“Elena nella cidade maravilhosa” – Giorno 7 – Natureza é vida

Giardino botanico 01 “Viva Riccarda!”. Lo diciamo in coro, ancora una volta, appena arrivati al Jardim Botânico do Rio de Janeiro. Questa frase è diventata ormai una specie di motto che anche Serginho ha imparato a dire in italiano. La verità è che qui a Rio appena si pronuncia la parola “disabile” le porte invece di chiudersi si aprono; questo perché si ha considerazione delle persone disabili, e di conseguenza rispetto. La nostra Riccarda è una “caiderante” (letteralmente persona su una sedia, ovvero una carrozzina), e per questo motivo abbiamo il diritto di lasciare la macchina nel parcheggio interno al giardino. Semplice.

Il nome del Brasile

Giardino botanico 02Oggi ho deciso di prendermi un giorno di riposo dalle gare e di andare alla scoperta delle meraviglie naturali che si trovano qui, in questo giardino fondato nel 1808 dal re portoghese Giovanni VI. Situato ai piedi del Corcovado, esso ospita la splendida e rigogliosa flora tropicale brasiliana e, all’ingresso, due lunghe file di palme altissime che sfiorano il cielo all’altezza di oltre 30 metri. Mentre siamo in fila per fare i biglietti, osserviamo le tartarughe che, nella loro recinzione, prendono beate il sole sfiorate appena dall’acqua. Con noi oggi ci sono anche Kahys e Karla, due persone che era mio desiderio conoscere da tempo. Sono felice di essere qui insieme, nella loro città, a passeggiare tra fiori e piante tropicali. Le cose belle e inaspettate della vita.

Ad accoglierci per primo c’è il Pau Brasil, la pianta delle foreste atlantiche brasiliane che ha dato il nome alla repubblica federale del paese. Sin dal medioevo il pernambuco è stato impiegato per conferire ai tessuti una particolare e pregevole tonalità di rosso ad un costo decisamente inferiore rispetto ai coloranti di origine animale. In realtà è stata proprio questa la prima attività economica nella quale i coloni portoghesi si sono impegnati appena scoperta la terra brasiliana. Ben presto però la domanda di mercato di questa pianta cominciò a crescere in modo spropositato, tanto che in poco meno di un secolo era già a rischio di estinzione.

Solo nel XX secolo la società brasiliana, dopo aver preso coscienza che il simbolo del paese avrebbe potuto non esistere più, ha iniziato una serie di iniziative di recupero forestale. Ad oggi la sopravvivenza della specie sembra essere assicurata esclusivamente nei giardini e nei parchi. Evviva l’ingordigia umana.

Un mondo nuovo

Giardino botanico 03Siamo circondati da viali, lunghi viali adornati di una varietà impressionante di piante e fiori, una vera meraviglia per gli occhi. Dei piccoli laghetti immersi nella natura ospitano tante specie di anfibi e pesci tra cui il tambaqui, un esemplare dalle pinne gialle ed il becco allungato che assomiglia ad un delfino. Sulla superficie dell’acqua galleggiano enormi ninfee tra le quali, un osservatore attento, può scorgere qualche piccola rana dal colore verde bottiglia.

E’ il momento delle piante sensitive e di quelle carnivore, che si cibano di piccoli insetti. Per farlo sfruttano le “dita minuscole” che le ricoprono e tra le quali le vittime rimangono impigliate.
Poco più avanti, sulla mia destra, centinaia di immensi bambù danno vita ad un corridoio di ombra naturale; rompono ogni regola fisica, si arrampicano orizzontalmente nel vuoto senza nessun sostegno se non quello delle proprie radici affondate nella terra. Da qui sotto a stento riesco a scorgere il sole. Incredibile.

Giardino botanico 03Di sottofondo il dolce cinguettare di centinaia di uccelli diversi accompagna il nostro cammino che delle farfalle gentili decidono di indicarci. Un attimo, cos’è quella piccola macchia scura che dondola su un ramo? Si muove, cammina! Sta scendendo dall’albero! E’ una scimmia! E poi un’altra, e un’altra ancora. Sono decine, tante scimmie curiose che si avvicinano a noi passanti in attesa che qualcuno offra loro del cibo. Hanno le mani come le nostre, il nasino piccolo come quello di un bambino, lo sguardo umano. L’unica differenza tra umani e scimmie è che le ultime non hanno il dono della parola (il che se valesse anche per qualche persona non sarebbe affatto un male, a mio avviso), e sovente camminano a quattro zampe. Ma per semplice comodità, non perché non siano in grado di stare su due. Rimango estasiata ad osservarle, non ne avevo mai avuto la possibilità prima. Ci sono delle mamme che trasportano i loro cuccioli sulla schiena, ancora troppo giovani per camminare da soli; alcuni di loro sono così piccoli da entrare nel palmo di una mano.

Tutto qui è una scoperta, tutto è inaspettato e incredibilmente perfetto. Gli alberi sono enormi, le loro radici alte quasi quanto me. Tutto qui è un trionfo di bellezza e stupore, di pace e divina semplicità.
Respiro aria pulita, libera da ogni forma di artificio, un’aria pura e leggera, carica di vita.

La natura è vita.