Ospedali psichiatrici giudiziari: che fine faranno i loro detenuti?

Ospedali psichiatrici giudiziari

Chiusi gli ospedali psichiatrici giudiziari, che fine faranno i loro pazienti? È questa la domanda che si stanno facendo in molti all’indomani della legge sulla chiusura degli Opg. Il provvedimento in vigore dal primo aprile ha decretato la fine delle 6 strutture giudiziarie italiane responsabili di 700 detenuti. Per alcuni di loro, si sono aperte le porte della libertà, per la maggior parte, invece, è iniziato il trasferimento verso altre sistemazioni. Le ipotesi più probabili sono il carcere, per i casi meno gravi, e le cosiddette Rems, Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, gestite dai dipartimenti di salute mentale. Qui potranno continuare il proprio percorso riabilitativo.

Gli Opg in Italia

Gli ospedali psichiatrici giudiziari italiani, come anticipato, sono 6. Fino a due settimane fa, queste strutture, che si trovano nelle regioni di Campania, Sicilia, Lombardia, Toscana e Emilia Romagna, contenevano dai 100 ai 340 pazienti ciascuno. Il Castiglione delle Stiviere (MN), il Sant’Eframo (NA) e il Reggio Emilia (RE) erano i più sovraffollati; il primo è l’unico che possiede una sezione femminile e che verrà convertito in Rems. Gli altri sono il Filippo Saporito ad Aversa, il Barcellona Pozzo di Gotto a Messina e la Villa Ambrogiana a Montelupo Fiorentino. L’istituto messinese non ha ancora stabilito dove andranno i suoi inquilini. Si sa, però, di certo che l’edificio verrà ristrutturato e trasformato in un penitenziario. La chiusura di Villa Ambrogiana, invece, è slittata a data da destinarsi: le residenze alternative della Regione non sono ancora pronte.

Riabilitazione o detenzione?

Il direttore del centro di Mantova Pinotti mostra molto scetticismo riguardo agli ultimi avvenimenti. “Il rischio, dice, è che nel momento in cui il paziente autore di reato entra nel circuito ordinario di cura, confondendosi con tutti gli altri, venga additato come pericoloso dalla gente. Quindi emarginato, evitato, escluso. Altro che reinserimento. La mia paura è che le Rems tornino a essere dei piccoli manicomi senza speranza”.

Opg

La chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari

Dopo tre rinvii e due anni di attesa, finalmente si mette la parola fine all’utilizzo degli ospedali psichiatrici giudiziari. Le barbarie perpetrate all’interno di questi centri, ampiamente documentate nel film Lo stato della follia, avevano attirato l’attenzione di cittadini, intellettuali, giuristi, associazioni e infine di importanti politici, come il presidente Napolitano che li ha definiti luoghi di “estremo orrore”.  Sono nati nel 1930 con il nome di manicomi psichiatrici, per poi diventare Opg cinquant’anni più tardi. La sostanza, però, non cambiava: si trattava sempre di “gabbie di ferro” che trattenevano dietro le sbarre, in condizioni igienico sanitarie pessime, delinquenti con problemi psichici. Nel 1982 prima, nel 2003 e nel 2004 poi, la Corte Costituzionale dichiarò incostituzionale la decisione di non applicare misure alternative all’internamento in Opg per gli infermi di mente. Neanche queste decisioni, tuttavia, hanno permesso di individuare altre misure riabilitative o di migliorare le condizioni dei detenuti. Nel 2010 la commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del servizio sanitario nazionale effettuò diversi sopralluoghi a sorpresa nei sei ospedali. Ciò portò alla decisione di chiudere tutti gli Opg, con l’idea di sostituirli con altre strutture sanitarie. Dopo 3 deroghe, quest’anno la legge 81/2014 trova finalmente applicazione.