Arco Senza Barriere – Ezio Luvisetto e i Campioni del domani

Ezio Luvisetto è un tecnico federale Para-archery ed ex-atleta della Nazionale Italiana di tiro con l’arco. Oggi si occupa del settore giovanile, dei nostri azzurrini, per farli crescere sia come sportivi che come i campioni del domani.

Qualcosa di davvero importante

Oscar è a conoscenza della mia esperienza, dei tanti anni che ho trascorso nel tiro con l’arco e così mi ha proposto di seguire i ragazzi anche perché io sono piuttosto giocherellone, entusiasta, mi diverto e li faccio divertire. Così ho accettato di buon grado questo incarico, e sono qui per farli crescere e farli diventare i campioni del domani.

Voglio far capire ai miei ragazzi l’importanza delle cose, il tiro con l’arco non è solo un gioco e per loro comincia a diventare qualcosa di davvero importante, noi contiamo su di loro, investiamo del tempo, ed abbiamo bisogno di loro anche un pochino più come adulti.

Loro sono entusiasti, avrebbero bisogno sempre di obiettivi da raggiungere. Bisogna farli crescere, insegnargli la tecnica vera, pura, trasmettergli tutta la nostra esperienza. Non è una cosa semplice ma sicuramente è motivante. Devono acquisire sicurezza, devono avere fiducia in sé stessi, devono eliminare tutte le negatività.

Un mondo pieno di gioie

Io li vedo sempre due o tre volte all’anno, poi li sento spesso tramite il gruppo che abbiamo su WhatsApp dove loro ogni domenica mi mandano i risultati della gara che fanno, le loro sensazioni…Certo sono ragazzi ed hanno bisogno del loro spazio, studiano, hanno la scuola, ma il tempo seppur limitato che dedicano all’allenamento deve avere delle regole. Per questo ho detto loro di scrivere su un diario personale, a fine di ogni allenamento, tutto quello che hanno fatto, in modo tale che io possa avere una banca dati alla quale attingere nel momento in cui ci rincontriamo.

L’arco è lo strumento che a noi arcieri permette di dare un senso all’impegno e di perseguire l’obiettivo che ci renderà felici e che darà giustizia a tutto il lavoro che facciamo. Cerco di far capire ai miei ragazzi che questo è uno strumento che permetterà loro di misurarsi alla pari con altri ragazzi, che gli permetterà di conoscere un mondo pieno di gioie e di momenti che li renderanno più forti e li faranno crescere

Loro sono come delle spugne, assorbono tutto quello che gli diciamo e lo assimilano facilmente, non hanno tristezza o rabbia addosso, vivono bene la loro condizione perché ci sono abituati e non hanno bisogno di un aiuto ulteriore rispetto a quello necessario.

Per quanto riguarda i genitori, ce ne sono di diversi tipi: quelli assillanti, quelli che non mollano, altri che lasciano il ragazzo viversi le proprie esperienze…Non è un ruolo facile da ricoprire. 

Per me è una missione, è un giusto completamento della mia carriera arcieristica da atleta a tecnico, un giusto proseguo. Io lavoro tutti i venerdì pomeriggio presso l’Ospedale di Motta di Livenza dove c’è un centro di recupero funzionale e di fisioterapia ad altissimo livello e dove io insegno ai pazienti a tirare con l’arco. E’ mio compito in queste occasioni scovare dei nuovi ragazzi che possano unirsi alla nostra Nazionale.