“Elena nella cidade maravilhosa” – Giorno 5 – Nel blu dipinto d’argento

francesco-bettella-03Non so bene come rendere vivida la sensazione che ho vissuto nel vedere un italiano andare a medaglia alle Olimpiadi. Guardarlo negli occhi e scoprirli lucidi, accorgersi di avere la pelle d’oca nel vederlo salire sul podio e ricevere quell’oggetto tanto ardito color argento, il meritatissimo premio che onora il suo impegno e la sua dedizione. Francesco Bettella è stato il primo atleta azzurro a conquistare una medaglia a queste Paralimpiadi di Rio de Janeiro, ed è a lui che dobbiamo la prima forte emozione di questi giorni. Grazie.

Una medaglia tira l’altra

federico-morlacchi-03Gli azzurri del nuoto in gara oggi sono diversi, le aspettative sono tante e la tensione non manca. Ognuno di loro sa di avere una grande responsabilità, sa di rappresentare una squadra, un ideale, una nazione. Dopo Francesco tocca a Federico, che gareggia nei 400 m stile libero S9. Avanza sicuro, saluta il pubblico e si posiziona sul blocco di partenza. E’ una gara lunga, bisogna mantenere la concentrazione e spingere fino all’ultimo; e non si deve sbagliare.
Ma questo Federico lo sa bene, e non ha intenzione di andarsene a mani vuote. Conclude la prima vasca in terza posizione, ma c’è tempo ancor e dobbiamo tenerci il meglio per la fine. A metà gara scala al secondo posto: ora che l’ha conquistato deve essere attento a tenere duro senza lasciare alcun margine ai propri avversari. E ce la fa, una bracciata dopo l’altra, la testa fuori a tempi cadenzati per l’istante di un respiro: Federico Morlacchi è argento!
Sono due! Due medaglie. Sono stordita. Campioni, animali d’acqua, due giovani ragazzi che celebrano la loro grandezza davanti a tutto il mondo. Momenti incredibili.

Le gare finiscono tardi, sono quasi le dieci di sera. Lo stadio si svuota lentamente, non è ancora pronto per andare a dormire. Ci dirigiamo verso il pullman e le mie gambe sono ormai indipendenti, tanto da camminare da sole. L’aria condizionata ci aggredisce ancora una volta non appena siamo a bordo, ma sembra che sia un problema solo mio. Indosso la mia felpa bordeaux e chiudo gli occhi, giusto il tempo di riposarmi qualche secondo.
Davanti a me scorrono le immagini di quei bambini conosciuti a Casa Italia poche ore prima e le loro risate, la loro spensieratezza. Voglio dormire ancora un po’ così da poterli guardare mentre giocano spensierati, ridono. Voglio tenerli vicino.

Un piccolo fiore rosa

Bambini casa italiaI loro occhietti scuri sono i primi ad arrivare, così profondi che quasi mettono in soggezione. Hanno la pelle di un marrone chiaro che ricorda la cioccolata al latte, liscia e morbida. Le loro gambe avanzano timide dietro i vestiti delle mamme mentre i più piccoli, che sono in braccio, ci osservano meravigliati.

Sono venuti qui a Casa Italia per mangiare insieme a noi il pranzo preparato da Chef Rubio, per conoscerci e stare insieme. Ed è grazie a loro che oggi si respira più del solito un’aria familiare e ci si sente a proprio agio. Sembra di essere a Natale, quando decine di parenti ti invadono casa ricordandoti che la famiglia significa anche chiasso, confusione, risate scomposte e piccoli bisticci. Così ci sono bambini che mangiano imboccati, altri che fanno capricci, tanti che giocano; i grandi controllano che non si facciano male, gli fanno fare “vola vola” e gli fanno il solletico sulla pancia provocando in loro risate fragorose. Questo significa casa.

bambina casa italiaSi divertono, ridono di gusto, e la loro risata è contagiosa. Corrono su e giù per la pedana che conduce al piccolo palco della sala principale con una tale felicità che sembra stiano facendo il gioco più divertente al mondo. Non conoscono la noia, non conoscono l’avarizia né i vizi. Ti ricordano di apprezzare la bellezza racchiusa nelle piccole cose, ti insegnano a godere di quello che hai senza vivere rincorrendo una felicità che forse nemmeno è la tua. A dire grazie e non a chiedere, ad essere onesto e generoso. E tu non devi far altro che guardarli vivere, imparando da loro come farlo nel modo giusto.

Qualcuno ogni tanto non prende bene le misure e si scontra con un altro: così due piccoli visi restano per un attimo in silenzio per capire se si son fatti male abbastanza da poter piangere un po’ o se, al contrario, vale la pena rimandare e ricominciare a correre.

Lei è la prima che noto, ai miei occhi la più bella. Avrà forse un anno e mezzo, indossa un vestitino bianco e tra i suoi capelli spicca un piccolo fiore rosa. Ha lo sguardo curioso e attento, non sembra affatto possedere la timidezza di una bimba. Studia ciò che le sta intorno, tutte queste persone dalla carnagione chiara che le si avvicinano, la chiamano, la vogliono fotografare. Si atteggia da modella, si mette in posa, cambia il lato da esporre alle macchine fotografiche. Si mostra in tutta la sua perfezione, uno scricciolo che ha fretta di scoprire il mondo.

pancalli casa italiaNoto che il Presidente Pancalli è in mezzo ai bambini e sembra esser tornato piccolo anche lui. Li chiama a sé, ci gioca, li osserva. Con gli occhi lucidi, in una frazione di secondo si spoglia delle sue vesti formali per indossare semplicemente quelle di un uomo, di un padre, di un figlio. Nel suo sguardo leggo la speranza, la voglia di fare e di cambiare, la voglia di non arrendersi. Sorride, e ride tanto.

Mi guardo intorno e tutto mi è chiaro: sono a Casa.