L’autonomia – Sandro Giro

Sandro Giro è un giocatore di basket in carrozzina di Treviso. In questa intervista esclusiva racconta come si è avvicinato a questa disciplina sportiva

L’autonomia

“L’autonomia è una grande cosa…l’autonomia di poter decidere, soprattutto…l’autonomia sotto l’aspetto fisico, riuscire a fare tutto – spiega Sandro Giro. Per quelli che mi conoscono…sanno che non mi fermerei davanti a niente e che non mi sono mai fermato davanti a niente. Per cui considero l’autonomia una cosa fondamentale nella propria vita. Non delego mai niente a nessuno e se devo far qualcosa cerco di farla autonomamente. Se è una cosa che proprio non riesco a fare allora delego qualcun altro con molta fatica. Considero l’autonomia qualcosa di alto valore”.

Sandro Giro

Il calcio da bambino

“La passione per il calcio è nata sicuramente da compagnie, amicizie – racconta Sandro Giro – si giocava a calcio in qualsiasi posto e in qualsiasi momento post scuola…poi quando gli amici ti invitano per andare a giocare con la squadra del paese e cominciare a giocare assieme…ci si muoveva, al tempo, in bicicletta, non c’era bisogno del papà che ti portava…quell’indipendenza che forse oggi non c’è più…poi gli amici che ho ancora oggi, qualcuno gioca con gli amatori, però l’ho portata avanti fino al momento in cui ho avuto l’incidente”.

Sandro Giro e lo sport

“Il sollevamento pesi nasce proprio dal primo approccio che ho avuto con OffCarr quando son venuto a prendere la prima carrozzina dove Ruggiero Vilnai mi ha tesserato con l’Aspea Padova e sono andato a fare un paio di gare di sollevamento su panca. In un meeting di atletica ho conosciuto, eravamo a Cernusco Lombardone, la squadra di basket in carrozzina che era lì con Aspea per fare il gruppo di atletica”.

“Quando sono arrivato io – continua Sandro Giro – c’erano pochi paraplegici, c’erano più poliomielitici che avevano qualche funzionalità in più; di conseguenza ti sentivi più in difficoltà a fare quello che facevano gli altri, ma non perché non c’era la volontà ma proprio perché c’era la difficoltà di poter esprimere con il proprio corpo, con le residue capacità quello…per cui ho fatto più fatica all’inizio e poi ho risintonizzato il corpo verso quello che potevo fare”.

L’amore e la passione

“L’amore può essere anche la passione, l’amore verso una persona, verso uno sport, verso il lavoro. Amare una donna vuole dire lasciarla libera, vuol dire essere con lei, vuol dire lasciarsi amare, vuol dire sentirsi parte di lei, vuol dire fiducia… e poi tutte queste parole si ricollegano…un mare di sensazioni, emozioni…penso sia questo…”

“Mi cucino ancora nel senso che io lo faccio indipendentemente se vivo da solo o in compagnia. Quando vivevo con mia moglie non è che mi mettevo sul divano e aspettavo a tavola…preparavo io la cena, io mi preparo la cena…mi faccio la pizza…già da piccolo preparavo dolci, adesso ho smesso con i dolci ma se devo prepararmi una fiorentina me la preparo…o grigliate…”

Una vita serena

“Di quello che ho vissuto non butto via niente, rifarei tutto quello che ho fatto…essere più attento da una parte o meno attento dall’altra probabilmente porta conseguenze ma possono essere positive o negative”.

“Un sogno solo non ce l’ho ma ne ho tanti messi insieme…nei tanti comprendo la famiglia, gli amici, la pallacanestro che è la passione principale, i viaggi…visto che oggi si può viaggiare tranquillamente in quasi tutto il mondo senza grosse barriere…il mio sogno è che tutto quello che mi circonda possa vivere serenamente con me lasciandomi libero di potermi esprimere, di poter viaggiare, di poter fare tutto quello che ho sempre desiderato…”