile durante la rieducazione in seguito a ricostruzione del legamento crociato, perché le forze a carico dell’articolazione del ginocchio sono più ridotte rispetto al cicloergometro verticale.

La raccolta e l’analisi delle ricerche scientifiche condotte fino al 2007 ha fatto concludere ad un team di ricercatori italiani (P.Capodaglio, F.Sartorio, R.Colombo, F. Franchignoni) che “il cicloergometro reclinato appare più versatile del modello verticale, per cui si dovrebbe prendere in considerazione l’acquisto di almeno un esemplare reclinato per ogni unità di medicina riabilitativa.”

Sicurezza

Grazie al baricentro basso che caratterizza tutte le biciclette e trike recumbent, lo spazio di frenata è notevolmente ridotto ed è difficile essere catapultati in avanti oltre il manubrio in caso di urto con un ostacolo, come può accadere su una bicicletta tradizionale. Cadere da una bicicletta reclinata o da un trike comporta raramente gravi conseguenze, perché il sedile è molto vicino a terra. In ogni caso, condurre una trike recumbent su strade trafficate richiede molta prudenza, specialmente in corrispondenza degli incroci, poiché l’orizzonte visivo di chi pedala è limitato, ed è facile rimanere nascosti da altri veicoli.

Lunghe distanze

I vantaggi elencati fino a qui, in termini di comfort, salute, carichi vertebrali, rendimento, efficienza aerodinamica, spiegano perché le biciclette reclinate a due e tre ruote sono i veicoli più adatti per affrontare lunghi viaggi e vacanze in bicicletta in totale relax. Non esiste bicicletta migliore per fare cicloturismo. Le testimonianze di tanti cicloturisti raccolte e condivise sul blog Slyway (http://slyway.wordpress.com) lo dimostrano.

 

Bibliografia

Gregor SM, Perrell KL, Rushatakankovit S, et al. Lower extremity general muscle moment patterns in healthy individuals during recumbent cycling – Clin Biomech 2002; 17: 123-129

Hakansson NA, Hull ML. Functional roles of the leg muscles when pedaling in the recumbent vs the upright position – J Biomech Eng 2005; 127: 301-310

Bonzheim SC, Franklin BA, DeWitt C, et al. Physiologic responses to recumbent versus upright cycle ergometry, and implications for exercise prescription in patients with coronary artery disease – Am J Cardiol 1992; 69: 40-4

Reiser RF2nd, Broker JP, Peterson ML. Knee loads in the standard and recumbent cycling positions – Biomed Sci Instrum 2004; 40:36-42

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P.Capodaglio, F.Sartorio, R.Colombo, F.Franchignoni. I cicloergometri in medicina riabilitativa: caratteristiche e criteri di selezione – G Ital Med Lav Erg 2007; 29:4, 942-948

Capelli C, Ardigo LP, Schena F, Zamparo P. Energy cost and mechanical efficiency of riding a human powered recumbent bicycle – Ergonomics 2008 Oct; 51(10): 1565-75

Ultima modifica: 08/03/2020

Redazione - Ability Channel

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