Perché la fatica è fatica – Eleonora De Paolis

Eleonora De Paolis è un’atleta emergente della nazionale italiana di canottaggio paralimpico che ha guadagnato l’accesso alle Paralimpiadi di Rio 2016. “Una mia atleta, Eleonora De Paolis, una ragazza in carrozzina, ha detto una parola, anzi due- racconta Dario Naccari – il canottaggio è libertà! Vuol dire abbandonare la carrozzina, montare su una barca…vuol dire trovare un altro mezzo di trasporto per entrare in contatto con la natura…”

La fatica

Dario Naccari è il mio allenatore, – dichiara Eleonora De Paolis – è la persona che mi ha trovato…per come sono fatta io con qualsiasi allenatore ho sempre avuto un rapporto di amore e odio, a dir la verità…”

“Eleonora è estrosa, molto estrosa… racconta Antonio Coppola – una volta che riesci a stare sulla sua onda Eleonora ti da tutto quello che può!”

“Questo rapporto di amore e odio – prosegue Eleonora De Paolis – dove so che una persona mi sta tanto dietro, e che per starmi dietro deve spronarmi parecchio spesso la vedo un po’ come un’oppressione…”

“Ogni giorno era una lotta continua per farla allenare – continua Antonio Coppola – perché a lei i lavori pesanti e lunghi non le piacciono…”

“Perché la fatica è fatica…! Mentalmente è difficile accettarla – confessa Eleonora De Paolis – e per come sono fatta io mi sento…non ho bisogno di grandi convinzioni e nel momento della fatica ho bisogno di qualcuno che mi sprona a dare il meglio di me…”

“E’ una ragazza che non molla mai, è molto tenace e tutto quello che le chiediamo…con un po’ di fatica…si riesce ad ottenere!” conclude Antonio Coppola.

La vita nello sport di Eleonora De Paolis

“Il canottaggio, come ho sempre detto, per me è libertà perché mi ha permesso di riprendere in mano la mia vita – afferma Eleonora De Paolis – Il gesto tecnico è un gesto nuovo che non conoscevo ed è uno sport che mi permette di essere immersa in un fluido, nell’acqua, senza avere nessun tipo di barriere architettoniche perché dove voglio andare vado e sono dentro una barca come i normodotati…”

“Ho iniziato sport a livello agonistico in quarta elementare, ho iniziato con la ginnastica artistica, agonismo, ero in serie C, poi ho cominciato con l’atletica leggera e ho iniziato subito con il salto con l’asta. Ho fatto salto con l’asta fino ai primi anni di università ma poi ho lasciato per studiare ed esattamente lo stesso anno dell’incidente stradale che ho avuto nel 2011 avevo riniziato a fare salto con l’asta e ad insegnare ai bambini”.

“La carabina è stata invece il mio primo e nuovo approccio con lo sport subito dopo l’incidente. E’ sempre uno sport tecnico che mi ha aiutato a riprendere coscienza di me stessa, cercare fonti di calma, di concentrazione, avere una carabina in mano, un bersaglio posto a 10 o 50 mt una cosa che devi fare è abbassare i battiti cardiaci, respirare, concentrarti e tirare…”

“Ci ha dato sempre il massimo e abbiamo avuto riscontro in continuazione – sottolinea Antonio Coppola – continua ancora a crescere perché il margine di crescita di Eleonora è ancora tanto…”

“Il canottaggio è fatica e penso che è uno sport che prima dell’incidente non avrei mai fatto…paragonabile per me al mezzo fondo nell’atletica…per farmi fare riscaldamento l’allenatore mi correva dietro… Il mio futuro è nello sport, sì, son cresciuta facendo sport ed è la prima cosa che ho ricercato dopo l’incidente, è proprio una necessità – conclude Eleonora De Paolis – è il mio mondo, me lo son creato, lo devo portare avanti…”

“Un aggettivo che forse non so se riesco ad esprimerlo: sono quelle persone che – posso dirlo? – se incendiano il mondo non l’hanno fatto apposta…” le parole del celebre timoniere Peppiniello Di Capua.