L’equilibrista – Michele Ferrarin

Michele Ferrarin è l’equilibrio, una persona molto pacata, molto riflessiva, molto metodica – ci dice il CT del Paratriathlon Simone Biava.

L’equilibrio

L’equilibrio trasportato nella mia quotidianità vuol dire fare un po’ i giocolieri, riuscire a soppesare sempre qual è il limite verso il quale è sempre stare un pochino alla larga, vuoi per essere troppo presi dal lavoro, vuoi per essere troppo concentrati sull’allenamento o essere troppo presi male, perché magari fisicamente non ci si sente come si vorrebbe, e tutti questi aspetti devono essere messi comunque sulla stessa bilancia, e devono avere quel giusto equilibrio per poter proseguire nel tempo.

Buongustaio

Michele Ferrarin è un atleta che non ha fondo da un punto di vista dell’alimentazione – racconta il Tecnico Simone Biava – lui quando esce una pizza non è una pizza normale, è una pizza doppia, tripla pasta, quindi con triplo impasto, queste sono le sue normali quantità per la sopravvivenza, nonostante il fisico molto magro.

La pazienza

Non serve solo presentarsi all’allenamento ma bisogna farlo anche bene, pazienza è quella di star lì e insistere, star lì sempre sul pezzo, e non mollare mai.

La libertà

Libertà è proprio il senso che mi dà il triathlon, quello che dico sempre come prima emozione che mi dà il triathlon, perché la possibilità di nuotare in acque libere, di pedalare all’aria aperta, di correre, le condizioni sono sempre diverse, anche la stessa gara in anni diversi ha condizioni diverse, quindi ci sono sempre degli scenari nuovi.

La festa

Spero che a Rio le cose vadano bene, insomma, l’anno scorso a Chicago abbiamo fatto un ottimo Mondiale, la preparazione è stata finalizzata a quello, adesso è tutto il 2016 che lavoriamo per Rio, spero che anche a Rio si possa festeggiare, certo che comunque solamente esserci è già un successo, a dir la verità, non fosse altro per l’impegno o per i sacrifici che abbiamo fatto, quindi tutto quello che viene in più sarà sicuramente qualcosa da festeggiare in ogni caso.

La gara

Mi scorrono magari nella testa le immagini di mille situazioni vissute, di difficoltà, di sacrifici, quindi affronto una gara con questi sentimenti, la rabbia non l’ho mai utilizzata per fare una gara, non la confondo con la determinazione, quella sicuramente sì.