Italia Under 22 Wheelchair Basket – Davide Obino

Classe 1996, ha iniziato a giocare a basket nel 2010 nel ruolo di lungo. Ha già partecipato agli Europei Under 22 di Stoke Mandeville e ai Mondiali Under 22 ad Adana in Turchia. Per te, su Ability Channel, Davide Obino.

La squadra

In uno sport di squadra, la squadra è tutto ciò che hai dentro. Nel senso che è come una famiglia. Un gruppo, in questo caso di cinque persone, che si spalleggiano, lottano e combattono per una stessa causa…una famiglia come quella che abbiamo qui oggi.

Il punto di riferimento

Il mio punto di riferimento è sicuramente la mia famiglia, che in primis mi ha aiutato a rientrare nel gioco, ma un grazie particolare lo devo al capitano di questa squadra nonché carissimo amico nella vita quotidiana

Dario Di Francesco (il capitano)

E’ lui che il primo giorno che sono entrato sul campo (non sapevo neanche come si spingeva una carrozzina) mi ha preso e mi ha tenuto man-out per la partitella intera…io non sapevo neanche cosa volesse dire, al punto che ho dovuto iniziare a spostarlo con la forza per arrivare dall’altra parte. Non sapevo le regole di questo sport e lui mi ha detto che dovevo imparare per forza, perché ero necessario per lui…poi lui è diventato necessario per me.

Il primo allenamento

E’ stato particolarmente stravagante. Mi prende Lorenzo Polidori, fisioterapista del Santa Lucia, che vedendomi impennare su una carrozzina spaventando le vecchiette in giro per i corridoi dell’ospedale, mi disse se volevo provare qualcosa di nuovo per rientrare nel mondo dello sport. Gli ho detto che non ero molto convinto perché il mio mondo era quello del calcio e la pallacanestro non era quello che volevo. Mi ha portato in palestra per farmi vedere cos’era. Entro e vedo quello che nel basket giovanile è un “punti rosso”, ovvero un punti 1 o un punti 0.5 quindi con delle gravi disabilità, e quasi scoppio in lacrime. Io non avrei mai voluto giocare a quei livelli. Due secondi dopo entrano Beatrice e Dario che iniziano a correre come matti da una parte all’altra del campo e lì ho detto: “Sì. E’ quello che voglio, è quello che voglio diventare, è quella cattiveria che voglio mettere in questo sport.”

L’allenatore ideale

Un capo famiglia, una persona che ti stima, che ti stimola e ti porta a fare grandi cose. Dentro al campo una persona severa e fuori un padre di famiglia, una persona che ti vuole bene e ti accudisce come un figlio. Che rispetta le regole per farle capire a noi, per dare il buon esempio e per far capire che siamo una vera famiglia.

Il tiro libero

Oramai sono anni e anni che provo ad allenarmici. Una concezione strana della pallacanestro, perché da seduti il campo prende una profondità diversa rispetto allo stare in piedi o tirare da qualsiasi altra posizione. Ti senti solo davanti ad un canestro che spesso è tanto lontano…soprattutto quando il punteggio è 50 a 50.

Beatrice e Dario

Non mi sarei mai aspettato che un giorno saremmo, con Beatrice e Dario, entrati insieme dentro questo campo a provare a scrivere la storia di un Nazionale…quella italiana.