La nonna arciera – Maria Terrazzano

Non più giovanissima Maria Terrazzano, 68 anni, amputata alla gamba sinistra, ritrova energia e gioia di vivere grazie al tiro con l’arco. Questa la sua storia…

“L’Arco – racconta Maria Terrazzano – l’ho incontrato quando ero in riabilitazione dove provano a farti fare tutti gli sport per farti uscire da quella che è la depressione post amputazione…solo che in quel momento l’ho rifiutato, non l’accettavo, perché non accettavo quello che mi era successo. Poi ho avuto la fortuna di incontrare un giorno sulla tribuna dello stadio di Trevignano il presidente del Tiro con l’arco e mi ha proposto di provare…”

Nazionale calcio amputati e il tiro con l’arco

“Maria è una persona splendida che vive qua a Trevignano – spiega Alessandra Mosci, presidente della Compagnia degli etruschi – e ci siamo conosciute alla partita della Nazionale calcio amputati mentre stava comprando un biglietto della lotteria non perché volesse vincere ma perché sperava che con quei soldi si potesse fare qualcosa a Trevignano per persone come lei perché non c’era nulla da fare…Io mi sono intromessa dicendole che a Trevignano c’era il Tiro con l’arco ed invitandola a venire a provare. Ci siamo scambiate il numero di telefono e di lì a pochi giorni ci siamo viste per la prima volta…ed è iniziata questa amicizia…”

“In passato guardavo sempre questo circolo – continua Maria – ed ero quasi attratta…però avevo un po’ vergogna a fermarmi, e sottolineo vergogna, che mi fanno entrare a tirare con l’arco…sei pure vecchia! E’ bellissimo, è stupendo, mi da’ tanto, mi rilassa e mi ha dato di nuovo tanta, tanta fiducia in me stessa, una carica che mai avrei pensato, mai, mai…Ebbene…mi sono scoperta un’arciera!”

L’amputazione e la depressione di Maria Terrazzano

“Avevo dei dolori al piede – racconta Maria – ho fatto qualche visita e i medici sembravano quasi divertirsi a guardare questo piede interessante…Ho fatto il giro di tutti gli ospedali di Roma ma nessuno ci capiva niente…finché non mi hanno portato in fin di vita a Verona dove ho avuto la fortuna, nella sfortuna, di incontrare un chirurgo che era stato in America e che ha riconosciuto subito questa malattia, una malattia rara che mi ha poi portato ad una prima amputazione, ad una seconda amputazione…cambio di tutte le arterie…diciamo che sono un fantoccio vivente! Però sono contenta di essere viva”.

“La vita di Maria era molto strana…ho tre figlie, sposata con un pittore…dura, molto dura…e molto triste. Il rapporto con mio marito si è chiuso subito perché lui non se la sentiva di stare vicino ad una persona amputata…è andato via…le mie figlie hanno la loro vita, io ho la mia vita…siamo state colpite tutte quante, ognuna di noi ha avuto il suo bagaglio di brutte esperienze. E’ venuto il momento che non ho avuto la depressione ma di più…quasi tentare il suicidio. Oggi mi vergogno di aver fatto quella cosa perché ho scoperto altre cose…si può essere impegnati totalmente, una giornata intera, cercando mille cose, anche parlando con qualcuno che magari vedi giù…no, paura no…non mi fa paura niente…”

Nonna moderna

“Maria salta subito all’occhio – sottolinea Alessandra Mosci – perché è splendida, è sempre vestita, truccata, minigonna, protesi a vista…è un bellissimo messaggio. Solo vederla passeggiare già ti da’ tanto…”

“Ma sì! Perché a me piace! Io non ho perso quello che era il mio modo di essere…diciamo anzi che ho acquistato ancora di più, mi piace ancora di più, in effetti perché non portare una minigonna, sono in un posto, potrei dire, di mare, di lago, mi piace, anche perché quando porto la protesi mi piace esibirla come una gamba, perché è la mia gamba, è la mia vita. Sì, sto bene! Mica tutte le nonne fanno le torte! A me piacerebbe, figuriamoci, bionica! Perché i miei personaggi dell’infanzia erano Superman, Jeeg Robot…ho ancora dei pupazzi conservati – conclude Maria Terrazzano – e guai a chi li tocca perché sono miei, sono io, mi ci rivedo”.

“E’ difficile fare il tiro con l’arco ad alti livelli, bisogna impegnarsi tanto. Maria si sta impegnando – afferma Alessandra Mosci – però ci vorrebbe molto di più…c’è il giorno che fa troppo caldo, il giorno che ho il problema io…sarà un percorso lungo…però è un sole, un sole che entra nel nostro campo, nel nostro cancello giallo e ci da’…ci da’ tantissimo…tanta energia e un messaggio positivo tutte le volte che arriva…”