Italia Under 22 Wheelchair Basket – Nicolò Arena

Classe 1997, si è dedicato al basket fin da bambino ed ora gioca nel Bic Genova. Entra in contatto con il basket in carrozzina dopo aver subito un’amputazione in seguito ad un incidente domestico. Nel 2014 partecipa ai campionati europei di Saragozza dove la nazionale italiana conquista una strepitosa medaglia di bronzo. Conosciamo più da vicino Nicolò Arena!

Il percorso sportivo di Nicolò Arena

Ho giocato da normodotato nel mini-basket con la società Don Bosco che era la mia scuola, poi andando avanti ho avuto l’incidente a 12 anni ed ho iniziato questa esperienza nel basket in carrozzina. Mi hanno contattato dopo l’incidente e mi hanno chiesto se volevo provare questa nuova esperienza del basket in carrozzina. Mi sono subito appassionato a questo sport, all’inizio era un po’ difficoltoso perché comunque entravo in nuovo mondo. Non avevo l’abitudine di guardare il basket in carrozzina, i movimenti, e quindi è stato all’inizio molto strano e dopo molto bello…

Le difficoltà del basket in carrozzina

La mia prima difficoltà è stata il palleggio legato alla spinta, la coordinazione palleggio/spinta…riuscire a coordinarle per me era qualcosa di impressionante all’inizio. Poi ho cominciato ad abituarmici e ho capito come fare a coordinarmi. Quello che si vedeva che era proprio uguale era il gruppo, l’aiutarsi l’un l’altro, darsi sostegno, parlarsi, queste cose qua ci sono sia nel basket in piedi che in carrozzina.

Il legame con i compagni

Fra tutti Davide Obino, ci siamo sempre trovati molto bene, come persona, l’ho conosciuto quando avevo 15 anni, lui era già in Nazionale, mi ha colpito il modo in cui si è presentato: mi chiamo Davide Obino ma mi chiamano Bue! Perché? Perché salgo sempre sopra gli altri giocatori! Mi ha sempre colpito questo aspetto molto tosto…

L’allenatore

Marco Bergna l’ho sempre visto come un allenatore molto più tecnico di quello che avevo nel club, venivo dalla serie B. E’ stato molto difficile abituarmi ad un allenatore che faceva gli schemi. E’ una figura molto salda, molto stabile con cui mi sono sempre trovato bene. Ho avuto difficoltà ad abituarmi all’inizio a questi ritmi perché non ho mai avuto una figura professionale, poi andando avanti sono salito anche di categoria, dalla A2 alla Serie A e ho avuto modo di abituarmi a questa impronta molto più tecnica.

L’incidente

Il mio incidente è stato un incidente auto inflitto, per errore diciamo…avevo 12 anni, ero solo in casa, sono scivolato con un coltello in mano facendomi una ferita sulla gamba destra bucandomi vena e arteria. Ho perso nel giro di 5 minuti 5 litri di sangue, sono dovuto correre in bagno, prendere un laccio di fortuna, ho preso il laccio dell’accappatoio e l’ho avvolto intorno alla ferita e ho chiamato i soccorsi. E’ arrivata mia madre con l’ambulanza che mi ha caricato e mi ha portato al Gaslini che è un ospedale di Genova molto famoso per i bambini. Da lì mi hanno spostato in un altra struttura dove mi hanno dato due punti di sutura dicendo che non era nulla di grave. Nel giro di un mese e mezzo non mi hanno più toccato, la gamba ha cominciato a gonfiarsi e a diventare di colore scuro. Tramite delle conoscenze che aveva mio zio mi hanno indirizzato ad un primario di livello che, in genere, tratta questi casi e mi hanno mandato in un’altra struttura di Genova. Lì mi ricorderò sempre la frase che mi ha detto questo primario, con il quale sono sempre in contatto e siamo anche molto amici, da quanto tempo è che non mangi? Un mese e mezzo che non tocco cibo, solo tramite flebo. Mi dice: domani ti porto la colazione, brioche al cioccolato e cappuccino! Il giorno dopo mi ha operato e poi brioche e cappuccino!

In sala operatoria arrivò mio padre che mi spiegò che c’erano due opzioni: o ti amputiamo d’urgenza oppure tentiamo un altro intervento, ti mandiamo in elicottero a Bologna, il problema è che non è detto che tu ne esca vivo…La scelta era difficile tra diventare disabile e non avere più la propria gamba, e poi a 12 anni era un trauma, non mi sarei visto ora a giocarmi un europeo e a fare quello che faccio…la prima scelta è stata amputatemi questa gamba così me ne torno a casa perché qua dentro non ci voglio più stare!

Esco dall’ospedale a novembre, a dicembre andiamo a festeggiare perché sembrava che fosse tutto finito e purtroppo mio padre ha avuto un infarto…ho avuto tre mesi, da ottobre a dicembre, proprio d’inferno… Però mi sono ripreso, siamo ad un europeo, va tutto bene!

Il carattere

Sono stato obbligato a fare queste scelte, il carattere ti si forma dopo. Da una parte sono contento di avere il carattere di mia madre che ha un carattere molto duro. Se avessi avuto un carattere molto più morbido non ci sarei riuscito. Nella nostra condizione sei obbligato a fare delle scelte importanti, a tirare fuori il carattere perché comunque non posso immaginarmi legato ad una carrozzina o ad un letto, a piangermi addosso, non sono quel tipo di persona… Il basket mi ha molto aiutato a tirare fuori il carattere che avevo dentro, sono grato a questo sport per quello che ha fatto per me, perché mi ha dato un buon insegnamento, mi ha insegnato a non mollare e a reagire sempre davanti alle situazioni difficili!

Il coraggio

Il coraggio si può definire come l’aver paura ma saper reagire per superare le proprie paure…il coraggio si può trovare in ogni cosa…il coraggio di fare delle scelte buone…affrontare un esame o una partita, una scelta importante per la propria vita, il coraggio si può trovare dappertutto.

Il primo europeo

Il primo europeo per me è stata un’esperienza del tutto nuova perché non hai la squadra di club con cui hai sempre giocato e con cui ti sei preparato. Hai una squadra nuova, per noi dell’Under 22 hai giocatori della stessa età quindi l’emozione è amplificata, sto giocando con dei miei coetanei, è un’esperienza bellissima che auguro ai giocatori appena entrati di godersi a pieno…