Sochi 2014: una sconfitta per tutti

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Che non sarebbe stata una paralimpiade fortunata questo lo immaginavano in tanti. Ma che potesse essere così disastrosa probabilmente no. Nessuna medaglia, non si era mai visto.  I giochi di Sochi rappresentano una sconfitta per l’intero movimento e per tutto il mondo della disabilità.

Le paralimpiadi, come ha affermato il presidente dell’IPC Phil Craven, possono abbattere barriere e stereotipi come nessun altro evento. E Londra 2012 ne era stata la prova più evidente. Basti pensare a quanta visibilità sui media, televisioni e giornali, Zanardi & C. avevano avuto, accelerando quel processo di integrazione, inclusione e normalizzazione.

Una nazionale di veterani

Sochi201403L’Italia si è presentata in Russia con una nazionale complessivamente vecchia: Francesca Porcellato, Enzo Masiello, Christian Lanthaler, Pamela Novaglio, Ugo Bregant, Melania Corradini, facevano già parte della nazionale che partecipò alle paralimpiadi di Torino 2006. In quella squadra c’erano anche altri atleti che man mano si sono ritirati e che, di fatto, non sono stati sostituiti.

E’ vero che a Sochi hanno fatto la loro (anonima) apparizione i ragazzi dello snowboard, ma viene da chiedersi come mai, nel paese delle Dolomiti, con le piste da sci più belle del mondo che hanno visto esprimersi campioni come Tomba e Compagnoni, Belmondo e Di Centa, l’Italia avesse solo una ragazza nello sci alpino o dei quarantenni nello sci nordico. C’è da chiedersi come mai l’unico atleta da medaglia, unica novità vera, fresco campione del mondo, Alessandro Daldoss, su quattro gare cade tre volte e finisce sesto nell’ultima. Nello sci alpino sono stati portati dei veterani assolutamente non competitivi. E un giovane, Andrea Valenti, che ha disputato, con dignità, una sola gara. Un pò poco, troppo poco per guardare al futuro con ottimismo.

Paralimpiade anonima

Sochi201401E’ avvilente pensare che le uniche notizie uscite sugli organi di stampa facessero riferimento al doping di un nostro giocatore di hockey o ai video realizzati da una nostra sciatrice per uno sponsor. Ma il brutto risultato sportivo questo ha prodotto: dopo le olimpiadi, le paralimpiadi non sono di fatto esistite. E possiamo immaginare la frustazione di Santa Mamma Rai che comunque aveva considerevolmente investito sulla spedizione azzurra offrendo una copertura vastissima della manifestazione. E come si può pensare di attirare investimenti, che sarebbero benedetti, da parte degli sponsor e la massiccia presenza dei media se non si è in grado di offrire un prodotto che funziona?

Guardare avanti con fiducia

Sochi201405Premesso che le storie non sono tutte uguali, che i problemi da affrontare possono essere diversi e molteplici, perchè non si prende esempio da altre federazioni, come nuoto e atletica, che sono state capaci di costruire un modello vincente sfornando continuamente atleti di alto livello? Che cosa impedisce alla federazione degli sport invernali di diffondere, promuovere, reclutare?

Ma lo stesso discorso vale per l’ice sledge hockey, uno sport bellissimo da vedere e da praticare. Entusiasmante! La nostra nazionale si è migliorata ancora pur rimanendo lontana dal podio. Ma come è possibile che in Italia ci siano solo tre squadre?

Una nuova sfida da vincere

Sochi201404Organizzazione, formazione, promozione, comunicazione, reclutamento… una sfida lunga e difficile che attende i vertici del Comitato paralimpico e delle federazioni degli sport invernali e del ghiaccio. Una rifondazione necessaria e doverosa sia nei confronti del movimento che del mondo della disabilità in generale. Ma anche per continuare a sostenere attraverso le gesta dei nostri campioni dello sport quel processo di integrazione e inclusione degno di un paese civile e moderno.