Un farmaco contro il diabete per la terapia del Parkinson

Un farmaco contro il diabete di tipo II potrebbe essere in grado di fermare il Parkinson. E’ quanto emerge dai primi risultati sperimentali di uno studio condotto presso l’University College di Londra e pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet.

L’exanatide, questo il nome del farmaco in questione attualmente in commercio per il trattamento del diabete di tipo II, è stato testato per la prima volta in pazienti affetti da Morbo di Parkinson mostrandosi efficace non solo nella gestione della sintomatologia, ma anche nel rallentare la progressione della malattia stessa.

L’exanatide

Sin dal 2005 l’exanatide è un farmaco impiegato nel trattamento del diabete mellito di tipo 2 per il controllo della glicemia. Il suo bersaglio d’azione infatti è il recettore Glp-1 (Glucagone di tipo peptide 1) del glucagone, un ormone sintetizzato a livello del pancreas che stimola la produzione di insulina i cui recettori però, sono presenti anche a livello cerebrale. L’exanatide così prima agisce sul recettore Glp-1 attivandolo, e poi stimola le cellule del sistema nervoso cerebrale (tipicamente colpite dalla malattia) mantenendole attive e quindi evitandone la morte.

Il risultato sorprendente di questo studio consiste nell’aver individuato una molecola che, a differenza di quelle attualmente disponibili per il trattamento del Morbo di Parkinson, non è solo in grado di contrastare la sintomatologia tipica della condizione (tremori, perdita di equilibrio, rigidità, perdita di memoria, ecc.) ma riesce in qualche modo a controllarne la progressione.

La malattia

Il Morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa che solo in Italia colpisce circa 300.000 persone. Sebbene in genere insorga in età avanzata, nel 5% dei casi la malattia può presentarsi precocemente anche prima dei 50 anni. La patologia è causata dalla morte progressiva dei neuroni che producono dopamina, un neurotrasmettitore fondamentale nella regolazione dei movimenti.

Lo studio

Lo studio ha coinvolto 62 pazienti di età compresa tra i 25 e i 75 anni che sono stati suddivisi in modo casuale in due gruppi: mentre ad uno è stata somministrata una dose di 2 mg di exanatide per via sottocutanea, all’altro è stato somministrato un placebo. Entrambe le tipologie di pazienti esaminati hanno continuato le normali terapie per alleviare i sintomi del morbo di Parkinson

Trascorse 60 settimane dall’inizio dello studio i ricercatori, basandosi sulla principale scala di valutazione della prognosi della malattia (Unified Parkinson’s Disease Rating Scale), hanno valutato dal punto di vista clinico le capacità motorie dei due gruppi di pazienti notando che coloro a cui era stato somministrato il farmaco presentavano un punteggio maggiore rispetto a chi aveva assunto il placebo.

Nonostante sia il primo studio clinico condotto su pazienti con Parkinson in cui siano stati registrati effetti di queste dimensioni, è necessario sperimentare il farmaco su un maggior numero di pazienti valutandolo nel lungo termine (procedura necessaria anche perché la progressione della malattia è generalmente graduale e si verifica nel corso di anni).

Gli esperti quindi raccomandano a medici e pazienti di non impiegare l’exanatide nel trattamento del Parkinson “fin quando non si avranno maggiori informazioni in merito alla sua sicurezza e al suo impatto sulla malattia”.