Al Forum Risk Management 2011 di Arezzo le telecamere di Ability Channel hanno intervistato la Dott.ssa Mirella Ricci sul delicato argomento delle Indennità di Accompagnamento.

Indennità di Accompagnamento: la questione spinosa del riconoscimento dei falsi invalidi
Non esiste un´autocertificazione per dichiararsi invalido, per cui scrivere in prima pagina “scoperti falsi invalidi” non è corretto, bensì bisognerebbe dire “scoperti medici compiacenti, commissioni che non hanno la qualificata tale da poter riconoscere una patologia da un’altra”, quindi si entra in altri sistemi, dopo di che bisognerebbe capire bene di cosa stiamo parliamo.
Parliamo di persone che sono state dichiarate invalide, per cui gli è stata riconosciuta una percentuale d´invalidità, sono stati poi scoperti, sembra, che non avessero i requisiti, per cui verranno aperti dei procedimenti che dimostreranno chi li ha dichiarati tali.
“Questo per dire anche che i veri invalidi percepiscono una pensione minima, che non permette la sopravvivenza anche con l’indennità di accompagnamento, che oggi è al centro di una riflessione profonda… infatti l´indennità di accompagnamento per chi ha meno di 65 anni, quindi ha una disabilità, dovrebbe essere diversa per chi è ultra 65enne e quindi non auto sufficiente… perché comunque c´è chi ha diritto ad avere una vita autonoma, quindi ad avere un riconoscimento a livello centrale… capire davvero che esigenze hai… organizzarti la vita è durissimo, sfido chiunque ad organizzarsi la vita…andare se è possibile nella sede di un lavoro, oppure permettersi di pagare l´affitto e l´assistenza con questi due proventi cioè pensioni più accompagnamento, oppure, accompagnamento e lavoro… non è questo che farà cassa o che farà diminuire il debito pubblico, ci sono altri fondi da scoprire e ben altre magagne per cui potremmo zoommare di più su quelle che sono le vere truffe, e forse davvero stendere un velo pietoso su quella percentuale che è stata dichiarata invalida pur non essendola”.

Indennità di accompagnamento: un parere sul metodo di accertamento dell´INPS?
“Io penso due cose: la prima è che nel 2011 non c´è ancora una banca dati, riconosciuta a livello nazionale di chi è invalido e da quale patologia è affetto, per cui anche con il passaggio di competenze, come siamo passati dall´ASL all´INPS, che uno ha ricominciato da zero.
In pratica anche una persona affetta da un patologia ormai cronica o comunque a livello congenito è stata richiamata per dimostrare che era invalida e questo, devo dire, è uno sperpero di risorse, che comunque qualcuno ha fatto quell´accertamento, che è stato trasportato nel luogo dove c´è stata la visita di controllo e via dicendo, spero che questa sia l´ultima volta che venga effettuata, che venga fatta una banca dati seria, in cui risulti chi non debba essere più richiamato a visita di controllo.
Magari esistono persone che hanno una patologia acuta, che necessitano in quel periodo di un riconoscimento di invalidità o anche di accompagnamento oppure al 100% poi va rivisto, sperando per lui che sia stato solo un problema transitorio. Per il resto però ci sono delle patologie che non necessitano nemmeno della rivedibilità.
E´ stato tristissimo, mi sono trovata proprio a vedere e a toccare con mano cosa significa accompagnare il figlio di genitori ottantenni che aveva una patologia mentale, un deficit mentale grave, il certificato del medico di famiglia bastava e avanzava a meno che non fosse mendace, allora si sarebbe dovuto dimostrare che era mendace.











