Diego Gastaldi: “Non bisogna vedere chi fa sport come un superuomo”

In occasione dei Grand Prix FISPES di Grosseto 2019, la redazione di Ability Channel ha incontrato svariati atleti che hanno accettato di raccontarsi alle nostre telecamere. Uno di loro è Diego Gastaldi, nato nel 1984 a Nuoro (Sardegna) e persona con paraplegia. Nel mondo dello sport paralimpico pratica la corsa in carrozzina e, al momento, è uno dei più forti esponenti della disciplina. Durante la nostra chiacchierata, Gastaldi ha delineato il suo punto di vista su diverse tematiche legata alla disabilità e all’attività sportiva.

“L’atleta con disabilità? Non è un superuomo”

Il primo punto che emerge dall’intervista con Diego Gastaldi è la lotta agli stereotipi. L’atleta, infatti, sottolinea il proprio interesse a combattere contro il cliché secondo cui il disabile è un eroe sempre e comunque: “Non bisogna vedere chi pratica sport come un superuomo. Rischi di guardare a certe personalità sportive della disabilità come inarrivabili”. Una conseguenza che ne chiama in causa un’altra, poiché una persona disabile è portata a non confrontarsi nel mondo paralimpico per paura e incertezza. Oltretutto, “un disabile è una persona come tutte. Non è che ora io sono un’altra persone perché non cammino più. Sono lo stesso che ero prima. Non bisogna fare un distinguo disabile e non disabile: il disabile è solo una persona che ha delle difficoltà in più”. 

“La mia migliore vittoria? L’indipendenza”

Il ruolo benefico dello sport è abbastanza noto a tutti. Tuttavia, come abbiamo visto poc’anzi, possono nascere varie difficoltà per le quali una persona decide di non avvicinarsi a tale mondo. Per Diego Gastaldi, invece, “è stato naturale, anche perché già da piccolo praticavo sport”. Un meccanismo, dunque, che non si è inceppato nemmeno dopo l’incidente: “Avevo 27 anni, non avevo mai visto un medico e non sapevo cosa fosse la malattia e il danno fisico. All’inizio non è stato facile, avevo paura del giudizio delle persone e del fallimento. Era normale, quello che tutti hanno quando cominciano qualcosa”.

In questo campo, perciò, l’atletica paralimpica ha avuto una funzione cruciale: “È un mondo bello, ma non lo devi fare solo per ottenere risultati. La medaglia la vince uno, ma i vantaggi dello sport ce li hanno tutti. La mia grossa vittoria è la mia indipendenza. Il centro della mia vita sono io e ciò che voglio essere. Da quando faccio atletica, ho conosciuto un sacco di persone in giro per il mondo che mi hanno dato tanto, non solo come sportivo, ma anche come uomo”. 

“La mia Disabilità Positiva? Spostare i limiti sempre più in là”

Come spesso accade sulle nostre ‘frequenze’, anche Diego Gastaldi ci ha consegnato la sua interpretazione di Disabilità Positiva: “Non pormi limiti sulla mia disabilità. Ovviamente ci sono, ma cerco di spostarli sempre più in là”.

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