Dario Naccari – Il trasmettitore di emozioni

Gli piace definirsi “trasmettitore di emozioni”. E’ una persona entusiasta, un trascinatore vulcanico ed effervescente che è nel mondo del canottaggio dall’età di sedici anni e da diversi anni è il Responsabile del Settore Paralimpico della Federazione. Ti presento, in esclusiva per Ability Channel, alla vigilia dei Giochi Paralimpici di Rio, un talent scout d’eccezione: il Professor Dario Naccari.

Fare canottaggio

Una delle mie caratteristiche è quella di convincere gente a fare canottaggio, lo facevo quando ero Responsabile della Squadra Olimpica maschile per Atene, o prima ancora, quando allenavo i College, e adesso lo continuo a fare, perché io penso che dare opportunità diverse e stimoli diversi, possa essere utile sia per avvicinare al nostro sport i giovani, sia per dare delle opportunità di miglioramento delle capacità acquisendo nuovi stimoli, nuove capacità, nuove sensazioni.

Educare

Educare vuol dire sopratutto trasmettere, trasmettere in una formula di un linguaggio altamente comprensibile, perché come io sono con i capelli bianchi, trasmettere qualcosa a qualcuno, deve avere un linguaggio che la persona, sopratutto il giovane, riesca a capire.

La comunicazione

Noi siamo una generazione che siamo nati prima del cellulare, e pertanto la comunicazione a questi giovani che sono nati con il cellulare deve essere trasmessa in un linguaggio comprensibile a loro, pertanto un educatore deve ormai adeguarsi al linguaggio informatico, al linguaggio di comunicazione, alle faccine, a tutta quella simbologia che loro possono capire cosa noi vogliamo trasmettere a loro.

L’effervescenza di Dario Naccari

Effervescenza vuol dire tutto e nulla, vuol dire che fa parte del carattere, io so a cosa vuoi riferirti, diciamo al mio carattere effervescente, il mio modo di essere, ma sopratutto è quello di trasmettere emozione, se io la trasmetto in modo effervescente, in modo come una bottiglia di acqua gassata, diventa una cosa piacevole, diventa una cosa altamente stimolante, sia per loro che per me stesso, insomma.

Il canottaggio è libertà

Una mia atleta, la De Paolis, Eleonora, nel mondo della disabilità, una ragazza in carrozzina, ha detto una parola, due parole: “Il canottaggio è libertà, vuol dire abbandonare la carrozzina, montare su una barca e allontanarsi da un mezzo, che è un mezzo fondamentale ma trovare un altro mezzo di trasporto, di contatto con la natura. Nel mio modo di girare, di trasmettere questa mia effervescenza, ho cercato di coinvolgere tutta l’Italia, non solo Roma, non solo Varese, Milano, ma cercare di coinvolgere molte Regioni.

Ricevere del bene

Penso che io non faccio del bene, io ricevo del bene, perciò la cosa è ben diversa, fare del bene non esiste, io ricevo del bene, io anzi, penso che lavorando in questo mondo, ho ricevuto tante emozioni, tante sollecitazioni di vedere la vita in un altro punto di vista che, credo di aver ricevuto un sacco di bene da loro!