Il sacerdote dell’arco – Stefano Travisani

Stefano Travisani è l’arciere emergente della nazionale italiana paralimpica di tiro con l’arco. Dopo l’incidente con la sua mountain bike in soli due anni ha raggiunto risultati importanti conquistando il suo primo titolo di campione italiano a Castenaso (BO). Guarda l’intervista realizzata per te all’OIC di Padova.

L’esordio in gara di Stefano 

“15 secondi…guardi la cocca…prendi la freccia, la infili nel rest che è il ferrettino di metallo che sorregge l’asta e la incocchi nella corda…guardi il bersaglio e poi ti concentri solo su quello…da quel momento non devi pensare più a nulla se non a fare bene l’azione…il 10 poi viene da se…”

“La prima gara era indoor…18 metri – racconta Stefano Travisani – sono andato lì con l’idea di centrare il bersaglio e di buttarne fuori il meno possibile. Ho un bel ricordo della prima gara… Quando sono sulla linea di tiro, l’emozione di essere lì con altre persone, di avere l’opportunità di dimostrare, di far vedere che in qualche modo sei ancora capace, nonostante tutto, e perché no un vincente…”

La Mountain bike

“Non mi ha tradito la mountain bike…è il destino forse, io la voglio leggere a distanza di due anni in maniera diversa nel senso che tutto quello che è successo è stato per farmi vivere quello che sto vivendo ora. Non ci penso più tanto perché ormai la testa è piena di altri pensieri ed altri obiettivi, però mi manca…io ce l’ho in camera la mountain bike, la vedo tutti i giorni ma ormai non ci faccio neanche più caso…da un lato è brutto perché sono tre anni della mia vita, gli ultimi tre anni della mia vita passati su quella sella…però dall’altro lato è anche bello perché vuol dire che in qualche modo l’ho superata…adesso ci appoggio lo zaino dell’arco sopra la bici…”

Gli amici e il lavoro

“Un amico è una persona che non ti fa ricordare quello che hai vissuto, che ti da’ il sostegno e l’aiuto per andare avanti e ne ho avuti tanti di amici dopo quello che è successo. Ne ho trovati tanti anche dopo, soprattutto nell’Unità spinale perché c’è un confronto ai massimi livelli, si crea una sorta di comunità dove c’è un supporto continuo proprio tra i pazienti dove tu racconti la tua esperienza e loro fanno altrettanto e insieme si cerca di andare avanti”.

“Io sarei un architetto, lavoro in un’azienda, in un ufficio tecnico, mi occupo della progettazione dei nostri prodotti e di quello che vendiamo. Nella mia mente ho un progetto ben definito e ben chiaro per la mia vita, speriamo di essere un buon architetto…”

Il tiro con l’arco

“La concentrazione è la capacità di controllare, di non far entrare all’interno della mente i pensieri intrusivi: io non sono pronto, c’è vento, sto tirando male, non me la sento…tutti questi sono pensieri intrusivi e sono quelli che ci fanno male. La concentrazione è pensare solo al centro. Tirare fuori la freccia dal paglione, dal bersaglio, è proprio la cazzata più grande che ti possa capitare o tirarne più di quelle che devi. Conto sempre quante frecce ho in faretra: devo tirarne sei? Le conto tre volte per essere sicuro che siano sei…”

“Ho visto che sta crescendo ogni giorno – sottolinea il campione paralimpico Rolly Simonelli – spero che la sua strada sia molto lunga e magari con qualche medaglia al collo…se le può permettere…il ragazzo si impegna parecchio, sta al ‘nostro gioco’…”

“Ce ne sono tanti di atleti che mi piacciono: quello che è riuscito a trasmettermi più emozioni e che purtroppo non se la sta passando tanto bene è Michael Schumacher; sono tifosissimo della Ferrari, mi alzavo anche alle quattro di mattina per vedere i Gran Premi dell’Australia, mi dava un’energia molto forte. Oscar è un punto di riferimento, una grandissima persona, ho avuto la fortuna di poterlo conoscere e spero di ottenere quello che è riuscito ad ottenere lui. Rolly è uno dei più grandi arcieri che ci possono essere sulla faccia di questa terra…”

L’unico consiglio che gli posso dare è ascoltare da quelli che fanno questo mestiere da un po’ di anni…e poi deve darci dentro, non deve aver paura di niente e di nessuno e andare per la sua strada.

Mamma mia, sto diventando un sacerdote del tiro con l’arco…la mia settimana è lavoro, allenamento, riposo…la riabilitazione dove la mettiamo? Ho imparato che l’alimentazione è molto importante per essere più performanti nel senso che se vado sulla linea di tiro dopo aver mangiato un piatto di parmigiana… Non c’è tempo per la famiglia adesso, devo allenarmi, devo allenarmi!

Non me li ricordo i sogni…i sogni li voglio vivere. Tokyo è il più grande obiettivo che ho in testa in questo momento, farò il possibile per essere tra i partecipanti alla prossima paralimpiade.