Marco Giunio De Sanctis – Le parole del Capo missione a Sochi

Dieci anni di Paralimpiadi, trent’anni d’attività, Segretario Generale del Comitato Italiano Paralimpico e Capo Missione alle Paralimpiadi invernali di Sochi, parlo di Marco Giunio De Sanctis, buonasera Segretario.

Buonasera, buonasera a tutti.

Come ci si sente alla vigilia di queste Paralimpiadi?E’ sempre un’emozione. Diversa, perchè ogni Paralimpiade ha il suo sapore, il proprio significato, è ovvio che ho dei ricordi straordinari per quella di Torino, nata in Italia, meravigliosa quella di Londra che per me è stata unica. La bellezza di quest’evento, che ormai è equiparato a quello Olimpico, è la pecularietà. Ogni evento al di là dell’importanza ha un sapore speciale.

Nella conferenza che c’è stata di presentazione lei ha parlato di una grande famiglia, che è appunto quella del Comitato Paralimpico, e anche di una Paralimpiade di sofferenza, un pò più complicata, difficile.
Sicuramente la più complicata, io qualche dubbio che questo paese potesse ospitare una Paralimpiade nel modo migliore, ma non parlo da un punto di vista tecnico perchè andrà tutto bene come sono andate bene i Giochi Olimpici, è un problema di procedura, è un problema d’approccio, è un problema di cultura. La cultura del paralimpismo deve essere universale, e qui abbiamo avuto dei problemi perchè poi ogni paese ha le proprie regole e tradizioni e noi ci siamo incotrati male con queste regole, senza nulla togliere alle straordinarie forze organizzative della Russia, però non è stato facile organizzare qualunque cosa, sia la squadra, la delegazione, la partecipazione generale, Casa Italia e qualsiasi altra iniziativa. Un pò per i costi un pò per la difficolta protocollare imposta proprio dal paese ospitante

Lavoro da fare ce ne è, lei è appena arrivato ed è già stato messo al lavoro, con tante cose da risolvere, però ci auguriamo che tutti i ragazzi, gli atleti compiano al massimo il loro “lavoro” qui alle Paralimpiadi.
L’ho detto in conferenza, lo ripeto, è ovvio trent’anni d’esperienza ad altissimo livello, son quasi vent’anni che faccio il Segretario di federazione, di due federazioni, Handicappati prima Disabili dopo, il Comitato Paralimpico dal 2005, ho una visione globale che mi consente di verificare quelli che sono stati gli enormi progressi di questo movimento, e tra questi progressi c’è il fatto che gli atleti hanno raggiunto una consapevolezza, proprio una coscenza di quello che valgono, di quello che sono, di quello che rappresenta la mission del Comitato Paralmpico, che è una mission invidiabile, dato che ancora risiedono nel Comitato Paralimpico dei valori, che credo che lo sport stia perdendo, come la società italiana sia mondiale sta perdendo. E questa è un’oasi che dobbiamo mantenere curata al meglio.

Quindi un grande in bocca al lupo agli atleti, domani abbiamo la cerimonia d’apertura speriamo bene in tutto.
Sì, ripeto, al di là delle medaglie, che mi auguro con tutto il cuore che possano essere conseguite, e che gli atleti, anche se alcuni saranno alla loro ultima esperienza, l’importante è che dimostriamo al mondo e al nostro paese, il nostro contenuto intimo, culturale, sociale oltre che sportivo.

Grazie segretario.
Grazie a voi, sempre gentili.