Rio nel cuore…

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rio-11Rio de Janeiro 2016: la mia seconda Paralimpiade… Quattro anni fa sono stata a Londra ed ho vissuto per la prima volta nella mia vita una Paralimpiade incredibile con tanti atleti appena conosciuti, tanto sport, tante medaglie, e una città non ancora vista e tutta da scoprire per me. Eravamo in sei, un team nuovo e poco conosciuto, ma è andato tutto bene. Ma dopo quattro anni vivere Rio è stata tutta un’altra cosa…Forse l’esperienza, forse la consapevolezza di quello che poteva aspettarmi, forse un team diverso e più unito, forse la voglia di dimostrare a tutto il mondo quello che sappiamo fare, non lo so, ma so sicuramente che Rio mi è rimasta nel cuore…

Cercherò di essere breve e concisa in questo piccolo racconto che vi voglio fare per farvi capire cosa ho provato e cosa mi è rimasto, anche perchè le descrizioni più dettagliate e belle delle giornate passate a Rio, le ha scritte giornalmente Elena sul nostro sito, e le splendide immagini degli atleti in gara, sono state fatte da Michelangelo e Marco, mentre io e Junior giravamo i video di una Rio a molti sconosciuta ma molto affascinante e vivibile.

Inizio il mio viaggio con Marco in treno da Brescia a Roma, ritroviamo Michelangelo, Elena e Junior, ed il giorno dopo si parte per Rio, accompagnati in aeroporto da Piero, carichi di bagagli come se dovessimo stare via tre mesi, e con lo sguardo pieno di preoccupazione perchè tutto vada bene, tanta pazienza per il lungo viaggio di dodici ore, e un insieme di emozioni che ci portano verso questa nuova avventura.

Arriviamo di prima mattina, e sotto consiglio di tutti, per smaltire meglio il fuso orario, non ci fermiamo a riposare ma iniziamo subito a prendere i primi contatti per il lavoro da fare.

Il chiosco giallo

rio-05Quindi, Hotel affacciato sul mare a Barra de Tijuca, scarico bagagli, montaggio Ruotino Offcarr per permettermi di essere indipendente e viaggiare meglio, Media Center, accreditamento, organizzazione del lavoro, e cena in un ristorante tipico sulla spiaggia in compagnia di Giacomo, che ci ha portato l’automobile Spin accessibile fornita da Italmobility tramite Focaccia Group Italia, per me e Junior, per girare comodamente Rio, oltre ai mezzi pubblici. Prima di questo, una sosta al chioschetto “Augusta”, di fronte al nostro hotel, in riva alla spiaggia, come tanti ne esistono a Rio, dove si beve, si mangia e si balla 24 ore su 24…un chioschetto che frequenteremo tutti i giorni della nostra permanenza a Rio, e che ci darà modo di salutarci con grandi discorsi l’ultima sera prima della partenza per l’Italia…

Questa giornata per me dura 48 ore, non finisce più, continuo a chiedere l’ora, ma non perchè voglio andare a riposare, la chiedo perchè mi sembra che il tempo si sia fermato, o che abbia rallentato al massimo per poterci dare la possibilità di cogliere tutta la bellezza di questo nuovo mondo nella nostra prima occasione…Non mi scorderò mai l’uscita dall’aeroporto e questa aria brasiliana sul viso nell’alba mattutina, un’aria diversa, più calda, più umida, più accogliente…In quel momento mi sono detta:”Ci siamo, siamo qui e dobbiamo godercela fino in fondo”, e così abbiamo fatto!

Il secondo giorno conosciamo Sergio, il nostro autista che diventerà subito un amico speciale che ci accompagnerà in ogni luogo di Rio da noi richiesto. Iniziamo con il Villaggio Olimpico dove assistiamo all’alzabandiera ed incontriamo gli atleti italiani e non solo. Il clima è di festa ed è un ottimo inizio. Verso sera c’è la Conferenza e l’Inaugurazione di Casa Italia Paralimpica all’interno della Parrocchia Imacolada Conceição a cui verranno devoluti i soldi per aiutare i bambini bisognosi, risparmiati in inutili sprechi lussuosi, ed anche questa mi sembra un’ottima idea del Presidente del Comitato Italiano Paralimpico Luca Pancalli. Infatti visitiamo anche la Parrocchia di San Geraldo con la presenza dello Chef Gabriele Rubio, che preparerà da mangiare ai bambini e alle loro famiglie. Ricordo che lo Chef Rubio è il promotore contro lo spreco del cibo, e ci ha sfamato tutti durante le cene a Casa Italia Paralimpica.

La cadeirante

rio-09Ora andrò in ordine sparso a raccontare ciò che ho visto e sentito, seguirò le mie emozioni…Quando in televisione vedevo l’immagine di Rio e del Cristo Re, mai mi sarei immaginata di riuscire ad arrivare fino ai suoi piedi, di poterlo toccare e vedere dall’alto ciò che vedeva lui, invece è successo…Nulla qui in Brasile è impossibile per una “cadeirante”, cioè una persona in carrozzina, nemmeno salire al Cristo Redentore. L’emozione che ho provato è stata unica, perchè la sensazione è quella dell’abbraccio, un abbraccio enorme che lui da a tutta Rio, a tutto il Brasile e al mondo intero! Questo mi è rimasto: lui che mi abbraccia…e voi tutti sapete quanto conta un abbraccio vero e sincero…

Un altro giorno ci buttiamo nel Giardino Botanico di Rio, dove la natura la fa da padrona, dove tutto è verde ed illuminato, dove si respira aria buona che proviene dalle piante e dalla vegetazione di tutto il mondo, qui si capisce subito come la natura è vita…e perchè durante un altro giorno non perdersi nei colori del Museo Mar di Rio, affacciato sull’Oceano e pieno di un’infinità di capolavori colorati e fantastici che ti riportano indietro nel tempo e nella storia. E’ il cuore della gente di Rio, una mescolanza di affetti e tradizioni che rivelano la loro vera identità, oserei dire spettacolare…e mi vien da dire:”Voglio una vita a colori!”. E sempre di colore e arte si parla in un’altra giornata brasiliana che ci porta al quartiere di Santa Teresa e Lapa, alla scalinata Selaron, 215 gradini ornati da mattonelle colorate provenienti da tutte le parti del mondo, devo dire ancora che si tratta di un’opera straordinaria, dove ogni mattonella racconta una storia, che io ovviamente, da cadeirante non ho potuto scalare ma ho potuto ammirare dal basso verso l’alto…

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E perchè farci mancare il sole, il mare e le bellissime spiagge di Copacabana, Ipanema e Le Blond; impossibile perdere e non vedere le tantissime persone che fanno il bagno, anche se qui è inverno con una temperatura di 25-30 gradi, che prendono il sole, che bevono “agua de coco”, che fanno sport, che si divertono, che si godono quel benessere semplice e tranquillo che solo Madre Natura ci può dare…semplicemente fantastico!

In un’altra giornata di sole che Rio ci regala, ci prepariamo a scalare il Pan di Zucchero, che prende il nome da un classico dolce brasiliano. Ad attenderci due teleferiche che corrono lungo questi due monti, e parecchi ascensori per aiutare i cadeiranti. Siamo più bassi del Cristo Re che ci sovrasta, ma lo spettacolo è incredibile e bellissimo. Da qui si gode tutta Rio, sembra di poter toccare tutto con una mano, anche se le distanze sono invece lunghissime, che dolce salir il Pan di Zucchero…

Il Samba

samba05Tante cose ci sono da vedere a Rio, e non riusciremo a farlo, troppo poco tempo e troppi impegni di lavoro, ma una cosa che rende Rio particolare e riconoscibile è la Musica, la Samba ed il Carnevale. Per il Carnevale ci stiamo organizzando, per il resto lo vogliamo provare ora…Così, in una serata di fine inverno, in un ristorante vicino al nostro hotel, ci gustiamo un gruppo musicale famoso che canta e suona samba meravigliosa da ascoltare e ballare, e pensate un pò, anche la cadeirante Riccarda si lancia nelle danze con un tripudio di gioia ed emozioni insieme alla gente del posto che continua a chiedermi di ballare! Che dire: mi dimentico pure della mia “cadeira”, carrozzina…ed è proprio vero: il ballo cambia le persone!

Sarà stata la foga della Samba o non so cosa ma non mi sento molto bene, ho la pressione alta e mi gira la testa, quindi con Sergio vado in un ospedale privato tramite un’assicurazione che mi sono fatta in Italia prima di partire, e nel giro di un paio d’ore mi fanno tutti gli accertamenti escludendo le cose più gravi e facendomi diagnosi di labirintite, prendo i farmaci e mi rilasso un pochino, constatando che la sanità privata e pubblica, come mi conferma Sergio, funziona perfettamente anche in Brasile!

La Favela

rio-02Ovviamente voglio portarmi a casa qualcosa di tipico dal Brasile, e dopo aver avuto un cd in regalo da un musicista, costringo Sergio e la sua Spin, a portarmi a prendere un pò di Guaranà, che dicono dia energia allo stato puro, e quanto ne ho bisogno per poter continuare al meglio! Così saccheggiamo vari negozi e bancarelle di Rio, per cercare questo prodotto naturale al miglior prezzo, detto = fatto!

Io credo di avere un’intelligenza curiosa e quando mi propongono di visitare una Comunità detta anche Favela, in senso dispregiativo per i locali, non mi tiro indietro e Sergio ci accompagna perchè è la prima volta anche per lui. E’ la Favela di Marè, la più pericolosa di Rio ubicata vicino all’aeroporto, ma io sono tranquilla, ho quella sensazione di serenità pensando di incontrare questi bambini meravigliosi. Siamo scortati dal capo di questo posto e tutto procede bene, conosciamo, ridiamo, scherziamo, giochiamo con i bimbi, e ci portiamo a casa un bagaglio enorme che arriva da uno dei posti più poveri al mondo ma dove la vita prende il sopravvento su tutto…

La festa a Casa Italia

rio-04In tutti questi giorni Michelangelo e Marco hanno scattato in ogni dove, cercando di non perdersi nessun atleta Paralimpico, Elena ha scritto i suoi racconti meravigliosi, facendoci anche compagnia appena poteva, ed io e Junior abbiamo cercato di raccontare attraverso dei video cosa Rio poteva offrire a tutti noi. Solo all’ultimo giorno siamo riusciti ad andare a vedere l’atletica per non perderci una conclusione di Paralimpiade spettacolare, da festeggiare poi a Casa Italia Paralimpica tutti insieme, un posto questo che ci ha ospitato tutte le sere facendoci sentire veramente a casa, la sensazione era quella di tornare da tanti amici in una vera famiglia, veramente bellissimo!

Emozioni uniche

Mi rendo conto che qui le giornate dovrebbero essere di 48 ore per riuscire a soddisfare tutti i bisogni e le necessità, ma il ritmo di vita qui è lento rispetto al nostro, il modo di vivere è diverso, è “carioca” e deve rimanere così, altrimenti perderebbe il suo fascino. Un ringraziamento particolare a tutti quelli che ci hanno permesso di aver vissuto questa esperienza bellissima e costruttiva, nessuno escluso, ricordatevi che le esperienze umane vissute “in diretta” sono le emozioni più belle che ti restano nel cuore e nell’anima…

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Ho ritrovato grandi atleti, alcuni già conosciuti, altri meno, ma tutti immensi e coraggiosi allo stesso modo. Atleti che hanno reso orgogliosi noi Italiani, e che ci danno ogni giorno la forza di continuare. Ho conosciuto persone nuove brasiliane e non eccezionali, persone che sembra di conoscere da sempre come Marco, Giacomo, Sergio, Karla e Kahys, persone che mi rimarrano sempre nel cuore, per l’affetto e l’amicizia gratuita che mi hanno dato, e che spero di aver saputo ricambiare. Emozioni uniche che nemmeno riesco a descrivere bene, che vorrei trasmettervi in modo diretto per farvi capire cosa si prova quando ci si mette a confronto con un’altra parte del mondo, che a volte sembra così lontana, ed invece usando il cuore è così vicina a tutti noi…Chiudo citando una frase coniata da sergio: “Sergio ha adottato Riccarda e Riccarda ha adottato Sergio!”…Ho riconfermato e saldato amicizie già in uso e collaudato quelle nuove sul campo di gara, perchè oltre l’esperienza, è il cuore che fa la differenza…

A caldo…Rio nel cuore…