Andrea Devicenzi – Trasformare i sogni in obiettivi

All’età di 17 anni per un incidente motociclistico il suo cuore si è fermato…tre tentativi di rianimazione…i primi due falliti…al terzo tentativo il cuore è ripartito…e da lì è cominciata la bella avventura di un triatleta e mental coach, ti sto parlando di Andrea Devicenzi, che si è raccontato ad Ability Channel

La storia di Andrea Devicenzi

“E’ ripartito diversamente…perchè un incidente a 17 anni, dove come esito si ha un’amputazione, si può pensare che la vita viene completamente compromessa – racconta Andrea Devicenzi – è un’età che si sogna, si sogna molto…e io mi sono accorto dopo di vere sempre sognato una vita con due gambe…dopo averne persa una c’è stato un attimo che mi ha fatto pensare che tutto fosse distrutto e la mia vita compromessa…Con l’andare del tempo ho scoperto che con la forza mentale, la forza di volontà senza smettere mai di sognare, si possono raggiungere degli obiettivi importanti sia a livello di vita, di lavoro e di famiglia che sportivi”.

L’importanza dello sport

Schermata 2014-01-04 a 10.42.13“Ho sempre fatto sport nella mia vita sia prima dell’incidente che dopo a livello amatoriale proprio per il gusto di star bene – prosegue Andrea Devicenzi –  Son convinto che lo sport, oltre che il fisico, ti mette anche in condizione a livello mentale di farti star bene. Ho conosciuto l’agonismo proprio negli ultimi anni e il ciclismo ne è stato il principe. Negli ultimi due anni mi sono avvicinato con un amore spassionato al triathlon sempre perchè nelle sue tre specialità, che sono il nuoto, la bici e la corsa, c’era comunque presente il ciclismo”.

Andrea Devicenzi e la passione per il ciclismo

Schermata 2014-01-04 a 10.40.25“A livello internazionale ho cominciato a gareggiare nel ciclismo nel 2009 per riuscire a conquistare i punti per partecipare alle paralimpiadi di Londra 2012. Una volta capito che queste non potevano essere raggiunte perchè atleti più forti di me avevano conquistato i punti ho spostato il mio focus su obiettivi diversi da quelli classici dove si può vincere una medaglia e dove esiste un podio… Ho fatto due esperienze, una nel 2010 e una nel 2011, la prima in India, sulla strada carrozzabile più alta del mondo – dove non esiste testimonianza che nessun atleta amputato al mondo l’avesse tentata – assieme all’amico Stefano Mattioli abbiamo scalato più vette oltre i 5000 mt, l’ultima è il Kardlung La di 5600 mt. Nel 2011 invece insieme al mio team abbiamo impostato la mia stagione per un’altra impresa chiamata l’olimpiade dell’Randonnèe che si svolge a Parigi ogni 4 anni che si chiama la Parigi-Brest-Parigi: è una gara di 1230 km da affrontare in un tempo dichiarato da 80 a 90 ore. Io ho dichiarato il tempo di 80 ore e sono stato il primo amputato della storia a terminarla perchè sono riuscito a stare sotto le 80 ore, ovvero in 72 ore e 42 minuti”.

Il triathlon

Andrea Devicenzi“Due anni fà ho iniziato il triathlon – spiega Andrea Devicenzi – cominciando l’avventure insieme al paratriathlon italiano. Il paratriathlon è già un’attività praticata da molti anni in diverse nazioni al mondo, mentre in Italia c’è stata la prima gara promozionale a Lido delle nazioni nel novembre del 2011 e io ho fatto parte di quella quindicina di atleti che hanno iniziato il paratriathlon in Italia. Ho avuto ottimi risultati sia nel 2012 che nel 2013 conquistando un bronzo ad Eilat ai campionati europei e quest’anno un argento in Turchia. Poi purtroppo nel settembre di quest’anno sono dovuto star fermo per un gran mal di schiena e ho dovuto rinunciare ai mondiali che ci sono stati a Londra. Ero preparatissimo, è stata una rinuncia molto difficile perchè la preparazione per un mondiale richiede enormi sacrifici, però mi sono sentito di mettere in quel momento come priorità la mia salute…”

Il mental coach

Schermata 2014-01-04 a 10.43.06“L’esperienza del mio incidente, dell’amputazione, e poi successivamente per le varie sfide che si sono presentate durante la vita e non da meno anche quelle sportive…ho veramente capito l’importanza che ha la forza mentale. Non è possibile pensare che un risultato sportivo o il superamento delle difficoltà della vita – continua Andrea Devicenzi – siano soltanto dovute alla forza fisica e a una preparazione fisica; io penso che il raid in India come la Parigi-Brest-Parigi, come altre sfide che ho vinto nella vita come aver trovato un lavoro non da diversamente abile ma come una persona perfettamente normale, l’essermi creato anche io una famiglia, siano dovute proprio da una forza mentale, un volere raggiungere gli obiettivi, e questo mi ha portato ha imiziare un percorso per diventare mental coach, cioè studiare quelli che prima erano riusciti a collocare in una specialità chiamata pnl cercando di riuscire a estrarre dalle persone le loro maggiori qualità e se non ne sono venuti ancora a conoscenza dargli i mezzi e gli strumenti per poterle tirar fuori”.

I sogni trasformati in obiettivi

“Mi piace pensare di riuscire a dare agli altri quello che, forse, io a livello inconscio ho trovato senza che nessuno me lo insegnasse…avere degli obiettivi, avere dei sogni…prima dei sogni, perchè se i sogni rimangono tali…bisogna trasformarli in obiettivi. Purtroppo tante volte la società in cui viviamo non ci permette di sognare, è sempre tutto negativo. Sono convinto – conclude Andrea Devicenzi – che esista anche al giorno d’oggi la possibilità di raggiungere i sogni che uno si è prefissato…”