Meningite: perché la Toscana?

Purtroppo, negli ultimi giorni, non si parla d’altro: i casi di meningite in Toscana continuano a presentarsi. Ma perché la malattia si è concentrata soprattutto in alcune zone di questa regione? 

Gli ultimi casi

virus 2

Un bambino di soli otto anni è stato ricoverato all’ospedale Meyer di Firenze a causa di una meningite di tipo C. Le condizioni del bimbo, ora in prognosi riservata, sembrano essere migliorate nelle ultime ore.
A questo vanno ad aggiungersi i decessi delle due donne dei giorni scorsi.
A Livorno, dopo un mese di ricovero, è deceduta Lilia Agata Caputo, ex insegnante sessantaquattrenne contagiata da meningite pneumococcica. Secondo la Usl, questa forma non è contagiosa e per questo deve essere differenziata da quella di origine meningococcica per la quale è prevista una profilassi antibiotica a tutti coloro che negli ultimi giorni hanno avuto contatti stretti e prolungati o in ambiente chiuso con il soggetto in questione.
A Firenze, invece, è morta di meningite C una romena di 45 anni che aveva frequentato un rinomato locale notturno del capoluogo toscano. Per questo motivo la Usl Toscana ha fatto scattare un piano di profilassi generale.

Questi ultimi decessi allungano la lista dei morti per meningite nella regione Toscana: ora sono saliti a sette i morti in Toscana nel 2016, di cui sei per il ceppo C, mentre nel 2015 sono stati sette (sei di ceppo C e una di ceppo B).

Il nuovo piano vaccinale, finanziato con la manovra dello scorso anno è quasi pronto, manca la lettura delle commissioni Sanità di Camera e Senato; per il 2017 sono destinati al nuovo Piano nazionale vaccini altri 100 milioni che diventano 127 nel 2018 e 186 nel 2019.

La campagna toscana contro il meningococco C

virus 3Visto l’aumento dei casi di meningococco C registrati nel 2015 anche nella fascia più adulta della popolazione (circa 56 casi, di cui 18 solo dall’inizio di quest’anno), l’Istituto Superiore di Sanità ha dovuto adottare una serie di misure atte a prevenire la diffusione del batterio responsabile, la più efficace delle quali è senza dubbio il vaccino anti-meningococco, che assicura una protezione sia diretta che indiretta della persona che vi si sottopone, proteggendo così anche la popolazione generale.

Come previsto dal calendario vaccinale, la vaccinazione contro il meningococco C è sempre offerta gratuitamente nei seguenti casi:

  • ai nuovi nati (13 mesi di vita) secondo le modalità indicate nel calendario regionale;
  • a tutti i ragazzi di età compresa tra gli 11 ed i 20 anni non vaccinati in precedenza o che sono già stati vaccinati ma necessitano di un richiamo;
  • ai soggetti a rischio individuati nel calendario vaccinale della regione.

Negli ultimi tempi la Regione ha esteso la vaccinazione gratuita anche a tutti i cittadini tra i 20 ed i 45 anni e a coloro di età superiore a quest’ultima che vivono nella provincia considerata a rischio. Ma delle persone a cui è stato consigliato il vaccino (che sono più di un milione) ha aderito solo un numero inferiore a 200.000.

Che cos’è la meningite

La meningite è una malattia provocata dal batterio noto con il nome di Neisseria meningitidis, un ospite frequente delle alte vie respiratorie se si considera che dal 2 al 30% dei bambini e dal 5 al 10% degli adulti sono portatori di ceppi di meningococco. La trasmissione avviene per contagio diretto attraverso le vie respiratorie (goccioline di saliva, secrezioni nasali e respiratorie). Per contrarre la meningite meningococcica il contatto con la persona affetta o portatrice deve avvenire in un ambiente chiuso e ad una distanza molto ravvicinata.

Il meningococco è responsabile di circa il 25% di tutti i casi di meningite batterica e di più del 60% dei casi osservati nei bambini sotto i cinque anni e nei giovani di età compresa tra i 2 e i 21 anni.
Esistono ben 13 sierogruppi di meningococco, e di questi sei (A, B, C, X, Y e W-135) sono responsabili di quadri patologici gravi, che in alcuni casi possono condurre a morte se non trattati tempestivamente. I sierogruppi più diffusi in Italia ed in Europa sono B e C; la malattia è più evidente in inverno ed all’inizio del periodo primaverile.

Guarda il video realizzato da Progetto Bfree

La meningite toscana

Attualmente in Toscana, in particolare nella zona compresa tra Firenze, Prato, Pistoia ed Empoli, vi è un’epidemia provocata principalmente dal meningococco di sierogruppo C ed in particolare l’St11, ritenuto il ceppo più insidioso che, soprattutto dal 2015, colpisce anche persone adulte. L’St11 infatti, una volta entrato nel sangue è in grado di determinare uno stato di sepsi con una letalità pari al 40%. Nei casi più gravi si può verificare un danno al tessuto e può quindi rendersi necessaria l’amputazione di dita o arti.

La particolarità della “meningite toscana” è che colpisce persone di età superiore ai 50 anni, che in genere non sono considerate a rischio per il meningococco. Secondo i risultati di alcuni studi, la spiegazione risiederebbe nel fatto che i soggetti normalmente maggiormente a rischio, ovvero i bambini, gli adolescenti ed i giovani adulti, ad oggi il più delle volte sono protetti dal vaccino contro il meningococco C, il quale quindi è diventato sensibile nei confronti di nuovi soggetti non immunizzati, come gli adulti.

Guarda il video di Repubblica.tv che spiega perché la meningite è letale in toscana:

Come so di avere la meningite?

Meningite: perché la ToscanaE’ fondamentale, per poter mettere in atto un intervento il più tempestivo possibile, saper riconoscere i sintomi con cui la meningite si manifesta, come cefalea, nausea, vomito, febbre, rigidità del collo, sonnolenzaemorragie cutanee improvvise. Nei neonati e nei bambini, mal di testa e rigidità del collo possono essere assenti o difficili da identificare; solitamente i bambini piccoli presentano febbre ed inappetenza mostrandosi inattivi ed irritabili. Può manifestarsi un rigonfiamento in corrispondenza della fontanella. Se trattata precocemente, l’evoluzione della malattia può essere favorevole; i malati di meningite sono considerati contagiosi durante la fase acuta dei sintomi, nei giorni immediatamente precedenti la loro comparsa e per circa 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica mirata.

Cosa fare se si è contagiati

Se si risulta positivi alla diagnosi di meningite è necessario sottoporsi alla profilassi antibiotica entro e non oltre le 48 ore dalla diagnosi stessa. A questa procedura in realtà deve essere sottoposto anche chi ha dormito o mangiato nella stessa casa della persona contagiata, chi è entrato in contatto con la sua saliva, chi le è stato vicino in treno, in areo, o di banco durante i 7-10 giorni antecedenti la comparsa dei sintomi. Tale trattamento inoltre è consigliato anche ad in sanitari che sono stati esposti alle secrezioni respiratorie del paziente.

Il vaccino

virus 4La vaccinazione contro la meningite, efficace in oltre il 90% dei casi, non comporta effetti collaterali importanti, e la sintomatologia che può verificarsi si risolve in genere nel giro di pochi giorni. Proprio per questo, il vaccino può essere effettuato anche in gravidanza, senza incorrere in alcun rischio.
La vaccinazione anti-meningococco C, disponibile dal 2006, rientra i vaccini raccomandati dal Piano Nazionale Vaccinazioni (PNV): in generale infatti, più è estesa la copertura vaccinale, minore è la diffusione della malattia.

Ma in seguito al contagio di un ragazzo di 22 anni che era vaccinato, il timore sull’efficacia del vaccino si è diffuso. E’ da ricordare però che il vaccino normalmente copre il soggetto per almeno cinque anni, anche se i termini possono variare di caso in caso, a seconda degli anticorpi che vengono prodotti; nelle persone che ne producono molti, la copertura della vaccinazione può arrivare anche a dieci anni. In linea di massima comunque, la fine del periodo di protezione si considera intorno agli otto anni dalla vaccinazione: un richiamo quindi è senz’altro consigliabile.

Ad oggi in diverse regioni d’Italia è diffusa una scarsa adesione alla vaccinazione, secondo molti dovuta alla disinformazione che non fa altro che generare paure ingiustificate. Un parere medico diffuso ritiene infatti che il vaccino anti-meningococco sia uno strumento utile non solo per la protezione del singolo ma anche della comunità in cui esso vive e si relaziona ogni giorno.

Contenuti correlati