Mi racconto con il sorriso – Giusy Versace

Giusy Versace è l’ultima testimonial di “A World of Athletics” la campagna nata per promuovere i Campionati Europei di Atletica Paralimpica di Grosseto 2016.

I 400 metri

“I 400 metri è stata una grande sfida – racconta Giusy Versace –  una bella avventura, una grande sorpresa, non credevo nemmeno di arrivare alla fine, l’ho gestito male, mi sono beccata anche il rimprovero del coach, di Giannini, del mio allenatore che mi ha detto: “Io ti avevo detto che non dovevi andare forte”, ho fatto un passaggio troppo veloce, i primi 200 metri, i primi 3 li ho fatti veramente talmente sparata, che l’ultimo rettilineo ho avuto le allucinazioni, sperando di intravedere qualcuno con la flebo al traguardo. I primi tempi io mi vedevo come una papera che saltellava, non ho mai fatto corsa, non ho mai fatto atletica, sono sempre stata una sportiva ma essere sportivi ed essere atleti, sono due cose diverse”.

L’incidente di Giusy Versace

“Il grande amore che io ho per la vita – confessa Giusy Versace –  ha fatto sì che io il giorno dell’incidente, trovassi la forza di uscire da quella macchina, il giorno dell’incidente non ho ceduto alla seduzione della morte, ho sbarrato gli occhi ed ho cercato di rimanere lucida, mi sono aggrappata alla vita con le unghie e con i denti davvero, perché mi sono resa conto, in quel momento, di che grande voglia, di che grande amore io avessi nei confronti della vita”.

La fede

“La fede mi ha aiutato a gestire il dolore – continua Giusy Versace – sopratutto, perché quando ti capitano cose così grosse come quella che è capitata a me, un evento traumatico che ti stravolge completamente la vita, inizialmente io l’ho vista anche un po’ come una punizione no, ho guardato il cielo ed ho detto – Oh Dio ma che ho fatto io di male? perché devo perdere le gambe quando ci sono tanti delinquenti in giro che scoppiano di salute – ed io non mi davo pace per questa cosa qua. Poi feci un viaggio a Lourdes, e davanti a quella grotta, ebbi un’ispirazione, ci fu come una voce che mi sussurrava: “Gira quella domanda, perché non a te? Che hai tu più degli altri?” Io ho iniziato a guardarmi allo specchio, a guardare a queste nuove gambe, brutte, pesanti, bianche, che facevano spesso male, non come ad una croce da portarmi dietro, ma come ad una nuova opportunità di vita”.

Un nome importante

“Io sono cresciuta comunque con un nome importante, però anche pesante, e ho sempre scelto di rimanere comunque dietro le quinte, non ti nascondo che quando i giornali hanno iniziato a parlare di me nel 2010, quando ho iniziato a correre, la cosa mi ha dato molto fastidio. Io ho accettato il compromesso, e ho accettato di espormi, e di mettere in qualche modo anche la mia vita, di renderla pubblica, solo nel momento in cui ho capito che questo poteva servire da stimolo ad altri”.

Persone speciali

“Penso che di persone speciali ce ne siano tante, forse ce ne sono alcune, tipo io, tipo Alex Zanardi, tipo altri, che magari abbiamo, semplicemente la voce un po’ più forte, un po’ più alta, rispetto a qualcun altro, e allora se la nostra voce può diventare anche la voce degli altri, penso che, di aver fatto una cosa bella, poi magari non si può stare simpatici a tutti eh…”

Il bello della vita

“Tu sei bello, sei sorridente, sei coinvolgente, sei solare, sei propositivo, per me quella è la bellezza, la vita è bella, quando esce il sole è bello, quando, il caffè con un’amica, una telefonata con la mamma, le polpette di melanzane della mamma, quelle sono belle, se vuoi ti mando la foto la prossima volta, quella è la bellezza”.

Il calcio

“E’ il calcio, è una croce il calcio, dalla gioia passiamo al calcio? No, anche il calcio è una gioia, per carità… Soprattutto adesso, con la Domenica Sportiva, ho avuto modo di frequentare molto l’ambiente calcistico, ho avuto la possibilità di lavorare e di confrontarmi con persone che hanno fatto la storia del calcio, e sto imparando un sacco di cose”.

La musica

“La musica è il vero doping, la musica è adrenalina, la musica ti carica, poi io l’ho scoperto, ho sempre amato la musica, non sono di quelle che va nella warm-up con le cuffie, che si allena con la musica, perché al contrario, mi confonde. Poi, dopo l’esperienza a Ballando, con la musica ho riscoperto anche me stessa, la gioia del ballo, che mi ha permesso anche di rimettere i tacchi”.

Il teatro

“Dopo l’esperienza a Ballando, visto che con Raimondo Todaro, che è stato il mio ballerino, è nata questa bellissima amicizia e anche questa bellissima complicità, abbiamo fatto un esperimento a Teatro, e la cosa pazzesca, che da un esperimento è nato uno spettacolo teatrale bellissimo. Quando io penso, che mi racconto ballando – conclude Giusy Versace -mi vengono i brividi solo all’idea, e mi fa piacere sapere che questa cosa può emozionare gli altri”.

 

“Comunque io ho scritto un libro, che sono certa che tu non hai letto, non ti nascondere dietro la telecamera, perché lo so che non l’hai letto…”

“Mi racconto con il sorriso non ti piace?”