La tartaruga – Giancarlo Masini

Ha un negozio-laboratorio dedicato alle biciclette a Castiglione delle Stiviere dove espone i trofei da lui conquistati, ma il suo primo vero amore è il motocross. A soli 22 anni però deve abbandonare questa passione per una lesione ai tendini della mano e per questo motivo si avvicina al mondo del ciclismo. Durante una gara rievocativa delle vecchie glorie del motocross subisce un incidente che lo rende paraplegico ma che non gli fa perdere la passione che ha per il ciclismo. I risultati non tardano ad arrivare con la conquista di due argenti, uno nei Campionati del Mondo negli Stati Uniti nel 2014 ed un altro nella Coppa del Mondo in Francia nel 2015 e, sempre nello stesso anno, la Coppa Italia. Tenace, duro, determinato…Giancarlo Masini.

Ripartire

“E’ stato un giorno abbastanza sfortunato perché doveva essere una festa e invece ha cambiato la mia vita. Quel giorno lì avevo una gara di motocross che era un “remember” di tutti i ragazzi che avevano fatto i mondiali negli anni in cui ho fatto io i mondiali di motocross. Doveva essere una festa perché c’era la gara padre-figlio e c’erano anche i miei figli che così hanno assistito al mio incidente…gli ultimi due giri alla sera son stati fatali, la caduta e purtroppo quello che ne è conseguito, la lesione della vertebra e di conseguenza 7 mesi di ospedale con tutto quello che ne viene dietro dopo.

“Loro, i miei figli, non lo danno a vedere, comunque io penso che li abbia spaventati tantissimo e gli ha insegnato che ci si può fare del male e che non è così impossibile che ti succeda…Penso sia stata veramente una lezione grossa di vita per loro, non solo per come è avvenuto l’incidente ma anche per il dopo, quello che c’è stato che mi son stati vicini. Hanno avuto dei momenti veramente difficili, perché loro da quando erano piccoli mi hanno visto cadere dalla mountain bike e rialzarmi o cadere con la moto quelle poche volte che andavamo. Quella volta lì, dell’incidente, cadere e non rialzarmi per me era un senso di vergogna nei loro confronti perché non riuscivo ad alzarmi per fargli vedere che stavo bene, e per loro è stato un grosso shock perché mi hanno sempre visto come una persona forte, invincibile, imbattibile…forse questo era quello che facevo vedere io a loro, però quella volta lì quella botta gli ha causato un grosso shock.

“Finché si è normali, si sta bene fisicamente, non ci si pensa a come sta una persona che sta veramente male, e quando ti trovi in quelle situazioni lì cerchi di somigliare il più possibile ancora a quello che eri prima, cerchi di prendere quello che c’è di buono e…ripartire.

La storia della tartaruga

“Venne a Montichiari, dietro l’Hotel Garda – racconta il CT della Nazionale Mario Valentiniho visto arrivare questo ragazzo che camminava con le stampelle, sale sopra l’handbike, fa 50m e lo fermo e gli dico:
– L’handbike non è per te, non sei capace. Perché non provi con la bicicletta?
– Lui mi risponde: io non posso andarci con la bicicletta, perché se cado sono come le tartarughe, non riesco a rialzarmi. 
– Ed io gli ho risposto: perché, i corridori cadono?”

“Riparto con l’handbike – continua Giancarlo – trovo sulla mia strada Mario Valentini che come mi vede scendere dalla macchina mi dice:
– Ma tu cammini con le stampelle?
– Sì…
– E allora che ci fai con l’handbike? Tu devi pedalare, mi han detto che pedali anche un po’…

Da quel momento mi si è accesa una luce dentro perché io non pensavo che ci fossero categorie per la mia disabilità…”

“Quando mi ha detto di salire in bicicletta io gli risposto:
– Guarda Mario che io se cado sono come le tartarughe, con le gambe all’aria, perché io non riesco a sganciare i piedi e praticamente rimango come una tartaruga girata al contrario..
– Lui mi ha risposto: Guarda che i ciclisti mica devono cadere, devono pedalare! Tu devi saltar su e pedalare, e basta!

E così è nata questa cosa della tartaruga…”

La bicicletta

“La cosa che mi mancava tantissimo dentro era l’agonismo, io ho sempre avuto l’agonismo dentro sin da quando ero bambino e togliermi la possibilità di gareggiare e confrontarmi con gli altri quando ancora non sapevo se avrei ancora avuto la possibilità, era veramente brutto ed è per questo che mi sono dato all’handbike, perché vedevo che si poteva fare.”

“Poi quando salgo sulla bicicletta con le due ruote, così dall’alto, riesco ancora ad essere quasi quello di prima, ritorno un po’ spensierato, è l’unico modo di sentirmi ancora con i miei amici lì, come prima come quando uscivamo assieme, mentre nella vita normale quello che hai è evidente e ti rallenta, diventa tutto più lento e più difficile da fare anche se puoi fare quasi tutto ancora però diventa più difficile ecco.”

Se chiudo gli occhi…

“Dolomiti. Se chiudo gli occhi un attimo mi viene in mente Passo Pordoi in un attimo…ma non è che sia impossibile, ci vado a farlo comunque, però frequentemente quando chiudo gli occhi e penso al senso di libertà mi viene in mente Passo Pordoi, non so perché…”

Altro che sfigati!

Tutte le persone che hanno un brutto incidente – ci spiega Mario Valentiniper circa due anni hanno un rapporto cattivo con la famiglia, con gli amici, con loro stessi. Questi atleti vorrebbero fare lo sport del tiro con la pistola perché la vorrebbero far finita; Giancarlo dopo 6 mesi da questo brutto incidente, perché cammina con le stampelle, è ripartito. Be’ uno così io credo che sia bene averlo in squadra.”

“Sfigati no, sfortunati sì, sfortunati a cui è capitato un grave incidente ma con una grande grinta per poter ricominciare perché io tutti i ragazzi che ho conosciuto avevano tutti una gran forza di volontà. Ho visto anche gente che si è buttata giù, per l’amor di Dio, che si è lasciata andare, però quel mondo in cui siamo noi adesso, che è qui attorno, è difficile pensare che sia quello degli sfigati, anzi, a trovarli. E’ gente con le palle questa qua, altri che sfigati!

Con un bel sorriso

“Con un bel sorriso mi viene in mente un mio amico che avevo in ospedale. Si chiama Orazio ed è stata la persona che ho avuto in camera per tre giorni solo perché dopo ha cambiato camera però…mi avevano appena trasferito a Milano ed io ero lì da poco, ero ancora immobile nel letto e vedo ‘sta persona con la carrozzina che mi sorride, contento..Ed io ho pensato subito ‘Cavolo, magari anche io potessi essere così anche io!’.
Lui era tetraplegico, e quando penso ad un sorriso penso al suo che mi è arrivato come una botta di ossigeno, mi ha tirato su di morale in quel momento lì, molto…”