Federazione Italiana WheelChair Hockey – intervista al Presidente Antonio Spinelli

Antonio Spinelli è lo storico Presidente della FIWH, Federazione Italiana WheelChair Hockey. Grazie anche alla passione nei confronti di questa disciplina ed alla dedizione che il Presidente continua a dimostrare nel proprio lavoro la FIWH, in continua evoluzione e sviluppo, è stata riconosciuta da poco Federazione Paralimpica Italiana. 

La storia della Federazione

Sono arrivato in Federazione nel 1999 e l’attività era già iniziata quattro o cinque anni prima con le prime attività sperimentali per dare poi vita al primo Campionato Nazionale. Siamo cresciuti in maniera esponenziale, ricordo che all’inizio c’erano 7 o 8 squadre mentre oggi sono 30, quindi in questo lungo percorso siamo riusciti ad entrare nelle case di molti atleti che non conoscevano la nostra disciplina e gli abbiamo offerto la possibilità di fare sport in maniera un po’ diversa dal solito.

Questo sport è rivolto essenzialmente ad un tipo di patologie ben specifiche come la Distrofia muscolare ed altre patologie degenerative, ma con il tempo abbiamo ampliato gli orizzonti anche in questo senso per poter crescere come movimento. Oggi vantiamo 30 squadre in tutta Italia, da Bolzano ad Agrigento con 350 soci. E’ un percorso che ci ha portato a crescere di anno in anno, a migliorare di anno in anno e ad avere squadre anche di altissimo livello in A1, delle squadre che stanno crescendo moltissimo in A2, e di avere anche una Nazionale che non è seconda a nessuno, non solo a livello europeo ma anche mondiale.

La crescita della FIWH

La Federazione se è cresciuta così tanto e bene sotto l’aspetto strutturale, organizzativo, di personale e di risorse economiche è perché alla spalle c’è il Comitato Paralimpico Italiano che ci ha dato un grosso contributo che se inizialmente era solo organizzativo poi è diventato anche un importante sostegno economico. Io ricordo la prima volta che ho incontrato il Presidente Pancalli nel lontano 2000 mi ha quasi guardato male come a dire “Chi siete?”, ma nei suoi occhi avevo letto la voglia di credere nella nostra disciplina. Oggi il Comitato Paralimpico rappresenta il nostro più importante sostegno economico e da qualche mese ci ha anche dato la gioia di riconoscere la FIWH come Federazione Sportiva Paralimpica. Dal nulla siamo arrivati a questo importante traguardo nel giro di 15 anni, quindi se siamo qui oggi il merito non è solo nostro che abbiamo investito risorse ed energie ma anche del Comitato Paralimpico che ci ha dato un grande aiuto. 

Come è diventato Presidente

Avevo portato un gruppo di arbitri di Milano a seguire un corso a Bologna e ricordo che nessuno dei tre partecipanti diventò arbitro ma lo diventai io, che non c’entravo nulla. Mi sono avvicinato infatti a questo sport grazie al ruolo di arbitro ed al fatto che sono anche Operatore Socio Sanitario presso la Fondazione Don Gnocchi di Milano e ai tempi come oggi alcuni atleti giocavano ad Hockey, quindi in qualche modo mi hanno avvicinato anche loro. Poi così per sfida personale, perché mi è stato chiesto mi sono candidato nel 1999 e da allora sono ancora qui nelle vesti di Presidente Federale.

Perché il WheelChair Hockey 

Credo che le cose importanti che mi hanno fatto innamorare di questo sport sono due: innanzitutto non ci sono interessi, perché nessuno guadagna nulla, e poi vedere con quanta fatica e quanti sacrifici i nostri atleti e le loro famiglie fanno ogni giorno. E’ semplice essere un giocatore di calcio affermato con tanti miliardi alle spalle e quindi con tante agevolazioni, ma qui c’è dietro un lavoro enorme per preparare una partita, lo sforzo enorme da parte degli atleti per essere presenti sul campo nelle condizioni migliori, c’è una vita che purtroppo per la patologia ha un percorso piuttosto breve, ci sono enormi sacrifici anche da parte delle famiglie. Per questi e tanti altri motivi non ci si può non innamorare di uno sport così ricco a livello di valori umani che secondo me nessun altro sport ha. Questi sono i motivi principali per i quali con passione ed in maniera disinteressata ricopro questo ruolo perché mi dà una ricchezza interiore che non so quanti altri sport sono in grado di dare. 

Il ricordo più bello

In ordine cronologico sicuramente il secondo posto della nostra Nazionale agli Europei. Abbiamo fatto un percorso incredibile e ancora oggi personalmente stento a credere che possa essere accaduto ma sicuramente il fatto di vedere questo gruppo di ragazzi, questa Nazionale, crescere così tanto dopo tanti sacrifici e delusioni, è stata la gioia più grande degli ultimi anni.

Il Presidente ideale 

Credo che il Presidente ideale debba essere passionale, motivato, attento, disinteressato ma soprattutto deve essere innamorato della propria disciplina perché le difficoltà si incontrano ogni giorno, non si può essere simpatici a tutti e quindi a volte può essere difficile andare avanti sapendo che si ha una parte di gente che non ti applaude accanto a chi fa il tifo per te. Ormai questo sport fa parte della mia vita, è una di quelle cose di cui non posso fare a meno e questo è un valore aggiunto che mi dà la forza di andare avanti nonostante gli alti e bassi. Credo che un Presidente Federale debba essere al di sopra delle parti, debba essere presente, trasparente e nel suo piccolo anche unico; in questo senso io credo di essere unico, ma per il semplice fatto che quel poco che posso fare lo faccio con umiltà ed entusiasmo.

Progetti futuri

A livello internazionale l’obiettivo è quello di confermare questa crescita che abbiamo avuto in Olanda lo scorso Luglio, a livello di Federazione portare quei miglioramenti, soprattutto organizzativi e strutturali, che in questi anni ci sono mancati, come il portare la Federazione ad avere una certa visibilità nazionale ed internazionale che secondo me merita e che oggi non ha. Voi indirettamente siete un aiuto importante in questo senso e quindi sono felice della partnership che stiamo instaurando. La volontà è quella di crescere ed arrivare anche in quelle regioni dove oggi non siamo presenti o lo siamo molto poco come Calabria, Puglia, Basilicata e provare ogni giorno a portare fuori casa un atleta. La gioia più grande infatti è sapere che c’è un nuovo atleta che pratica la nostra disciplina ed il dolore più grande è sapere che un nostro atleta se ne è andato o ha smesso di giocare: il nostro obiettivo quindi deve anche essere quello di far ritrovare l’entusiasmo ai nostri atleti che si sono allontanati e darne a chi vuole affrontare questa avventura nel WheelChair Hockey. Datemi il tempo e cercheremo di fare tutto nel migliore dei modi! Mi sento di dire che questa federazione ha un futuro roseo, positivo e certamente avrà tante cose ancora da dire e da raccontare a chi ci segue sempre con passione ed entusiasmo. 

I valori del WheelChair Hockey

Praticare questo sport è un privilegio perché dà la possibilità per chi non può fare un altro sport di praticare comunque una disciplina sportiva. Chi si deve avvicinare al WheelChair Hockey non deve avere paura dei contatti fisici o di chissà cos’altro ma deve avere solo la voglia e la forza di non stare più davanti ad un computer o al televisore ma di unirsi in un contesto di una comunità, dare il proprio contributo e fare sport.

Credo che al mondo non ci sia una cosa più bella dello sport perché fare sport significa stare con gli altri, vuol dire crescere, maturare, vuol dire anche imbarcarsi in qualche avventura ‘fuori dai propri confini’. 
Il WheelChair Hockey non è uno sport esclusivo ma è uno sport per tutti, uomini e donne. 

Vi aspettiamo a braccia aperte, c’è posto per tutti!

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