Un sogno chiamato Santa Lucia – Matteo Cavagnini

E’ inaccettabile che una struttura d’eccellenza come il Santa Lucia di Roma debba chiudere a causa degli ingenti crediti vantati nei confronti della Regione Lazio. Tanti dipendenti allo sbaraglio che andrebbero tutelati e sostenuti. Hanno già chiuso il basket ed il nuoto. Mi chiedo il motivo e non lo capisco. Sicuramente ci saranno delle ragioni, ragioni serie, ma bisogna intervenire e subito! Ci piace pensare che qesto sogno del Santa Lucia di Roma possa continuare ad esistere e migliorare. Ne è una bella testimonianza la presenza costante ed assidua del capitano della Nazionale di basket in carrozzina Matteo Cavagnini.

Il sogno da bambino

Quando ero ragazzino vedevo Roberto Baggio che era il capitano, io amavo quel giocatore, il mio idolo e quando ho avuto l’incidente è stato come vedere questo sogno bruciare, andare in fumo…poi nel cominciare a giocare a pallacanestro quel sogno si è riacceso, è ritornato vivo e quando ho realizzato di diventare il capitano della Nazionale e del Santa Lucia è stato davvero coronare un sogno.

Il Santa Lucia

Arrivare al Santa Lucia è stato importante, ma poi dimostrare di essere da Santa Lucia è stata veramente dura perchè quando ti trovi a giocare una finale scudetto sai che la squadra conta su di te, l’allenatore conta su di te, e tu vuoi dimostrare che sei da Santa Lucia…Mi ricorderò per tutta la vita quell’emozione, quando sono entrato in campo, i primi canestri che non entravano, il panico, e poi capire davvero la stima dei miei compagni di squadra che ancora insistevano nel darmi fiducia, nell’incitarmi, nel passarmi il pallone finchè poi ho cominciato a segnare e poi abbiam vinto…è stata veramente una grande soddisfazione, veramente l’emozione di essere da Santa Lucia.

Mi hanno sempre insegnato che nello sport è il gruppo che vince, è sempre la squadra che vince. Io ho sempre basato la mia carriera con lo spirito di squadra quindi mi sono sempre trovato più con dei fratelli che con dei compagni di squadra…Come spirito mi piace pensare che come io sarei in grado di buttarmi nel fuoco per loro…mi piace pensare che anche loro si butterebbero per me…questo vuol dire essere fratelli.

Ho conosciuto il Santa Lucia grazie ai miei compagni di Nazionale che mi raccontavano cosa era, lo stile, uno stile di vita, uno stile al quale tutti, e dico tutti, ci siamo identificati o abbiamo cercato di copiare.

L’orgoglio

L’orgoglio nello sport è importante, l’orgoglio di far parte di un gruppo, di indossare una maglia, di vincere, di saper perdere, questo è l’orgoglio…

Il capitano

Il capitano è quello che prova a guidare il gruppo, è quello che mette la faccia, che mette il cuore, in questo momento ci sto provando, provando ad essere un buon capitano…

Il dramma

Purtroppo stiamo vivendo questo momento in maniera molto drammatica perchè viene a mancare un punto di riferimento dello sport, non solo del basket, ma dello sport paralimpico italiano… Una Società che ha insegnato, che ha fatto storia, che ha trasmesso i valori dello sport…una Società invidiata e temuta da tutti.

I valori non devono finire così

Quando nello spogliatoio ho chiesto ai ragazzi se secondo loro era possibile creare una nuova realtà su Roma che ripartisse dalle ceneri del Santa Lucia, dal know-how, dall’esperienza che il Santa Lucia ci ha insegnato in quarant’anni di attività e ho trovato il consenso di tutti, si…val la pena provarci, comunque quando sono uscito dallo spogliatoio sono andato via molto sereno…

Ho detto…provate a darmi fiducia, datemi fiducia per una decina di giorni, ci proveremo, ci proviamo, per provarci…non sarà facile mi rendo conto… percò ci stanno provando, mi sono reso conto che perdere una realtà così importante non è facile…dobbiamo continuare a provarci…

Perchè non devono morire i valori che sono stati per tanti anni le fondamenta del Santa Lucia, perchè quel sogno, quel bambino che entra come un paziente ed esce facendo parte della prima squadra…non deve finire così…