La racchetta, strumento di battaglia! Giada Rossi

Giada Rossi, nuova stella azzurra del tennistavolo paralimpico, tetraplegica dall’età di 14 anni a causa di un incidente in piscina, si è raccontata in occasione del Lignano Master Open.

La carica

“La carica è una forza anche innata – spiega Giada Rossi –  ti spinge ad andare avanti ed ad affrontare le situazioni al meglio, vedere le cose positive, lavorare anche sui difetti, che non bisogna mai dimenticare, avere fiducia negli altri, nel prossimo, vedere il bicchiere sempre mezzo pieno!”

“La pallavolo è uno sport di squadra, uno sport che ho praticato fino a 14 anni, anno in cui ho avuto l’incidente…ero abituata ad essere il capitano, il leader, però un conto è far forza agli altri e un conto è fare forza a se stessi che è una cosa molto più complicata e difficile…infatti diciamo che soffro ancora questo divario tra il gruppo e l’individuale, però spero di abituarmi all’ambiente ed adattarmi il più presto possibile…”

Giada Rossi e il tennistavolo paralimpico

“La racchetta diciamo che è il mio strumento di battaglia in questo momento – racconta Giada Rossi – lo strumento che mi permette di fare sport, di competere, di provare grandi emozioni, di imparare anche dalle sconfitte… Se mi viene bene il mio colpo migliore è il rovescio, ma mi sto allenando anche a fare palle alte, anche quello è un colpo che mi piace molto…è un gesto anche molto tecnico, non così scontato, un gesto che ti permette di fare punti, difficile da prendere per le avversarie e quindi un gesto anche molto efficace nel gioco…”

“Sicuramente devi avere un feeling con il tuo allenatore, deve cercare di capirti al volo, di spronarti, capire quando sei giù di corda e quindi darti una parola che ti motivi e che ti faccia tornare nel gioco…”

“Provoca tanta emozione e voglia di fare bene e di emergere e comunque essere una promessa significa anche avere delle responsabilità di fare bene, di esprimersi al mondo e di iniziare a competere nel mondo dei grandi…”

I sogni ed il futuro

“Il sorriso è una cosa che gli altri vedono e che li fa pensare che vada sempre tutto bene e da una forza forse più agli altri che a te stesso…il sorriso serve un po’ a tutti, alla persona che lo fa per sentirsi comunque a suo agio e per andare avanti ma anche alla persona che sta intorno che lo vede e si sente più tranquilla perché ti vede star bene e tranquilla…”

“Il mio sogno fin da piccola – confessa Giada Rossi – quello che io volevo fare era diventare insegnante. In verità nel corso degli studi ho cambiato idea e mi sarebbe piaciuto diventare assistente sociale o comunque educatrice e dare un aiuto concreto alle persone permettendo loro di poter vivere la vita nel miglior modo possibile… Spero anche di diventare una moglie e una mamma, penso che sia un po’ il sogno di tutti di avere una famiglia, di crearsi una famiglia, avere un sostegno come quello in cui io sono cresciuta…spero di poter avere anche un futuro di questo genere…”