“Elena nella cidade maravilhosa” – Giorno 4 – Roma 2024, un sogno infranto?

Roma 2024Sapore. Sapore di cose nuove, fresche, travolgenti, un sapore di quelli che non sei abituato a concederti tanto che a volte pensi di averlo dimenticato. Ma nell’attimo in cui sfiora il tuo palato tutto riaffiora, le papille gustative vibrano in un concerto di passione e tu rimani lì, in estasi, cavalcando l’onda. Maracuja, papaya, mango, cocco, guaranà. Oggi inizio la mia giornata così, gustandomi il sapore. 

“Vamos Agitar!”

Roma 2024 01Esco più tardi del solito dall’albergo, all’una passata. Ho trascorso la mattinata a scrivere, in effetti cinque ore di fuso orario si accusano ed ho come la sensazione di essere in una lotta senza fine contro il tempo. Mi sveglio la mattina presto ma in realtà è già tardi, perché per te che sei in Italia è già il primo pomeriggio. Corro, corro fino in Italia per poi tornare indietro, a Rio de Janeiro, ogni giorno. Ed è bellissimo.

Passiamo per il media centre dove improvvisiamo un pranzo a base di patatine di vario tipo e biscotti; non è proprio il massimo se si vuole aspirare ad un qualcosa che assomigli ad una forma fisica decente, ma va più che bene. Una carica rapida prima di ripartire, pronti per affrontare il primo giorno di gare.

Da fuori si vede un rettangolo enorme ricoperto da vari pannelli su cui sono disegnate tante onde dalle forme più diverse, di colore blu scuro. A primo impatto non riesco a capire come sia strutturato, non so cosa aspettarmi, mi lascio guidare da Michelangelo e Marco. Sono dietro di loro con lo zaino sulle spalle ed il computer a tracolla, cerco di tenere il passo mentre i miei occhi lottano per catturare quanti più particolari possibili, quei dettagli che potranno arricchire il mio racconto.
Sembra di essere in un sotterraneo, ai lati vedo una serie di porte che susseguono mentre i miei piedi percorrono un lungo corridoio di cui non riesco a scorgere la fine. Seguo il suono delle voci che provengono dagli spalti per capire la direzione da seguire, una porta si apre davanti a me ed un fascio di luce mi viene incontro.

Roma 2024 02La piscina è di colore azzurro chiaro, immensa, decorata di persone che la contornano. Sui quattro lati ci sono spalti e gradinate dove gli spettatori, armati di bandiere ed una grande voce, sbattono i piedi a terra a suon di musica. “Vamos Agitar!”, si legge sul megaschermo. E lo stadio risuona, rimbomba, riecheggia.
Appena seduta ritrovo un fotografo che avevo già visto alla cerimonia di apertura al Maracanã; d’altronde, come poter dimenticare una persona del genere? Ai piedi ha un paio di grossi sandali con lo stretch sopra i quali si ergono due polpacci imponenti e muscolosi che non posso fare a meno di notare. Al centro del suo viso ovale si trova un naso dalla forma allungata che, alle sue pendici, ospita due piccoli baffetti rigirati verso l’alto, stile D’Artagnan. Dal mento diparte una lunga e fine barbetta tenuta a bada da due perline arancioni che le fanno assumere la forma di un cono. Sulla sua testa poggia un cappello di paglia con un mollettina alla cui estremità danza una farfalla. Il suo computer è rosa. E le sue foto sono davvero belle. Sono seduta accanto ad una persona che sa quello che fa (dallo stile colorato e singolare). Sarei una stupida se non ne approfittassi per ammirare il suo lavoro.

Il primo gruppo di atleti è sui blocchi di partenza, la posizione tenuta, gli occhi fissi sulla meta. Su tutto lo stadio cala il silenzio, a parlare è solo la concentrazione. Via, partiti. Uno accanto all’altro, uno contro l’altro, spinti dall’agonismo e dalla voglia di fare bene. L’importante qui non è partecipare, è vincere. Un atleta senza le braccia è in testa, si muove come un delfino, leggero e composto. Percorre deciso la sua traiettoria sospesa nell’acqua, come se sapesse esattamente quando e come compiere i suoi movimenti.

Un sogno da rincorrere

Roma 2024 03Mi lascio l’odore di cloro alle spalle ora che le gare sono finite, la Conferenza Stampa su Roma 2024 ci aspetta a Casa Italia. Abbiamo un sogno da rincorrere.

Non penso di poter esprimere giudizi in merito ad una questione così delicata e sulla quale sicuramente non sono sufficientemente informata, nel senso globale del termine.
Ma posso pormi delle domande, lasciando che il tempo mi consegni delle risposte.

Sono mesi che si sente parlare della candidatura di Roma per le prossime Olimpiadi e Paralimpiadi di Roma 2024, un argomento caldo che vede contrapposte due parti: quella della Giunta comunale guidata da Virginia Raggi e, sul versante opposto, quella del Comitato Promotore il cui Vice Presidente è Luca PancalliPresidente del CIP. Così da un lato si sente dire che Roma non è pronta, che ha altre cose a cui pensare, tanti problemi da risolvere di ordine superiore che hanno la priorità su una Paralimpiade. Perché la storia insegna, e visti i precedenti per Roma potrebbe essere un duro colpo, a cui ora come ora non sarebbe in grado di rispondere.
Dall’altro c’è un sogno chiuso nel cassetto da tanti anni che non vede l’ora di saltar fuori e diventare realtà, c’è la voglia di rendere Roma una città davvero accessibile, cogliendo l’occasione unica che una Olimpiade rappresenta. Ci sono i sacrifici di anni, le speranze che non vogliono morire, la voglia di far bene e di dimostrare che se si crede davvero un sogno quello, alla fine, può realizzarsi.
C’è tutto questo e sicuramente c’è tanto altro, come del resto ci sono tanti dubbi, tanti interrogativi, tante insicurezze.
C’è chi, come gli atleti medagliati di Rio, scrive una lettera alla Sindaca chiedendole di gareggiare insieme per conquistare una speranza, quella di Roma 2024.
C’è chi parla di problemi di natura tecnica preoccupandosi di come la capitale possa riuscire, per tempo, a munirsi di strutture che rispettino gli standard richiesti; c’è chi ha paura che qualcuno possa cavalcare l’onda della disonestà e, come già accaduto in passato, si arricchisca a discapito degli altri, sporcando così i buoni propositi di tanti.

C’è poi chi, come me, semplicemente si chiede: cosa cambierebbe realmente per una persona disabile se Roma ospitasse le Olimpiadi? Cosa perderebbe invece se così non fosse? Questo sogno merita davvero di essere infranto?