La Paralimpiade e la Favela

C’è stata la paralimpiade dello sport e la paralimpiade del sorriso. Un evento storico e bellissimo per l’Italia, con 39 medaglie per una nazionale azzurra da top 10 nel ranking mondiale. C’è stato anche un Comitato Italiano Paralimpico straordinario, degli atleti immensi e una tifoseria oltre l’immaginabile, insieme alla solidarietà, all’impegno e ad una morale. Insomma, uno spettacolo grandioso…ma anche un dietro le quinte da lacrime (di gioia) e dei retroscena dal forte significato sociale che ci hanno fatto emozionare come bambini. 

Prima di tutto: il sociale a Casa Italia Paralimpica

Il quartier generale azzurro è in parrocchia. Il dialogo, l’altruismo e l’integrazione sono quindi i nostri capi saldi. Il CIP ha infatti scelto il sociale come arma per questa paralimpiade brasiliana e, per la gioia anche dei residenti, il Progetto Casa Italia Paralimpica ha avuto un grande successo. Nessuno l’avrebbe pensato, eppure gli sfarzi ed i privilegi di una location altolocata hanno questa volta (per la prima volta) lasciato spazio ad un messaggio più ampio, più vero e tangibile. L’idea è stata del Presidente del CIP, Luca Pancalli: “Siamo portatori sani di valori positivi. Immaginavo una Casa Italia più attenta alla sostanza che alla forma. Costruiremo dei tavoli dell’amicizia”. Finalmente un progetto che ha guardato in avanti e al territorio, e che, con la collaborazione diretta col Vaticano, lo ha fatto con umiltà e consistente serietà.

“La solidarietà è…sentirsi per un attimo appagati di non aver fatto nulla, ma di aver fatto tutto”

Lasciare il segno

In un Paese di bellezze e di forti contraddizioni sociali, si voleva realizzare qualcosa che lasciasse un segno e così è stato. E’ stato realizzato un sogno, portato a termine tramite progetti di integrazione allo sport per i membri di comunità di alcune parrocchie di Rio de Janeiro, come San Gerardo in Olaria e Nossa Senhora da Guia a Lins de Vasconcelos. Nessuna barriera quindi per il Comitato, e nessuna barriera a Casa Italia che ha ospitato madri, bambini e ragazzi in appuntamenti culinari e di condivisione fra le sue mura, grazie anche alla preziosa collaborazione di Chef Rubio.

“Non è che stiamo facendo moltissimo, stiamo tentando solamente di non dimenticarci che siamo uomini e donne al di là della nostra presenza come mondo dello sport, al di là del fatto che ovviamente siamo qui per partecipare a quello che nella vita di tutti miei atleti rappresenta il palcoscenico più ambito su cui recitare. Però siamo anche consapevoli - continua Pancalli – proprio perché tutti siamo uomini e donne, padri, madri e veniamo da famiglie, delle forti contraddizioni sociali che questo Paese sta vivendo…”

La medaglia più bella…il sorriso

Nel nostro breve ma efficace reportage, abbiamo intervistato il Presidente Pancalli raccogliendo immagini che sono emblema di un Sudamerica contraddittorio e del grande lavoro svolto da tutto il CIP. A Rio de Janeiro, oltre al segno indelebile delle medaglie italiane, è stata vinta quella più bella…il sorriso. Quello dei bambini felici grazie ad un gessetto ed una lavagna, quello dei genitori che con riconoscenza hanno guardato i propri figli vivere momenti che non dimenticheranno, lontani dall’ombra delle Favelas, lontani dall’ipocrisia di quei contrasti culturali che tanto caratterizzano il Brasile.

“Torneremo a casa con molte medaglie, torneremo a casa con quello che ci siamo prefissati, che i nostri ragazzi si sono prefissati, però forse non ci dimenticheremo mai del sorriso che abbiamo regalato in questa giornata.” 

Alla paralimpiade di Rio 2016 c’è stata una grande Italia che ha condiviso successi e nuovi obiettivi, una famiglia italiana che ha abbracciato il lato oscuro del Brasile illuminandolo con la solidarietà. Un messaggio globale di speranza, un progetto di vita e di inclusione che durerà nel tempo, proprio come il sorriso…la quarantesima medaglia, quella più bella.