Mario Scarzella: Italia nazione guida nell’arco

In occasione dei Campionati Italiani Indoor Para-Archery che si sono svolti a Suzzara (MN) dal 5 al 7 febbraio scorsi, Riccarda Ambrosi di AbilityChannel ha intervistato il Presidente della FITARCO Mario Scarzella.

Il segreto di una Federazione che porta 7 atleti a Rio

Il mio esordio in AbilityChannel è stato quattro anni fa ai Campionati Mondiali di Tiro con l’Arco a Torino e devo dire che mi ha portato bene, ricordo perfettamente quel momento dove ho avuto anche il piacere e l’onore di conoscere tanti atleti importanti ma soprattutto un Presidente molto in gamba che è qui vicino a me, il Presidente della FITARCO Mario Scarzella con il quale ci ritroviamo. Mi fa molto piacere riprendere a collaborare con la vostra Federazione, con Lei e con tutti i suoi atleti, perché è una bella famiglia che sta ottenendo dei risultati veramente importanti. Vorrei sapere Presidente, qual è il segreto per portare sette atleti a Rio?

“Avere degli atleti fantastici! A parte gli scherzi, questo è vero..ma prima di tutto bentornata, è un piacere rincontrarti dopo 4 anni sulla linea di tiro dell’arco..grazie di essere qui con noi di nuovo. Andare a Rio e portare 7 carte paralimpiche..ne avevamo vinte 8, poi purtroppo per un piccolo cavillo di regolamento una ci è stata tolta e quindi sono sette. Diciamo che rispetto a Torino c’è stato un salto di qualità enorme! A Torino se ben ricordo l’unica che era riuscita ad ottenere il pass era stata Elisabetta Mijno, per tutti gli altri il pass eravamo riusciti a conquistarlo poi in giro per il mondo. Quest’anno la squadra, dopo 4 anni di vero duro lavoro, di sviluppo, di raduno, di impegno dei ragazzi è arrivata a Donaueschingen, la città tedesca in cui sono stati fatti i Campionati del mondo, realmente in forma smagliante. Ma non ha conquistato solo i 7 pass, ha vinto anche 8 medaglie, ha vinto i Campionati del mondo individuali, ha vinto i Campionati del mondo a squadra, ha fatto record mondiali…quindi realmente tutto il movimento ha tratto profitto dal lavoro che è stato svolto in questi quattro anni, abbiamo cambiato centro di preparazione paralimpica e siamo passati da Varallo Pombia a Padova e oltre a fare i complimenti ad Oscar De Pellegrin devo ringraziare il Centro di Padova che ci ospita e dove sono state buttate le basi per arrivare a questo.
Di carte possiamo ancora conquistarne qualcuna e a fare questo ci proveranno i ragazzi, ci proveranno quelli che non l’hanno ancora ottenuta, ci proveranno ai prossimi Campionati Europei, un’altra gara che volevano portare in Cina e che siamo riusciti a tenere qui in Europa proprio per dare ai ragazzi la possibilità di giocare queste carte e di partecipare a questi eventi nel loro ambiente.
Rio sarà tremendo perché è vero, noi siamo cresciuti tantissimo, l’Italia è una delle Nazioni guida nell’arco e quindi nel mondo paralimpico, ma anche gli altri non stanno scherzando. L’Iran ha conquistato con una ragazza, che tra l’altro aveva battuto Elisabetta Mijno alle finali di Londra, anche il pass olimpico e non solo paralimpico e questo significa che ormai anche tutte le altre Nazioni sono di una levatura altissima. Tra l’altro come sai, te che eri con me a Torino,vincere una medaglia d’oro o non salire nemmeno sul podio può dipendere da un mucchio di cose come il vento, le condizioni climatiche da un millimetro in più o in meno, quindi realmente le condizioni saranno tremende. Come Federazione Internazionale però abbiamo già potuto fare in modo di dare anche al mondo paralimpico la possibilità di partecipare prima e di fare la pre-olimpica: abbiamo preso le tre ragazze migliori tra cui Elisabetta Minjo, e i tre ragazzi migliori del mondo paralimpico e li abbiamo portati con una squadra a fare la pre-olimpica con i normodotati. In quell’occasione hanno già avuto la possibilità di poter testare il campo, di poter valutare tutte le problematiche, i trasporti.. Il campo rispetto al villaggio è ad un’ora e mezza di distanza quindi ci saranno tutte le problematiche inerenti ai trasporti, tutte le problematiche di tempistica. I ragazzi dovrebbero svegliarsi alle 4 del mattino ma cercheremo di ovviare a questo cercando delle sistemazioni alberghiere per loro, per chi deve tirare presto la mattina..tutta una serie di accorgimenti per cercare di mettere gli atleti nelle migliori condizioni e fare in modo che diano il massimo. Poi per vincere le medaglie… siamo nelle mani dei ragazzi, che io reputo stupende!”

Con il progetto “Arco senza barriere” … gli atleti raddoppiano

Presidente, ha parlato di Oscar De Pellegrin, un grandissimo atleta. Il suo nome mi fa pensare ad “Arco senza barriere” ed al fatto che il numero degli atleti si è raddoppiato, anche questo è un traguardo importantissimo…

“La ringrazio per aver accennato ad Oscar De Pellegrin, che ha finito la sua carriera di atleta senza voler più tirare una freccia ed è un’idea che io ho rispettato completamente anche condividendola da un certo punto di vista. Abbiamo lavorato, ed in modo particolare lui, per creare questo progetto di “Arco senza barriere” per ampliare il movimento…e sì, siamo raddoppiati, ma quello che mi fa realmente più piacere, e credo che anche il CIP debba prendere atto di questa situazione, è che sulla linea di tiro sono stati portati molti ragazzi giovani, perché è vero che lavoriamo a Padova con il Centro di alto livello, però organizziamo anche dei raduni giovanili a Roma. Il nostro intento è quello di invogliare ragazzi giovani dandogli una possibilità di fare sport, cercare di farli avvicinare al tiro con l’arco, accompagnandoli man mano nella vita agonistica fino a fargli raggiungere determinati risultati. Non a caso il primo campione del mondo giovanile è stato un italiano.
Tutto questo ha portato quell’entusiasmo che si è creato intorno al movimento e credo che questo la FITARCO lo riconosca assolutamente ad Oscar, ed il CIP dovrebbe riconoscerlo in modo particolare a livello nazionale così da condividere questa esperienza, e noi siamo più che disponibili in questo, con le altre Federazioni del CIP.”

Il tiro con l’arco, uno sport di vera inclusione

Penso al tiro con l’arco come ad un’inclusione totale nel senso che parliamo di atleti normodotati e di atleti disabili, penso a Paola Fantato e ad Eleonora Sarti per citare due esempi…

“Lei ha citato due esempi italiani, io prima ho citato l’esempio della ragazza iraniana che tra l’altro un mese e mezzo fa ha conquistato il pass per andare alle Olimpiadi. E’ vero, parliamo di atleti unici come Simonelli, Eleonora Sarti…”

Devo dire una cosa riguardo Simonelli, apro una parentesi..Ho provato proprio a Torino, vista la mia tipologia, quindi la difficoltà che ho anche a livello delle braccia, a tirare l’arco compound proprio con Simonelli…e ce l’ho fatta!

“Complimenti vivissimi! Tu sai benissimo che l’arco compound è un arco particolare che ha uno sforzo molto più forte a metà però quando si arriva in ancoraggio lo sforzo viene scaricato del 70% sulle carrucole…quindi se sei riuscita ad aprire il compound ti faccio realmente i complimenti. Simonelli è una persona favolosa, come Eleonora Sarti. Tra l’altro ci fa anche piacere che abbiano conquistato il posto come Mix Team, quindi a parte le loro prove individuali faranno entrambi la prova a squadre Mix Team, tireranno assieme. Su questo hanno perso una semifinale per un punto ai mondiali, ma io credo che sia una delle coppie favorite alle prossime paralimpiadi. Tra l’altro sono due ragazzi con il carattere completamente diverso, Eleonora è completamente serena, idilliaca, Simonelli invece è più duro, quindi si completano perfettamente sulla linea di tiro.”

Il simbolo dell’arco ed i suoi mille significati

Per chiudere una curiosità: proprio ieri sera ho visto una pubblicità di un profumo in televisione con un arco che era il protagonista e mi sono chiesta..l’arco cos’è, che simbolo è?

“E’ vecchio il simbolo dell’arco, colpire al cuore con una freccia vuol dire tante cose…vuol dire Cupido, vuol dire immedesimarsi in un progetto e  cercare di portarlo a termine, vuol dire essere realmente colpiti da qualcosa che ti lascia una segno nella vita. A me personalmente il segno lo ha lasciato e lo ha lasciato molto grande, ormai questo è il sedicesimo anno che faccio il Presidente e credo che la freccia sia andata a segno completamente e di questo rendo grazie a tutto il movimento, sia olimpico che paralimpico, ed in modo particolare a tutti i nostri atleti.”

Lei presidente deve continuare così perché tramite lei, gli atleti e quello che trasmettete…colpite dritti al cuore! 

“Io la ringrazio, cercherò di colpire al cuore anche qualcun altro…comunque vi ringrazio della vostra collaborazione ma per concludere vorrei dire un’ultima cosa. L’unica cosa che mi rincresce è che obiettivamente noi andiamo sotto la luce dei riflettori ogni 4 anni, dopo siamo un po’ abbandonati, mentre sarebbe bello che questa cosa continuasse sempre anche per dare la possibilità a tutti i ragazzi che vogliono avvicinarsi al nostro sport di capirlo e conoscerlo”.