La canoa di Heidi – Veronica Yoko Plebani

Contrae una meningite fulminante batterica di tipo C, che la porta alla perdita delle falangi di mani e piedi. Dopo questo partecipa subito alla Maratona di New York e si avvicina alle discipline paralimpiche di canoa e snowboard. La canoa le piace molto ed ottiene degli importanti risultati fino ad avere il pass per le Paralimpiadi di Rio 2016. Oltre a questo, nel 2014 partecipa ai Giochi Paralimpici Invernali di Sochi con il cross-snowboard. Si è diplomata quest’anno, arriva dalla disciplina canoistica pluviale, ed ha intrapreso il Kayak in velocità, dimostrando di essere una grande atleta nella paracanoa. E’ qui con noi, Veronica Yoko Plebani.

Veronica Yoko Plebani

“Quando sono in acqua dipende dalla giornata, a volte sono veramente grata di poterlo fare, di essere in acqua tutto il giorno, quando c’è gente che sta in ufficio, che non è una cosa che fa tanto per me, e far qualcosa che mi piace è già un grande risultato per me”.

“Veronica – racconta il CT della paracanoa Stefano Porcu –  io l’ho conosciuta che aveva sedici anni e mezzo, veniva a far le gare con una barchetta che sembrava la canoa di Heidi, molto simpatica lei, e poi con anche una gran voglia di fare, e una voglia di rivalsa nei confronti della vita, e forse più che il progetto sportivo abbiamo sposato un progetto umano con lei, perché chiaramente per lei lo sport era diventato strumento di rivalsa nei confronti delle avversità e di ciò che gli era accaduto”.

Snowboard e canoa

“Negli sport invernali mi diverto tanto – spiega Veronica Yoko Plebani – cioè nello sport invernale che è lo snowboard per me, mi sono sempre divertita un sacco, però avevo bisogno di allenarmi tanto e di far fatica per avere una soddisfazione diversa, a livello di risultati. E’ totalmente diversa la canoa dallo snowboard, e la preparazione non coincide quasi in niente, a parte quelli che possono essere i lavori di equilibrio, coordinazione, che poi mi sono serviti anche in barca, mah, a parte questo, non sono mai riuscita a coniugare le due preparazioni”.

“Una delle caratteristiche di Veronica – continua Stefano Porcu – è che io non gli ho mai visto perdere il sorriso, e questo forse ci ha dato più coraggio, modo di investire nei suoi confronti dal punto di vista sportivo. Ci ha premiato ogni anno, effettivamente ha lavorato duramente, è arrivata oggi con dei grandi risultati, personali e sportivi”.

L’allenatore

“Dev’essere rompiballe, dev’essere pesante, sennò non funziona, perché io, almeno parlo per me, sono molto difficile da gestire magari, e quindi spesso mi viene da rispondere così e invece se ho qualcuno con il polso fermo, o di testone come allenatore, riesce a tenermi sotto controllo, e magari io ho un po’ di soggezione verso questo allenatore, e riesco ad ascoltarlo”.

“E’ una ragazza un po’ viziata – racconta il suo compagno di squadra Federico Mancarella –  però alla fine bisogna prendere un po’ tutte le sue sfaccettature, comunque è determinata in quello che fa, però è pesante, porca vacca è proprio pesante”.

L’amore per la danza

“In vita mia, prima di ammalarmi, facevo danza, che è la mia passione in assoluto, la mia ginnastica artistica, e dopo mi sono ributtata sullo snowboard perché lo facevo ancora prima di ammalarmi, ma giusto perché lo faceva mio padre, mio fratello, e quindi lo facevo per divertimento, e poi mi sono buttata sullo snowboard e sulla canoa dopo essere uscita dall’ospedale. Io vengo dal fiume, da Palazzolo sull’Oglio, c’è il fiume che è la mia casa dove mi piace sempre tornare, dove c’è il mio Club, il Club per cui gareggio, dove c’è il mio allenatore, l’allenatore che mi ha avviato, che mi ha portato fino a qua, però ora quest’anno, dove dovevo concentrarmi su alcuni aspetti della velocità, mi sono trasferita a Milano, vicino all’idroscalo, dove mi alleno con il mio nuovo allenatore, e lì mi alleno tutto il giorno, tutti i giorni, da un anno”.

I miei cani

“Il cane piccolo ce l’ho da sette anni, e l’avevo recuperato in Sardegna da una famiglia che non poteva più tenerlo perché, avevamo una seconda casa in Sardegna e quindi era un po’ il mio posto d’estate, e lì avevamo recuperato questa Cocò che non poteva più stare lì, e ce la siamo portati a casa perché io mi sono innamorata follemente, con tutte le promesse del caso, del primo cane a dodici anni, del tipo – lo porto io fuori tutte le sere, ci penso io, mi prendo la responsabilità – e poi vabbe’, la mamma ha fatto il suo, e questo era prima di ammalarmi, ce l’avevo già, e quindi è un po’ il mio cane da sempre, poi adesso c’è Artù, che mi è stato regalato a Natale, il primo Natale a casa dopo l’ospedale, e vabbe’, Artù è troppo bello per non amarlo, e poi è proprio una persona, è super-espressivo, e tutte le volte che torno a casa il weekend – conclude Veronica Yoko Plebani – mi salta addosso, mi fa le feste, quindi è sempre bello trovare una persona, oddio è come una persona, che ti vuole così bene incondizionatamente…”