ALESSANDRO DALDOSS – SCI ALPINO PARALIMPICO IPOVEDENTI

Alessandro Daldoss è uno dei sciatori emergenti dello sci alpino paralimpico italiano. Riccarda Ambrosi e Laura Chiarotto lo hanno incontrato insieme alla sua guida Davide Riva presso il ristorante Vecchio Skilift sulle piste di Tarvisio, in occasione della gare di Coppa Europa di Sci Alpino Paralimpico.

LA DISABILITA’ VISIVA DI ALESSANDRO DALDOSS

“Io ho avuto un aneurisma cerebrale nel 2007, quindi abbastanza recentemente, e poi sono stato operato – confessa Alessandro Daldoss – diciamo che sono stato catapultato in quella che mi piace chiamare una nuova avventura, perchè all’inizio sei spaesato però poi un bel giorno ti accorgi che la vita continua e val la pena viverla…”

IL RITORNO ALLO SCI

“La reazione è stata meglio di quello che si poteva pensare fino adesso – prosegue Alessandro Daldoss – ora viene il difficile e dobbiamo andare avanti. Io sciavo da piccolo, fino alla terza media ho fatto gare di sci che poi ho abbandonato per andare con lo snowboard ma poi quando ho avuto questo problema mia mamma un giorno mi ha detto perchè non provi a tornare a sciare? Quindi sono tornato a sciare e ho visto che le sensazioni che provavo erano belle, mi sentivo che potevo fare ancora qualcosa, poi sono arrivate le gare e poi sono stato fortunato che ho trovato Davide…”

alessandro daldoss

L’INCONTRO CON LA GUIDA DAVIDE RIVA

“Quando ho deciso di far gare è iniziata la ricerca della guida perchè serve qualcuno che ti sta davanti e che conosca le gare – racconta Alessandro Daldoss –  E’ stato molto difficile trovare una guida. Finchè cerchi per andare a spasso la domenica trovi qualcuno…quando si tratta di chiedere un impegno, perchè comunque per la guida è un impegno… Un giorno ero allo Stelvio che sciavo con mio cognato chiedevo un pò a tutti per la guida e ho incontrato il papà di Davide a cui ho chiesto se conoscevo qualcuno che poteva fare da guida. Il giorno dopo c’è stato l’incontro…Fortunatamente c’è stato subito un bel feeling, ho capito subito che era una persona della quale potevo fidarmi, che sa quello che fa sugli sci, con la capacità di andare, girarsi indietro senza essere mai in difficoltà”.

“Diciamo che come prime gare abbiamo avuto molta facilità – spiega Davide Riva –  siamo più portati per le discipline veloci, quindi cercheremo di sviluppare quelle specialità che speriamo ci diano delle buone soddisfazioni”.

“Fuori dalla pista a dir la verità…non è tanto che ci conosciamo – dice Alessandro –  ci siamo incontrati quasi per caso, il nostro feeling si sta sviluppando soprattutto in pista anche se abbiamo fatto trasferte in Canada, a St. Moritz, ci troviamo…è un legame che si rafforzerà nel tempo…siamo amici prima di tutto”.

LE DIFFICOLTA’ NELLO SCIARE

alessandro daldoss“Sciare è difficile anche per uno che ci vede bene. Nella mia situazione quello che conta di più è stare molto vicino alla mia guida – spiega Alessandro Daldoss – perchè è vero che abbiamo l’interfono, ma così io riesco a seguire la sagoma della persona che ho davanti e quindi ho bisogno di quel riferimento. Ci sono due cose che contano: il fatto che lui sia in movimento mi aiuta a distinguerlo da un paletto, e poi il contrasto del colore, sulla neve bianca una tuta scura mi aiuta a vederlo. Quando facciamo una curva e dietro la mia guida ci sono gli alberi mi ritrovo con dello scuro su scuro e in quell’istante devo stare attento…Noi abitando e sciando al Tonale non avevamo tanto questa percezione perche a Ponte di Legno ci sono gli alberi ma è più aperto…”

“La distanza fra me e lui è fondamentale – racconta Davide Riva – la mia difficoltà è riuscire ad adeguare la mia sciata in relazione alla sua. Devo stare a una distanza tale affinchè lui possa vedere e in alcune circostanze devo spronarlo io per cercare di andare oltre la sua velocità…”

“Il rapporto con la guida è fondamentale…le difficoltà sono anche i dossi della pista che io non vedo. Io gli comunico i cambi di pendenza in modo che lui si tenga pronto – ribatte Davide Riva”.

LE EMOZIONI DI ALESSANDRO DALDOSS

“Al cancelletto cerco di essere concentrato sul tracciato, non mi passa per la mente altro…facciamo qualche giochino per scaldarci le mani, un modo per motivarci…”

“Coraggiosi o incoscienti? Dipende dai punti di vista…Mia mamma direbbe che sono incosciente, ma con Davide ho raggiunto un punto che non mi sembra neanche di essere coraggioso, mi sento abbastanza sicuro…poi è chiaro che quando le velocità aumentano subentra anche un pò di timore e quando mi allontano un poco e non percepisco più così bene Davide inizi un pò…ma poi vai, ci piace andare…non so neanche se definirlo coraggio…”

“Penso che una buona dose di coraggio sia fondamentale e Alessandro Daldoss ha coraggio oltre a essere legati ma sportivamente parlando bisogna avere il coraggio per seguirmi…”