Campione a 50 anni – Giuseppe Campoccio

Ai recenti Campionati di Ancona si sono ottenuti dei risultati molto importanti, dei record italiani per quel riguarda il lancio del disco, del peso e del giavellotto. A questo Grand Prix di Grosseto si sono riconfermati grazie ad un atleta da poco in carriera ma che ha ottenuto grandi risultati, che speriamo in futuro aumentino sempre di più. E’ con noi il Tenente Colonnello Giuseppe Campoccio.

Classificazione F34

– Giuseppe, risultati importanti, con tanto allenamento ma in breve tempo –

“Sì, diciamo che Ancona è stata la mia prima esperienza sportiva, con una classificazione F34, è stato un exploit che nessuno si aspettava, sono riuscito a fare i tre primati italiani nella categoria F34, nel getto del peso, nel giavellotto e nel disco. E’ stata una sorpresa un pò per tutti quanti ma in fondo io già sapevo il mio valore, perchè comunque i miei allenamenti, i miei sacrifici, anche se sono un cinquantenne, che si affaccia per la prima volta a delle competizioni nazionali insomma, già sapevo dove potevo arrivare, però ci sono notevolissimi margini di miglioramento, perchè con la costanza e con la dedizione cerco sempre di migliorarmi insomma, questo è il mio obiettivo, di dare l’esempio agli altri che anche noi diversamente giovani possiamo dare ancora di più rispetto a quello che facciamo tutti i giorni insomma.”

Gruppo Sportivo Paralimpico Difesa

– Gruppo Sportivo Paralimpico Difesa, quindi importanti traguardi che ti porteranno, speriamo in un futuro, a cosa? –

“Non lo so, io faccio un passo alla volta, intanto cerco di migliorarmi sempre di più, quando riterrò opportuno affrontare delle competizioni ancora più importanti, sarà anche la stessa Federazione che dovrà considerare che un cinquantenne che si approccia oggi per la prima volta a delle attività agonistiche nazionali o internazionali, come adesso è qui a Grosseto, ottiene dei risultati. Io porto i numeri, poi giustamente gli altri vedranno se considerarmi o meno, io faccio del mio perchè a me piace farlo per vivere.”

– Certo, ma i numeri sono comunque importanti in queste competizioni, e poi si è comunque da esempio a tante altre persone, ed è la prima cosa che và assolutamente tenuta sempre in considerazione. Allora, riferito diciamo alle ore di allenamento, quante ne fai al giorno? O settimanalmente? –

“Mediamente sono circa venti ore settimanali, distribuite tre ore e mezzo quattro ore al giorno, ovviamente l’età mi porta anche a distribuirle in un certo modo, quindi faccio di norma due ore alla mattina e due al pomeriggio, in modo da non sovracaricare comunque il fisico di una persona di cinquantanni che ha momenti di recupero diversi rispetto ad un ventenne insomma. Però io dico sempre che i risultati estremi si ottengono con allenamenti estremi, quindi bisogna sapersi gestire da questo punto di vista.”

– Giuseepe qual’è l’avversario più temibile, se ce l’hai? –

“Me stesso, perchè sono io che mi devo superare ogni giorno nella vita normale, cerco sempre di non sfiduciarmi mai, non faccio attività agonistica per superare un avversario, io faccio attività agonistica per migliorare me stesso e per dimostrare a me stesso che ogni giorno posso dare qualcosa di più.”

– Certo, questo è importante, e hai un idolo dal punto di vista sportivo, io so che tu prima diciamo nasci atleta e ti occupavi e facevi altri sport –

“Sì, facevo altri sport, facevo karate e pugilato, ma come idoli fondamentali no, diciamo che la voglia di fare e di dare agli altri è sempre stata una molla che mi ha caratterizzato nella vita, facevo karate e mi occupavo di ragazzini per insegnare loro il rispetto di un dojo, il rispetto di una disciplina, facevo pugilato perchè il soffrire sul ring è il rispetto dell’avversario che si chiama noble art, perchè il pugilato è un’arte nobile, alla fine dell’incontro c’è l’abbraccio e il rispetto dell’avversario. Forse sono nato per dare esempio agli altri e non lo sapevo, e con questa mia nuova, diciamo così, disciplina di atletica, mi serve perchè…”

La scelta del peso di Giuseppe Campoccio

– Perchè hai scelto il peso Giuseppe? –

“Sono stato scoperto per caso dal Tecnico della Nazionale Nadia Checchini della Fispes, ad un raduno che abbiamo fatto al Santa Lucia un anno e mezzo fa, del Gruppo Sportivo Paralimpico, e all’epoca ero in piedi, portavo i miei tutori perchè avevo problemi per un incidente in servizio, e mi ha detto: perchè non mi fai vedere come lanci? Io, che sono molto metodico, mi guardo i veri sport, non il calcio perchè il calcio è un gioco, sempre stato amante di atletica, quindi Alessandro Andrei quando lanciava, ho ripetuto il gesto che faceva lui in maniera meccanica ma superficiale, ho avuto un bel risultato e Nadia mi ha detto: caspita, che ne dici se seguiamo questo tipo di attività? E così è nato come per gioco, ma non è un gioco, e io mi dedico molto a questo tipo di attività e sto ottenendo risultati. Ad agosto purtroppo ho avuto due lesioni cerebrali, e quindi mi sono dovuto reinventare, perchè lanciare da una sedia non c’è più la catena cinetica delle gambe, quindi è tutto tronco, addominali, spalla, è completamente diverso, e devo dire che piccole soddisfazioni, grandi soddisfazioni, chiamiamoli risultati per me ci sono sì…”

– Giuseppe, il bello dello sport –

“Lo sport è vita, lo sport è essenza di natura, di gioia, di sole, di pioggia, lo sport è quella molla che ad alcune persone permette di andare avanti oltre ogni ostacolo della vita, aiuta moltissimo!”

– E il brutto dello sport? –

“Il brutto dello sport, purtroppo come ho visto anche recentemente nell’ambito paralimpico, ci sono ahimè, atleti che barano contro se stessi, che utilizzano sostanze dopanti che non hanno motivo di esistere, perchè lo sport deve essere agonismo puro, ma deve essere agonismo contro se stessi, il limite lo devi superare con te stesso, non con l’avversario, vuol dire barare, vuol dire non essere sportivi, e quello è la cosa più brutta che uno sportivo possa fare…”

– Grazie Giuseppe, grazie –

“Grazie a te, è stato un piacere, grazie!”

– Anche per me –