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Diritto all’affettività e disabilità: perché l’amore è una questione di dignità

Il 14 febbraio avvolge l’Italia in una retorica zuccherosa fatta di cioccolatini e promesse eterne, sebbene esista un sottobosco che condanna milioni di individui all’interno di uno stigma sociale secondo cui l’amore non è né un’opzione commerciale né un dato di di fatto, ma semplicemente una barriera culturale: stiamo parlando delle persone con disabilità.

La sfera affettiva
La sfera affettiva delle persone con disabilità è praticamente assente dalla narrazione pubblica o, in certi casi, gestita attraverso stereotipi arcaici e pietistici che raffigurano questi individui come angeli asessuati. Per decenni la narrazione sociale dominante ha imprigionato la disabilità all’interno di due pregiudizi: il “poverino” da compatire o l’eroe da ammirare.
In entrambi i casi però siamo di fronte a una de-sessualizzazione dell’individuo, a cui sarebbero bastate carezze sulla testa per sentirsi completo.
In linea generale, la società moderna e l’opinione pubblica guardano alla persona disabile come un eterno bambino su diversi piani, come quello lavorativo e sociale, ma anche nel campo dell’affettività.

Un corpo ritenuto non conforme
Spesso, questo bigottismo nasce dall’imbarazzo di affermare l’esistenza di un corpo ritenuto non conforme ai canoni estetici dominanti, portando a vedere individui con qualsiasi disabilità come privi di desideri affettivi. Il sociologo statunitense Howard Saul Becker li chiama “i mondi dell’arte”, cioè tutti quei canoni artistici, estetici e culturali convenzionali entro cui i membri della comunità si riconoscono, escludendo a priori qualsiasi altro concetto che nell’immaginario collettivo risulta diverso.

foto by envato

Ma perché facciamo tutto questo?
Semplice, è rassicurante. Un corpo che non desidera è un corpo facile da gestire: perciò negare il diritto all’affettività serve alla società per semplificare la gestione delle persone con disabilità, le cui figure vengono ridotte a semplici corpi che necessitano di mangiare, lavarsi e dormire. E stop.
Il diritto all’affettività invece rompe questo schema, e addirittura rispetta testi internazionali. Perché tutto questo calderone di abilismo va in contrasto con gli articoli 23 e 25 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità – ratificata anche dall’Italia -, che chiedono l’eliminazione delle discriminazioni nei confronti delle persone con disabilità anche in materia di affettività, relazioni personali e possibilità di crearsi una famiglia.

La verità inequivocabile
Dunque rompere questo specchio costringe tutti noi a una verità inequivocabile: dietro a una diagnosi c’è una persona, con desideri ed emozioni complesse, come tutte. Si arriva così a riconoscere che un individuo con disabilità può innamorarsi, eccitarsi, desiderare l’intimità e soffrire il rifiuto. Insomma, il diritto all’affettività è dignità, ma anche protezione dagli abusi: se una persona non è educata al piacere e al confine del consenso, resta vulnerabile.
Nel diritto all’affettività ci riconosciamo tutti, indipendentemente dalla condizione che caratterizza la nostra vita. Riconoscere l’amore significa accettare le persone come esseri umani interi, significa riconoscere che ognuno di noi ha il diritto di amare e di essere amato.

Ultima modifica: 14/02/2026

Angelo Andrea Vegliante

Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.