Il Ddt e l’autismo

L’esposizione al Ddt da parte di donne in gravidanza rientra tra i fattori di rischio di contrazione dell’autismo nei loro figli. 

E’ questo il dato dello studio clinico, effettuato dai ricercatori della Columbia University assieme a quelli dell’Università di Turku, su oltre un milione di donne finlandesi e in cui è stata esaminata l’incidenza di autismo dei figli messo in relazione con i livelli di alcuni pesticidi presenti nel sangue delle madri.

Autismo e Ddt

Il Ddt e l’autismo

L’inquinante finito sotto la lente degli esperti è il diclorodifenildicloroetilene (Dde), una molecola che deriva dalla degradazione del diclorodifeniltricloroetano, la molecola cioè meglio conosciuta col nome Ddt, un formidabile insetticida spray, bandito da oltre trent’anni, che per la sua natura chimica persiste per decenni tanto nelle acquee quanto nella catena alimentare, specialmente all’interno dei cibi grassi. Sfortunatamente il suo uso è ancora largamente praticato nei paesi dove esiste la piaga della malaria.

Questo tipo di inquinante permanente può trasferirsi dalla madre al figlio che ha in grembo attraverso la placenta. Il risultato choc, spiegano i ricercatori, è stato scoprire che nelle madri più esposte il rischio di avere figli autistici aumentava del 32%. Non solo, è stato appurato che sopra la soglia del 75° percentile la probabilità di contrarre la patologia è doppia

Un rapporto di associazione quello tra Ddt e autismo, spiegano gli scienziati che hanno pubblicato la scoperta sull’American Journal of Psychiatry, e non un nesso di causa-effetto, che però fa già discutere. Ma se è vero che le cause dell’autismo non sono ancora del tutto chiare e che un mix di predisposizione genetica e fattori ambientali siano alla base del disturbo, quel che sta emergendo dalla ricerca è che l’insorgenza dei sintomi avverrebbe già durante lo sviluppo fetale quindi durante la gravidanza.